Alessandro D’Avenia: “L’essenziale è visibile agli occhi”

“Scusate se faccio un po’ il professorino” ha esordito tra le risate degli studenti in platea durante il forum con le scuole. E cita una poesia spiegando che la grandezza dei poeti è quella di mettere insieme le cose impossibili, “la creatura nuova che tu eri”, dice l’ultimo verso che lui recita ispirato dalle storie dei “Ragazzi permale”, il format di prevenzione realizzato dai ragazzi di San Patrignano a cui ha assistito durante la mattina. Apparirebbe come una contraddizione di termini, “la creatura nuova che tu eri”. Invece la poesia è capace di restituire un’immagine comune, scovandola nelle vite di tutti noi. “E’ singolare come ci portiamo dentro quel bambino che poi perdiamo da qualche parte – riflette D’Avenia – ma oggi grazie alle storie di Lando e Marco, seppure più tortuose della mia, ho ritrovato il bambino che ero”. Riappropriarsi dei propri sogni, guardarsi dentro dopo anni di alienazione, riscoprire le stesse difficoltà che si credeva di aver sotterrato attraverso la droga. “E’ normale sentirsi a disagio – dice Marco al pubblico di We Free – l’importante è conoscersi e accettarsi”. “Sono stato molto colpito dalla fragilità di Marco – gli fa eco lo scrittore tra gli applausi degli studenti – la nostra felicità passa di qui: ci dobbiamo poter permettere il lusso di essere normali”. Solo non distogliendo lo sguardo, solo continuando a guardare anche le crepe e ciò che non ci piace, si arriva alla radice del principio educativo secondo D’Avenia, “l’essenziale è visibile agli occhi, quando un ragazzo riceve il nostro sguardo, allora comincia a salvarsi”.