Azzurra

Il mio percorso è stato drastico: alcool-eroina-psicofarmaci. Non ho cominciato dalle canne per il semplice motivo che, pur avendo provato, sul mio fisico quella sostanza non aveva quel riscontro così piacevole di cui mi parlavano. E’ stato un caso, perché la mia ricerca dello sballo era già cominciata da un pezzo. Non avrò, quindi, una grande esperienza di canne, ma di certo so come sta un qualsiasi giovane che le fuma. Una persona con dei valori, degli interessi, delle responsabilità, degli obiettivi, non si sveglia una mattina con il desiderio di farsi una canna. Se sente questa esigenza o cede alla curiosità insinuatagli da altre persone, vuol dire che di fondo c’è qualcosa che non va. È cominciata una silenziosa e inconsapevole fuga. Fuga dai problemi, fuga dalle regole, fuga dalla famiglia, fuga da se stessi. Lo spinello è il misero tentativo di risolvere un problema. E laddove esiste l’esigenza di rifugiarsi in una dimensione non reale, fatta di benessere artificiale, allora esiste un disagio reale. Qualcuno ha la forza di smettere, di guardare in faccia quel disagio, affrontarlo e crescere. Qualcun altro quella forza non ce l’ha. Un giorno la canna non basta più per tappare quei vuoti e hai bisogno di altro. Ecco perché si arriva passo dopo passo ad altri tipi di droghe. Detto questo mi chiedo come sia possibile prendere in esame la questione delle droghe cosiddette “leggere” (anche se non condivido la distinzione), senza considerare minimamente il problema che sta a monte: il disagio giovanile, un’intera generazione allo sbando, senza valori, senza punti di riferimento, senza speranze sul futuro, senza fiducia nelle istituzioni.