Accoglienza via web

Ammettere di avere un figlio tossicodipendente. Nulla di più difficile per un genitore. Spesso le mamme e i papà fingono di non vedere, minimizzano il problema, dicono che in fondo il loro ragazzo fa uso di droga solo occasionalmente, come un po’ tutti i giovani. Ma quando sono costretti ad aprire gli occhi, non sanno a chi chiedere aiuto. E così si rivolgono a realtà che questo dramma lo conoscono da vicino, come San Patrignano. La comunità, da sempre, ha avuto una linea telefonica per il primo contatto con chi aveva bisogno di una mano tesa. Ora, allo stesso scopo, ha aperto un forum su wefree.it, il sito internet del suo progetto di prevenzione della droga. Uno spazio virtuale in cui i genitori e non solo, in maniera anonima o meno, possono trovare sostegno da parte di chi quella situazione l’ha già vissuta. Fra coloro che si incontrano nel forum, persone che vivono quotidianamente la comunità, ex ragazzi in percorso e loro parenti che, dopo un primo contatto virtuale, indirizzano chi chiede aiuto verso le associazioni per un sostegno più concreto.
La richiesta d’aiuto
Wsendy è il nickname di una delle prime madri che ha scelto il web per gridare il suo dolore. Sabato 7 marzo alle 20.15 si affaccia al forum per chiedere aiuto: “Non so da dove incominciare. Sono una delle tante mamme che dopo un anno riescono a dire «mio figlio si droga». Ha 24 anni e oggi finalmente ha ammesso che ne fa uso. Dice che vuole disintossicarsi con l’aiuto del Sert, potrà mai farcela? So bene che non potrà riuscirci e allora cosa fare? Mio marito ed io siamo impauriti, spaventati. Tutto questo è più grande di noi. Non vuole sentire parlare di comunità, ma sappiamo bene che per lui è l’unica strada. Per favore aiutateci. Se non ci sarà una svolta immediata andrà a finire molto male. Per adesso vi saluto e vi ringrazio”.
Nel giro di una sola giornata, ben cinque utenti le rispondono e il primo è Enrico: “Visto che dopo un anno riesci a dire «mio figlio si droga» adesso devi imparare ad essere consapevole di avere un figlio tossicodipendente nel fiore della vita. Ti ha chiesto aiuto e tu e tuo marito dovete fare corpo unico. Potete fare tanto e non dovete mai mollare”. Per capire quanto sia importante per Wsendy questo sostegno, è sufficiente leggere il suo secondo post, appena due giorni dopo: “Dire grazie a tutti voi per la forza che mi date, è dire niente”.
Nei giorni seguenti grazie al forum, Wsendy viene a conoscenza delle associazioni collegate alla comunità e degli spettacoli della campagna di prevenzione, appuntamenti in cui trascina il figlio senza però ottenere subito i risultati sperati. Non passa settimana però che non si affacci al sito per raccontare come sta andando e come si comporta il suo ragazzo. Ormai nel forum ha trovato una famiglia che le chiede continuamente conto dei miglioramenti e lei non si sottrae, traendo forza e coraggio dai nuovi parenti virtuali. Questo sostegno diventa ancor più decisivo quando suo figlio, l’11 aprile, decide di abbandonare casa per vivere in strada. In un momento tanto difficile, nessun pietismo, ma consigli fermi e decisi dai vari amici di web, come Tiziana: “Se lui dovesse ripresentarsi da voi, è a quel punto che dovete fare in modo che lui capisca che da solo non ce la può fare”. O ancora Lello: “Non si risale se non si tocca il fondo. Vivere come un barbone potrà fargli scoccare la scintilla dell’autostima e accettare la comunità”.
E’ anche grazie a queste parole che Wsendy riesce a resistere alla situazione, finché il 4 giugno scrive speranzosa: “Adesso mio figlio è a casa, fa il bravo, aspettiamo l’ingresso in comunità. La paura che lui possa cambiare idea è sempre con noi”. Nonostante i timori, il 3 agosto suo figlio entra in comunità. La madre riesce a raccontarlo solo il 12 agosto: “6 mattina ore 10.15, arriviamo nel piazzale di Sanpa. Pochi minuti e siamo già seduti in teatro. Sono lontana pochi metri da mio figlio, troppo lontana per poterlo toccare e abbracciare. Non smetto mai di guardarlo, non riesco a farne a meno, vengo ripresa molto amorevolmente, ma continuo lo stesso, la mia vita è lì, poco lontana da me. Dopo i discorsi di Muccioli, mio figlio ci chiama tutti e tre. La destinazione è Trento, ci saluta, ci abbraccia e la sua nuova vita inizia. Avrei voluto dirgli: «mamma e papà sono orgogliosi di essere i genitori di un figlio che ha avuto la forza di tornare indietro, senza avere cedimenti, siamo orgogliosi di un figlio che ha deciso di volare alto, consapevole di tutti i sacrifici che dovrà fare». Avrei voluto dirgli «tieni duro, ci fidiamo di te, c’è la farai». Avrei voluto dirgli «buon percorso, piccola peste, i tuoi genitori non torneranno indietro mai più, adesso si va solo in avanti». Non sono riuscita a dirgli niente di tutto questo, forse è giusto così, ogni cosa a suo tempo”. E oggi Wsendy continua ad essere presente sul forum, questa volta mettendosi a disposizione di chi ne ha bisogno.
MATTEO DIOTALEVI