Andrea Muccioli apre i lavori del 7° meeting Rainbow

Panoramica Sanpa
Nel messaggio di apertura della settima edizione del meeting Rainbow – International Association Against Drugs, Andrea Muccioli ha ringraziato il vicesegretario generale dell’ONU, Pino Arlacchi, che dirige da Vienna l’agenzia per il controllo degli stupefacenti e del crimine organizzato delle Nazioni Unite, Klaus Fuchs (che ci ha fatto pervenire un messaggio), direttore del “Gruppo Pompidou” al Consiglio d’Europa, il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri Italiano, Gianfranco Fini, che rappresenta in questa sessione di apertura il Governo del nostro Paese, l’onorevole Maria Pia Garavaglia, Presidente della Croce Rossa Italiana, il Presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, Georgi Zazulin, Direttore dell’Associazione Internazionale “Città Europee contro la Droga” e tutte le Istituzioni dell’Italia e del mondo che hanno creduto e sostenuto concretamente la filosofia e gli obiettivi di questo convegno.

Nel messaggio di apertura della settima edizione del meeting Rainbow – International Association Against Drugs, Andrea Muccioli ha ringraziato il vicesegretario generale dell’ONU, Pino Arlacchi, che dirige da Vienna l’agenzia per il controllo degli stupefacenti e del crimine organizzato delle Nazioni Unite, Klaus Fuchs (che ci ha fatto pervenire un messaggio), direttore del “Gruppo Pompidou” al Consiglio d’Europa, il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri Italiano, Gianfranco Fini, che rappresenta in questa sessione di apertura il Governo del nostro Paese, l’onorevole Maria Pia Garavaglia, Presidente della Croce Rossa Italiana, il Presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, Georgi Zazulin, Direttore dell’Associazione Internazionale “Città Europee contro la Droga” e tutte le Istituzioni dell’Italia e del mondo che hanno creduto e sostenuto concretamente la filosofia e gli obiettivi di questo convegno. Ha ringraziato anche le aziende – l’Uliveto in primo luogo – la BNL, l’AGIP Petroli, le Generali e la Telecom, che anche quest´anno, il settimo in cui si svolge questo convegno, hanno avuto fiducia e hanno permesso di portare a San Patrignano centinaia di volontari da tutto il mondo. Ringrazia in particolare le associazioni, le comunità, le Istituzioni non profit che hanno aderito a “RAINBOW”. Sono più di 250, sono venute da vari continenti, dall’Europa, dagli Stati Uniti, dal Sudamerica, dal sudest asiatico, dall’Asia Centrale (Pakistan e Tagikistan), nonostante l’estrema tragicità del momento che stiamo attraversando. “Siamo qui per dire che il malessere e il disagio che portano alla droga nei nostri paesi è sempre più diffuso, come è sempre più diffusa la confusione che tende a ingenerare nei giovani la falsa idea che sia possibile convivere con queste sostanze. Cito alcuni dati: 8 milioni di eroinomani, 11 milioni di cocainomani e 30 di anfetamine nel mondo, secondo i dati delle Nazioni Unite. 45 milioni di assuntori di cannabis in Europa, di cui il 25% ha meno di 16 anni e ben il 40 appena 18. Ad esempio, le persone che sono entrate qui a San Patrignano negli ultimi 5 anni, nel 77% dei casi, avevano iniziato a drogarsi fra i 10 e i 17 anni, l’82 con le cosiddette droghe leggere. L’età scende drammaticamente. Questo scenario, soprattutto in Europa, è il frutto di anni di politica dissennata da parte di alcuni Paesi che hanno scelto di incamminarsi sulla strada della convivenza con le sostanze. Penso alla Spagna e alla Germania, che hanno aperto sale da buco, alla Svizzera che considera la distribuzione di eroina una cura, all’Olanda che ha portato alle estreme conseguenze la “riduzione del danno”, legalizzando le cosiddette droghe leggere e tollerando di fatto quelle pesanti. Anche all’Italia e ai suoi 8 anni di politica ambigua. La finta terza via tra legalizzazione e recupero. Tutto questo, per noi che ci occupiamo concretamente delle persone e delle famiglie, è inaccettabile. Sono convinto, siamo convinti, che l’unico obiettivo di una seria politica sulla droga sia il recupero pieno e totale e il reinserimento della persona nella società. Se l’obiettivo è questo, se cioè uno Stato, degli Stati, si pongono il problema di ridurre la domanda di droga e di prevedere programmi di recupero e di reinserimento per le persone che ne fanno uso, allora il primo passo da fare è puntare una seria, apolitica, indipendente ricerca scientifica, che valuti l’efficacia delle strutture in base ai risultati che esse ottengono. In Europa queste ricerche sono rarissime, le poche che esistono provengono dagli Stati Uniti e sostengono che i migliori risultati sono ottenuti da programmi educativi a lungo termine, residenziali e drug–free. Non si tratta di dividere le metodologie in “buone” e “cattive”, ma di investire risorse nei migliori trattamenti, evitando finanziamenti a pioggia come è stato fatto in questi anni, e aiutando le meno buone a migliorarsi. E’ il momento della chiarezza e della concretezza. Basta con chi si nasconde dietro “tutto e il contrario di tutto” per sostenere che va tutto bene. E, allora, molto concretamente, bisogna dire che mancano coordinamento e concertazione sia a livello internazionale (Stati Uniti e Europa) sia all’interno dei singoli paesi. In questo senso la situazione in Italia è scandalosa. La tossicodipendenza è una materia vastissima che coinvolge tantissimi aspetti e varie responsabilità. Dal problema del carcere alla prevenzione, dalla sanità agli aspetti psichiatrici al “Law enforcement” che spetta al Ministero degli Interni. Non c’è mai stata un’azione coordinata. Noi auspichiamo che nasca un Dipartimento centrale con il compito di coordinare e applicare, con la dovuta autonomia, le scelte e le decisioni prese dal Governo. Un altro aspetto che riguarda più eminentemente il nostro Paese è quello di una reale pari dignità tra strutture pubbliche e privato sociale. Una parità reale e non finta come quella contrabbandata in questi anni (vedi certificato di tossicodipendenza). Dunque, attenzione e focalizzazione ai problemi concreti, per risolvere i quali le comunità italiane e quelle straniere, che da anni operano sui fatti e non sulle parole, hanno trovato risposte efficaci e soluzioni da cui prendere esempio. Per esempio, riguardo al carcere, dove un terzo dei detenuti è tossicodipendente. Bisogna costruire strutture e percorsi alternativi per chi vuole ricostruirsi una vita. Le doppie diagnosi, un problema provocato il più delle volte dal parcheggio dei tossicodipendenti nei Ser.T. per anni. Rispetto a questo tipo di problemi, lo diciamo da anni, è fondamentale realizzare delle strutture che integrino la missione educativa e l’umanità dei percorsi con l’uso dei farmaci, laddove necessario è il ruolo contenitivo. Attualmente sono gli stessi operatori dei centri di igiene a parlare di trattamento lenitivo che serve a poco. Ma tutti questi problemi sono secondari rispetto al nuovo significato che deve avere la prevenzione e agli strumenti educativi da dare ai giovani.” Oggi il consumo di droghe è più alto perché c’è un malessere diffuso nella scuola, nella famiglia, nella società. Il nostro per aiutarle concretamente è favorire l’incontro tra adulti e giovani. Penso a dei centri in cui i ragazzi, spesso abbandonati a se stessi, possano conoscere e appassionarsi a tante attività con l’aiuto di educatori e di adulti. Una iniziativa parallela alla scuola con costi contenuti perché basata sul volontariato, ma che potrà rappresentare un importante occasione di scambio tra due mondi, quello adulto e quello giovanile, sempre più separati.