7 Gennaio 2009
Un ponte tra welfare e sviluppo

San Patrignano è un esempio emblematico di impresa sociale all'avanguardia. Si è aggiudicata numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali

San Patrignano è una struttura complessa e racchiude la Fondazione San Patrignano ONLUS (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale), la ONLUS Comunità di San Patrignano e un Consorzio formato da tre cooperative sociali che sostengono le attività di laboratorio, artigianali e quelle nei settori dell'agricoltura, dell'allevamento ed altri. Il bilancio di esercizio è sottoposto alla revisione della PricewaterhouseCoopers mentre il bilancio sociale di San Patrignano rispetta il principio di responsabilità sociale illustrando non solo il rendiconto economico-finanziario ma anche l'impatto sociale prodotto dalle attività dell'impresa. I punti di forza di San Patrignano possono essere dunque facilmente individuati. Innanzitutto, la funzione di guida che il fondatore, Vincenzo Muccioli, e in seguito il figlio Andrea, hanno esercitato nella creazione di una visione condivisa di obiettivi, valori (dignità, onestà, responsabilità, solidarietà), stili operativi dell'impresa sociale. Allo stesso tempo, il ruolo forte della leadership è coniugato con un'organizzazione multistakeholder che poggia sulla centralità della persona e assegna un ruolo primario ai portatori di bisogni, cioè i ragazzi accolti. In armonia con questa logica che valorizza il potenziamento delle capacità dei ragazzi , il metodo di recupero è concepito come metodo educativo piuttosto che di cura e rivestono quindi un'importanza cruciale le motivazioni delle persone coinvolte (infatti non sono richiesti nè accettati contributi dai ragazzi accolti e dalle loro famiglie nè rette dallo Stato). Lo strumento per restituire dignità e autonomia alla persona è il lavoro, di conseguenza viene posta un'attenzione costante all'istruzionee alla formazione di competenze professionali che potranno poi essere spese sul mercato.

Le relazioni tra i diversi portatori di interesse e i vincoli fiduciari sono anch'essi parte integrante della mission della Comunità come mostra il coinvolgimento delle persone accolte in una vita di relazione responsabile, il legame stretto non solo con la comunità di appartenenza ma anche con un reticolo di istituzioni nazionali ed internazionali. Nel corso del tempo San Patrignano ha mostrato anche una forte capacità di innovare e di intercettare nuovi bisogni sociali. Ciò si concretizza, ad esempio, nella realizzazione di un asilo nido e scuola materna per bambini che provengono da esperienze di disagio sociale, nell'impegno in progetti di sostenibilità ambientale e nel progetto GoodFOOD, un'iniziativa di cooperazione internazionale che mette insieme le attività gastronomiche dell'impresa sociale italiana e l'attività delle cooperative di contadini colombiani che riconvertono le produzioni di coca in coltivazioni di cacao.

Va sottolineato che la reputazione, fondata sulla trasparenza e sull'efficacia dei servizi, è cruciale per San Patrignano poichè il centro opera seconda i principi dell'autonomia finanziaria e dell'autogestione: le risorse pubbliche incidono in modo marginale sul bilancio (15%) e sono destinate a specifici progetti, mentre il fabbisogno economico è garantito, in parti sostanzialmente uguali, dalla vendita di beni e servizi di alta qualità realizzati nei laboratori e nei settori in cui opera la Comunità e da donazionidi privati, aziende e fondazioni. Il bilancio sociale permette quindi di convalidare la coerenza della mission con le attività realizzate e rappresenta anche uno strumento di monitoraggio sull'efficacia del servizio poichè riporta le valutazioni di organismi esterni sui risultati conseguiti: ad esempio, emerge che oltre il 72% di coloro che hanno concluso il programma, a distanza di cinque anni dall'uscita, non utilizza più alcuna droga, contro un valore medio riconosciuto a livello internazionale del 20%. La realtà di San Patrignano indica quindi una best practice illuminante su ciò che può e deve essere un'impresa sociale.

Margherita Scarlato (Università degli Studi di Roma Tre) Studi Economici, n.3, 2008



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