Alcool a dosi

Vietato girare con bottiglie di vetro o lattine in mano la sera? Ecco presto la risposta: l’alcol si vende in bustine. Bustine di plastica morbida monoporzione. Colorate, come quelle degli energy drink che andavano un po’ di anni fa. E ce n’è per tutti i gusti: vodka, rum, gin, tequila.
Del resto non importa tanto il contenitore, né che il cocktail al suo interno sia buono o meno. L’importante è bere. L’importante è andare fuori.

E il cicchetto è sempre a portata di mano, facile da nascondere sotto la giacca, igenico, pulito, si beve con una cannuccia. Perfetto per ogni luogo: auto, piazza, discoteca.
Adesso non si alza più il gomito per i troppi brindisi tra amici. Si beve soli, ognuno la propria bustina: l’alcol si trasforma in dosi da mandar giù tutto d’un fiato. L’alcol in eccesso è sempre stato una droga, ma mai questa definizione è stata più calzante di adesso.

Anche Piergiorgio Zuccaro, che dirige l’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto superiore di sanità, nella sua intervista al Messaggero, parla delle bustine come delle le degne sorelle delle polveri e delle pillole che girano alle feste, nei locali e nelle piazze tra le mani degli adolescenti.
E intanto, il disagio sociale, dilaga.