Andiamo, sono pronto!

17 Novembre 2008
Toc toc…silenzio…toc, toc…ancora silenzio
“Dario apri dai, è mezz’ora che sei dentro!”
Nel bagno un corpo disteso, una siringa conficcata nel braccio.
Fuori dalla porta un bambino, Nicola, 12 anni. Sa bene che non deve disturbare il fratello quand’è in bagno. Gliel’ha detto mille volte urlandogli contro e minacciandolo. Ma Nicola non ce la fa più, se la fa sotto. Esce fuori e fa il giro della casa. Il bagno è al primo piano. Vede la finestra socchiusa, si fa coraggio e la apre.
Dario questa volta non urla.

24 Dicembre 2008
Capolinea. Fine della corsa. Ultima sosta prima del traguardo: autogrill di Bologna. Dario e Nicola sono seduti sul marciapiede. Non scambiano una parola. Il silenzio è interrotto solo dallo sfrecciare veloce delle auto. Evitano d’incrociare anche solo gli sguardi. Il ricordo è troppo fresco, troppo vivo, troppo doloroso. Dario dopo l’ospedale ha deciso. Non poteva più andare avanti così. Fra qualche ora sarà davanti ai cancelli di San Patrignano. Si piazzerà lì davanti e aspetterà per entrare. Poco più in là ci sono i loro genitori e le sorelle. Parlottano mangiando un cornetto, sembrano di buon umore. Sono contenti della decisione di Dario. Dopo dieci lunghi anni di tossicodipendenza non gli par vero.

Solo Nicola sembra ancora preoccupato. E’ teso, serio, troppo serio per essere un ragazzino di dodici anni. Nella sua testa s’aggira un’ombra, quasi un fosco presagio. E’ quell’ombra che lo porta a girarsi di scatto verso Dario…ma…Dario non c’è. Sul marciapiede solo un mozzicone ancora acceso. Nicola è fuori di sé, la rabbia lo prende per la gola. Si rizza in piedi e comincia a correre disperato, ma sa bene dove andare, sa perfettamente dove trovare Dario.

Dario è lì nel bagno dell’autogrill. Ha gli occhi ribaltati, la sostanza sta risalendo rapidamente la corrente. La mente vola, varca confini, raggiunge terre inesplorate. Infine si posa sull’isola dei ricordi, eredità di un passato doloroso…
La periferia livornese, la classe operaia dalla quale proviene la sua famiglia. Quella classe operaia che ogni tanto va in paradiso grazie ai sogni. Dario il suo sogno ce l’aveva: la musica, strumento prediletto, il basso. Ma come cantava qualcuno ”la musica è cattiva, è una fossa di serpenti e per uno che ci arriva quanti sono i fallimenti…”. E così ecco affiorare la paura di essere solo uno fra i tanti, nulla più. Ha sempre temuto di diventare come suo padre: un lavoro tranquillo e una bella famiglia. Tranquillità che per Dario fa rima con mediocrità.
L’eroina è una bella scusa oltre che un ottimo rimedio. Se il successo non arriva si può continuare ad atteggiarsi da rockstar maledetta vivendo in bilico tra qualche concerto sbiascicato e la droga, tanta, tanta droga. Ecco cosa è stata la vita di Dario. Alla faccia di chi dice che i sogni si realizzano, basta crederci…

“TOC,TOC;TOC…APRI DARIO, APRI STA PORTA”

Un rumore lontano, ovattato. Dario non riesce a distinguere bene cosa sia né da dove provenga, ma intuisce che si tratta di un grido.

“TI PREGO DARIO APRI LA PORTA..- ti prego…ti prego” il grido di Nicola si spegne tra i singhiozzi…

La porta si apre. “Quante volte ti ho detto che mi devi lasciare in pace quando sono in bagno”. Dario guarda Nicola con aria severa. Poi il volto si distende e si scioglie in un sorriso. Nicola si asciuga le lacrime e si lancia in un abbraccio.
“Andiamo Nicolino, sono pronto…”