Al civico 14

La strada me l’aspettavo più grande, invece mi ritrovo in una viuzza del Centro di Rimini dove non ero mai passata. Sono in ritardo, tanto per cambiare. Alfonso mi sta aspettando. Ci tiene tanto che veda come procedono i lavori, è un pezzo che mi dice di fare un salto. Cammino veloce per recuperare tempo e proprio mentre mi fermo al civico 14, mi squilla il cellulare.

E’ Alfonso, un contrattempo. Tarda 10 minuti. Meno male. Mentre lo aspetto mi guardo intorno e faccio qualche passo. Entro nel cortile e mi affaccio su un giardinetto. Una casupola di legno, un albero che regala molta ombra e tra le sbarre del recinto, una rosa si protende verso di me. “Quella, l’ha piantata Vincenzo, quando era bambino”. La voce viene dall’alto, ma non è un miraggio. Alzo lo sguardo. Una signora distinta e anziana mi sorride. “Venga, venga su, signorina”. Mi guardo intorno, non so che fare, saluto con un cenno del capo ma non so che dire. Ma chi è?

Alfonso nel frattempo è arrivato alle mie spalle. Lo guardo con occhi interrogativi e lui mi fa cenno di avvicinarmi, sussurrandomi all’orecchio, “Vai, tranquilla. Io ti aspetto qui. Lei è la zia di Vincenzo. Questa è la casa dove è nato”.
Improvvisamente l’odore di quella rosa, l’aria fresca di questo inizio autunno e il tepore del sole mi sono sembrati terribilmente intensi. Non lo sapevo. Non sapevo che questa fosse la sua casa, la casa di Vincenzo Muccioli, dell’uomo che anche da scomparso, è riuscito a incrociare la mia vita e a renderla migliore.

Apro il cancelletto, attraverso il cortile ed entro nell’ atrio. Ho la sensazione di essere nell’anticamera di una grande storia. Mi fermo un attimo prima di salire le scale e tiro un respiro profondo. Sono emozionata, anzi commossa. Ad ogni gradino mi scende una lacrima. Perché in quella casa oltre a Vincenzo, in fondo sono nata anche io. E cone me, molti, molti altri.
Arrivo sul pianerottolo, l’anziana e distinta zia mi aspetta sull’uscio. “Posso offrirti un tè? Così intanto, se hai un po’ di tempo, mentre l’acqua bolle, ti faccio vedere le foto di Vincenzo quando era bambino. Ti va?”.
Volentieri. Grazie, rispondo, grazie infinite.

Alfonso mi aspetta al piano di sotto. Entro. Intanto, in mio onore, ha spalancato tutte le finestre per mandare via un po’ l’odore di vernice. Hanno finito di imbiancare proprio ieri, un colore diverso per ogni ambiente. In terra qualche goccia fuggita dalla pennellessa e ancora i fogli di giornale per proteggere il pavimento. Dagli scuri spalancati, oltre l’aria, entra anche una bellissima luce. Oggi, è proprio una bella giornata.
Anche questo appartamento lo è, e anche se al momento agli occhi di tanti, potrebbe sembrare solo un armonioso patchworh di colori e arredi, questo luogo è destinato a diventare speciale. La nuova sede ANGLAD di Rimini, l’ associazione nazionale genitori lotta alla droga, di cui Alfonso insieme ad Alessandro ed Emiliana, ne saranno ‘custodi’, avrà vita proprio qui, al civico 14.
Perché è vero, io, Alfonso, Emi ed Ale, ce l’abbiamo fatta. Ma la droga non bisogna smetterla di combatterla, mai.