Botticella di Novafeltria

I ragazzi sono impegnati nelle varie attività di formazione, quasi tutte legate alla natura: dagli allevamenti ovini e bovini alla produzione di formaggi, miele e candele

di Samuele Amadori

San Patrignano ha molte anime. Molte identità. Migliaia di sfaccettature, quanti i suoi ospiti. E insieme formano un disegno più grande e armonioso.

Botticella è una piccola comunità distaccata, a pochi chilometri da Novafeltria. Una Sanpa in scala, perduta nella neve d’inverno, nei profumi dei fiori di campo in primavera, nel sole caldo del Montefeltro d’estate e nella nebbia, appena arriva l’autunno. Un angolo in cui risiedono oltre cento ragazzi, un luogo dello spirito che già per conformazione sembra perfetto per ricercare la serenità.

Si capisce di essere vicini quando si incontra un’incredibile muro di foschia. O di neve, a seconda del periodo. Poi la strada che taglia le pietre di queste colline e svolta verso valle e ci si trova in un piccolo centro, che si è ritagliato il suo spazio fra il bosco e il pascolo, a pochi chilometri ma infinitamente lontano da Novafeltria. Una casa di pietra, come usa dove le temperature sono spesso rigide, e dove tutto è cominciato.

All’inizio qui c’era una colonia estiva per bambini, già dal 1984. Ma nel 1986 circa 30 persone si trasferirono qui, e in tre anni il numero levitò fino a 80. C’era bisogno di costruire tutto, e tutto è stato costruito.

Botticella vive il ritmo delle stagioni, e molte attività che si svolgono al suo interno sono originali. Non avvengono anche nella comunità ‘madre’. I ragazzi sono più di 100, suddivisi in oltre venti settori di formazione.

Molto significativo è l’allevamento delle pecore. Tra i 500 e i 600 capi, tutti di razza Sarda, alimentati sul pascolo d’estate e con fieno e mangimi naturali per il resto dell’anno. La mungitura viene effettuata da novembre a luglio, con la produzione di circa 60mila litri di latte annui. Obiettivo, il pecorino. Quello profumato e dalle sfumature gialle a maggio e giugno, quando le erbe e i fiori modificano le qualità organolettiche del latte.

L’ultima novità in fatto di allevamento degli ovini è rappresentato dall’impianto per la lattazione artificiale, ritrovato della tecnica che permette di guadagnare 40 giorni di mungiture dalle mamme pecore. Dopo due giorni di allattamento materno, gli agnellini vengono nutriti con latte in polvere diluito. Altri due giorni e si passa alla seconda fase, con l’allattamente realizzato tramite tettarelle che distribuiscono latte a temperatura ambiente.

I pecorini a luglio finiscono anche nella fossa. Nel senso che vengono ‘sotterrati’ a Cartoceto dall’affinatore Vittorio Beltrami. In pasto ai batteri per trasformarsi in formaggio di fossa, la prelibatezza più desiderata del territorio.

Il lavoro d’allevamento dà ottimi frutti, soprattutto perché rappresenta un validissimo aiuto nel percorso di recupero dei ragazzi che passano dalla comunità di Botticella. Molti si appassionano, imparano a conoscere gli animali, ad amarli. E capiscono il valore della vita.

Anche l’allevamento bovino ha raggiunto risultati straordinari, tanto da vincere due prestigiose mostre di settore a Ponte Presale (Arezzo). La ricerca dell’eccellenza, anche in questo ambito, è uno strumento di recupero formidabile. Qui ci sono mucche di razza Chianina, attualmente 33 capi. La linea genetica è eccezionale, grazie a validissimi capostipiti acquistati all’epoca da Vincenzo Muccioli.

La vita del bosco, del pascolo e della comunità sono concatenati strettamente. Un’immagine che sarebbe piaciuta a Thoreau. Tanto che uno dei progetti più ambiziosi di Botticella è la ‘Sorgente del gusto’. Un recupero di erbe, frutti, piante dimenticate capaci di ritornare alla vita e dare una testimonianza importante delle tradizioni del passato. Il rinverdimento delle biodiversità feretrane è affiancato dalla semplice raccolta dei frutti del sottobosco e del bosco, così come delle erbe officinali selvatiche. Tutto questo darà vita in un futuro prossimo a una serie di laboratori alimentari capaci di produrre piccoli quantitativi di prodotti ad alta qualità. Mieli, marmellate di mele, pere e kiwi e castagne in primis. Ma anche confetture di mora, sambuco, rosa canina, lampone. E pure le deliziose patate, i funghi, i tartufi.

Il miele è il punto di partenza. Anche perché viene lavorato già da un paio d’anni. Millefiori e acacia. E in via sperimentale castagno. Solo dal 2005 l’apicoltura è diventata un’attività sistematica, grazie anche alla collaborazione con l’artigiano Tiziano Rondinini, uno che di api se ne intende. Alcuni ragazzi si stanno appassionando, anche se per ora ci sono solo 400 chilogrammi di miele annui.

Ma le novità riguardano anche l’aspetto estetico e funzionale della comunità.

Botticella sta cambiando, il restyling è già iniziato ma entrerà nel vivo nei prossimi anni. C’è bisogno di più spazio. Ci saranno nuove casette, e il campo da calcio (ma anche di basket e volley), massimo luogo di ritrovo per la popolazione maschile, diventerà una struttura coperta, tutta legno e vetro. Poco impatto ambientale e sobrietà in risposta ad una necessità forte dei ragazzi. In questo ambito, fondamentale sarà anche l’intervento per la realizzazione del teatro: 250 posti a sedere in un edificio a sua volta a bassissimo impatto. Cinema, rappresentazioni teatrali e conferenze, fondamentali momenti si svago per le tante persone che vivono qua. E un angolo per la palestra e lo spinning.

Dunque Botticella avrà il suo villaggio, la sua area sportivo-ricreativa, la zona alimentare e quella zootecnica. Botticella deve cambiare perché le cose rimangano uguali. Gli antichi castagni che punteggiano la collina, la piscina, il parco con i daini e gli altri elementi caratteristici rimarranno lì a testimoniare il lavoro della comunità, lento e costante. Come i venti che hanno arrotondato queste rocce. Come le persone che hanno cambiato la loro vita faticando contro la natura aspra ma generosa. E si sono salvate.