Anglad di Rimini: genitori aiutateci ad aiutarli

L’esperienza ultraventennale dell’associazione antidroga, che punta sul rapporto con le famiglie per motivare i ragazzi ad uscire dalla tossicodipendenza

“D’inverno la ‘macchina’ Rimini si spegne e i ragazzi non sanno più che fare. Poi in estate si riaccende e i giovani vengono investiti all’improvviso”, racconta Alessandro Mauro, responsabile dell’associazione Anglad (associazione nazionale genitori lotta alla droga). E’ questa la situazione che vivono i teenager nel capoluogo romagnolo e nella sua provincia. Un territorio che ogni estate viene travolto dall’euforia dei vacanzieri e di tutti coloro che vogliono ‘staccare’ dal lavoro e che ogni inverno ripiomba nella monotonia delle poche occasioni di svago. In entrambi i casi, la droga è una presenza diffusa e costante: d’inverno per movimentare le lunghe serate con gli amici, d’estate per non tirarsi fuori da quel clima di esaltazione collettiva tipico della riviera. Se qualcuno chiede ai ragazzi il perché di questo stile di vita imperniato sullo sballo, la risposta è sempre la stessa: “Tanto posso smettere quando voglio”, “Non è una canna che mi rende drogato”, “Non sono dipendente”. Poi, un bel giorno, eccoli bussare alla porta dell’Anglad chiedendo aiuto.
Nell’associazione riminese svolgono la loro attività, insieme ad Alessandro, Emiliana Baldessari e Alfonso Annunziata.

“E’ da 25 anni che questa struttura opera nel campo del recupero dei tossicodipendenti, ma nell’ultimo periodo abbiamo cercato di darci una organizzazione nuova, affrontando il problema droga in modo più completo. Oggi cerchiamo di coinvolgere sempre più le famiglie”. Il primo passo è intercettare il bisogno del ragazzo: “E’ ovvio che prima di tutto ci preoccupiamo di agganciarlo”, prosegue l’operatore, “ma poi è necessario che i genitori, laddove esiste una famiglia, si assumano le loro responsabilità. Non vogliamo dar loro le colpe degli errori dei figli, ma capire insieme che cosa non ha funzionato.

Spesso padri e madri si dicono: “Ci siamo comportati allo stesso modo con i nostri figli e solo uno ha iniziato a drogarsi. Quindi non siamo stati noi a sbagliarci. E’ un discorso pericoloso quello di non voler vedere e chiamarsi fuori: ogni ragazzo è un caso a sé e può reagire in modo differente agli stessi stimoli. “I genitori possono fare molto, ma a patto che cerchino di capire a fondo fragilità e problemi del loro figlio e procedano nella nostra stessa direzione, aiutandoci ad aiutarlo”, spiega Emiliana. L’Anglad collabora da sempre con la Comunità di San Patrignano, di cui è il principale punto di riferimento in città. “Da noi i ragazzi arrivano quando il problema è scoppiato in tutta la sua gravità. Ormai le prime canne le fumano da giovanissimi e presto arrivano a provare le sostanze più pesanti. Ecstasy e cocaina sono considerate una moda ed è davvero difficile affrontare un problema aggravato dalle tante discoteche che esistono in zona”. Colpisce molto l’età del primo approccio: “Non è raro avere a che fare con ragazzi di soli 15-16 anni. Le famiglie si accorgono sempre troppo tardi della tossicodipendenza del figlio e vengono da noi disperate”. Inizia così un difficile percorso di consapevolezza che coinvolge genitori e figli e che sfocia, se il lavoro è stato fatto bene, nell’ingresso in comunità.

All’interno dell’associazione, in Via Isotta 14, sarà aperta nei prossimi mesi anche la sede di “Intorno a 2you”, sportello di ascolto sui problemi della droga dedicato ai ragazzi delle scuole che frequentano il centro riminese: “Se ne occuperà in particolare Alfonso”, precisa Alessandro, “il nostro obiettivo è dare risposte concrete e opportunità di cambiare a studenti che stanno cominciando oggi a usare sostanze”. La strada è intervenire subito: non è mai troppo presto per dire no alla droga.

Matteo Diotalevi

Disagio di famiglia
Nelle parole la difficile accettazione di avere un figlio drogato. Negli occhi la certezza di poter superare questo grosso ostacolo. E’ uno dei genitori dell’Anglad di Rimini che da due anni ha il figlio nella comunità di San Patrignano.

Tutti i lunedì si incontra nella sede dell’associazione con i responsabili e gli altri genitori che vivono lo stesso problema. “E’ stato difficilissimo riconoscere di avere un figlio drogato. Il problema della tossicodipendenza ti investe con la stessa violenza di un tram”. Quale l’utilità degli incontri? “Senza questi sarebbe come precipitare in un tubo di acciaio che non offre appigli. Essere aiutati da chi il problema droga lo conosce è la cosa migliore. E’ necessario capire che non dobbiamo combattere tanto la droga, ma il disagio che cova dietro ad essa. Poi ci si interroga sulle nostre responsabilità di genitori. E’ importante però soprattutto guardare avanti, costruendo le condizioni per affrontare al meglio il futuro, quando i nostri figli usciranno dalla comunità”. E non è sempre facile per un genitore accettare l’entrata del figlio in comunità: “All’inizio mi sembrò una sconfitta non riuscire a risolvere da solo il problema di mio figlio. Poi però ho capito che grazie alla comunità per lui c’era una reale possibilità di riscatto”. (M.D.)