Baglioni: notte di note contro la droga

Panoramica Sanpa

di Giuseppe Mazzei

(da “L”Arena” – 12 Novembre 2002)
Claudio Baglioni c’è. La sua è una voce contro la droga. Il «mostro sacro» della canzone leggera italiana, è dagli anni ’70 che calca la scena musicale, ieri sera alle 20.30 ha riempito, incantato e fatto riflettere il Palasport in una notte di note contro la droga. Il cantautore, infatti, è il paladino, anzi il «valletto gregario» come ama definirsi, della campagna nazionale di educazione e prevenzione contro l’uso di droghe «O ci sei o ti fai. Io voglio esserci».

Un concerto, gratuito e ad inviti, con un messaggio all’interno da portare avanti senza tentennamenti: non abbassare la guardia contro la droga e parlare con i giovani. Un evento che è stato possibile realizzare grazie a 11 grandi realtà del privato sociale che hanno dato il «la» alla serata facendo salire sul palco i ragazzi ex tossicodipendenti che stanno dando una mano ad altri ragazzi meno fortunati di loro : San Patrignano, C si , Aicat, Acli, associazione Meeting di Rimini, associazione Droga Che Fare, comunità Casa dei Giovani, associazione Papa Giovanni XXIII, comunità In Dialogo, comunità Mondo Nuovo, Lega Antidroga Pescara.

Un viaggio musicale, quello di Baglioni, tra coscienza e sensibilità per ricordare a tutti che fin quando ci saranno un indice puntato, una mano alzata e una porta che chiude fuori l’«altro» resteremo tutti più poveri. «Aiutare gli altri è dare anche un po’ di noi», ha detto il cantautore.
Un clima insolito per il nostro palasport stipato fino all’inverosimile in ogni ordine di posti. Sono stati distribuiti oltre seimila biglietti gratis. Applausi a valanga, platea e gradinate affollate da ragazzine e non solo, chiassose ma composte. Parterre di Vip delle grandi occasioni: politici di sinistra e destra per una sera uniti contro la droga: dal presidente della Provincia al sindaco al prefetto e a vari assessori di entrambe le amministrazioni. E una marea di mamme, papà, ragazzine e fidanzati «accoccolati…» (come canta il nostro).

Baglioni, pantalone nero e camicia bianca d’ordinanza, è salito sul palco alle 21,20 dando subito fiato alle trombe come avrebbe detto Mike Bongiorno. Con lui sul palco Paolo Gianolo alle chitarre, Paolo Costa al basso e Lele Melotti alla batteria.
Con Io sono qui è iniziata una lunga notte di note, d’amore e di vita. Più di venti canzoni, con i soliti grandi successi del passato, per un «concerto insolito» come lo ha definito lo stesso artista. «Io sono qui, noi siamo qui per andare oltre e uscire da questi giorni in bianco e nero, da questo mondo drogato nelle emozioni, nella falsa realtà e nella democrazia che non c’è sempre», e via con la musica.

Scatenato, ha saltellato dal pianoforte alle tastiere passando per la chitarra e snocciolando i suoi successi quasi senza respirare e lasciando senza fiato il pubblico che gli faceva da coro. Poster , Quante volte , Avrai (canzone dedicata al figlio), Uomini persi , Noi no (quasi un inno alla campagna contro la droga). Ancora: Un nuovo giorno e un medley strappaapplausi con Amore bello , E tu , Sabato pomeriggio e E tu come stai? che hanno preparato la platea al botto finale di Questo piccolo grande amore . Il Palasport è esploso: tutti a cantare quasi fossero un corpo e un’anima.

«Grazie a tutti», ha detto prima di congedarsi. «Quando mi hanno invitato per questa campagna nazionale di informazione contro la droga ero scettico. Volevo scrivere canzoni, ma oggi sono fiero di esserci in questo progetto che ha ancora tanta strada da fare». Buon viaggio Claudio.

Un “gregario” di lusso

«O ci sei o ti fai. Io voglio esserci» è la campagna contro la droga, patrocinata dalla presidenza del Consiglio dei ministri, che ha portato al Palaolimpia Claudio Baglioni. E nel pomeriggio il cantautore romano, insieme ad Andrea Muccioli, direttore di San Patrignano, la comunità fondata dal padre Vincenzo, ne ha spiegato gli obiettivi. Baglioni e Muccioli hanno infatti incontrato i giornalisti al palazzetto dello sport.

«Unire il messaggio contro gli stupefacenti alla bellezza delle parole e della musica di un punto di riferimento della musica italiana, è questo che vogliamo», ha detto Muccioli. «Nella speranza che i ragazzi capiscano la nostra volontà di arrivare più ai loro cuori che ai loro orecchi».
Accanto al direttore di San Patrignano e a Claudio Baglioni c’erano il sindaco Paolo Zanotto, il presidente della Provincia Aleardo Merlin e il vicepresidente Antonio Pastorello, oltre all’assessore all’istruzione Adimaro Moretti degli Adimari.

L’evento al Palasport è stato infatti reso possibile dal sostegno di Comune e Provincia, oltre che della Società Autostrade Brescia–Padova, e dalla collaborazione de L’Arena . Mentre alla campagna contro la droga, che partirà a breve nelle scuole medie e superiori, parteciperà anche l’Ulss 20.
«Abbiamo organizzato tre concerti, uno al Nord, uno al Centro e uno al Sud (due dei quali con Baglioni, ndr) », ha spiegato Muccioli, ricordando che quello di Verona è il primo. «La particolarità di questo progetto sta anche nel fatto che è la prima volta in Italia, e probabilmente in Europa, che una campagna contro la droga viene realizzata con l’apporto di undici associazioni e comunità di recupero. Nelle scuole interverranno diversi ragazzi che testimonieranno senza moralismi la loro esperienza diretta nel mondo della droga e il modo in cui sono riusciti ad uscirne».

Una modalità di incontro con le classi innovativa, che finora ha dato risultati sorprendenti.
«Quando andiamo nelle scuole accade spesso che alcuni studenti confessino per la prima volta ai nostri ragazzi le loro esperienze di droga», ha affermato Muccioli, sottolineando che il problema principale degli adolescenti è la mancanza di qualcuno che li ascolti. «”Noi non ci sentiamo ascoltati” è la frase che emerge più spesso quando parliamo con loro», ha proseguito. «C’è una distanza sempre più profonda tra la generazione degli adulti e quella dei ragazzi. Una distanza che si sta allargando a danno delle nuove generazioni che non sono formate da sbandati, ma da ragazzi che hanno ideali che però non riescono ad esprimere. E noi abbiamo una responsabilità educativa nei loro confronti».

Una responsabilità cui Baglioni, apparso in ottima forma, non ha voluto sottrarsi. Anche se, quando gli hanno chiesto di partecipare all’iniziativa, era un po’ scettico. «Non mi piacciono le persone che, a progetti iniziati, si mettono davanti al “plotone” con la bandiera issata», ha detto. «Io sono qui nella veste di gregario, arruolato in una campagna organizzata da altre persone. Inoltre, quando mi hanno fatto questa proposta, ero in una fase progettuale del mio lavoro e il concerto di questa sera e quello che terrò sempre per la campagna “O ci sei o ti fai” in Centro Italia sono gli unici due appuntamenti pubblici di questo periodo». Motivo, questo, che spiega l’enorme quantità di richieste di partecipare al concerto veronese giunte da tutta Italia.

«Mi sono chiesto quale aiuto avrei potuto dare e se la campagna di prevenzione non fosse fuori tempo massimo, perché la droga sembra scomparsa e comunque esistono le comunità di recupero. Poi mi sono detto che è il mondo ad essere drogato, perché accetta la droga e gli incidenti del sabato sera come fossero fatti tollerabili. E anche i musicisti hanno una grande responsabilità. Faccio questo mestiere ormai da trentacinque anni e, soprattutto anni fa, era passata l’idea che musica significasse libertà, fantasia e purtroppo anche spaesamento ottenuto con l’uso delle droghe. Era un concetto quasi alla moda. Erano messaggi lanciati probabilmente in modo ingenuo, non con la volontà di fare del male, ma alcune affermazioni hanno regolarizzato alcuni comportamenti “leggeri”. Così mi sono detto “Andiamo!” e ho dato vita a un gruppo e ad uno spettacolo che fosse più energico possibile».

Baglioni ha detto anche di essere felice di tornare a suonare a Verona, dove si è esibito negli anni passati al Filarmonico e al teatro Romano. Più felici di lui, i suoi fan che già alle quattro del pomeriggio erano in coda davanti al palazzetto dello sport.
«Credo che molti ragazzi finiscano nel mondo della droga perché soffrono non del “vuoto”, ma del “pieno” del mondo», ha ribadito. «Un “pieno” che impedisce loro di infilarsi e di trovare il proprio posto, sentendosi esclusi».

Una musica per tutti

di Chiara Tajoli

Avete problemi con vostro figlio? Non riuscite più a comunicare con lui? Provate a parlargli di Claudio Baglioni. Potrebbe rivelarsi una strategia vincente per rompere il ghiaccio. Al celebre cantautore è riuscita un’impresa quasi impossibile: parlare un linguaggio apprezzato da quindicenni, trentenni e cinquantenni. Prova ne sia che ieri sera al Palaolimpia c’erano moltissimi studenti, ma non mancavano neppure genitori, fratelli maggiori e persino qualche nonno, ben felici di accompagnare i più piccoli al concerto. «Perché quando sento certe canzoni riprovo le stesse emozioni di quando ero ragazzino», commentavano gli spettatori non più giovanissimi. «E poi sono contento che Baglioni abbia accettato di fare il testimonial per una serata contro la droga».

«Questa serata aiuterà molti a riflettere sul problema della droga», diceva Laura Mistretta, studentessa al Fracastoro. «Un problema più vicino di quanto si pensi, perché sono molti a farne uso». D’accordo con lei Francesco, suo fratello, anche lui studente del Fracastoro: «Molti si fanno le canne per sentirsi grandi, ma per essere adulti basta solo avere il coraggio di essere se stessi. Quanto a Baglioni, non è vero che i ragazzi apprezzano solo la musica da discoteca. Io lo ascolto sempre in camera mia». Come lui Dario Grandis, studente all’istituto Lavinia Mondin, e Alberto Parma, iscritto al Messedaglia: «La sua musica forse è un po’ retrò , ma i testi sono di un’attualità sorprendente: parlano di esperienze che noi stiamo vivendo adesso. Baglioni non sarà mai fuori moda».