Beatrice Lorenzin a San Patrignano: “Assolutamente contraria alla legalizzazione”

Una scorciatoia che non affronta il problema centrale dei minorenni

Il ministro della Salute torna dopo circa 20 anni in comunità e augura a tutti i ragazzi di trovare una vita piena e sana

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin questa mattina è tornata dopo circa 20 anni in visita a San Patrignano. “Venni per trovare dei miei amici che erano passati da qui, che oggi stanno bene e che si sono costruiti una vita piena. A tutti voi auguro di fare lo stesso”, ha esordito, salutando i 1300 ragazzi in percorso.

Accolta da un gruppo di ragazzi e da Antonio Tinelli, presidente della Comunità, Beatrice Lorenzin ha prima visitato il Centro medico della struttura – specializzato nella cura di patologie derivanti dall’utilizzo di sostanze stupefacenti – dove ha incontrato anche Antonio Boschini, responsabile terapeutico di San Patrignano. La visita è proseguita con il pranzo nel grande salone dove il ministro si è intrattenuta con piacere ai tavoli dei ragazzi, trovando una comunità non così diversa dal passato: “Nonostante nel tempo questo posto è sicuramente cresciuto, ma continua ad essere portatore di valori semplici come all’inizio”.

Dopo aver elogiato l’operato della  comunità e lo spirito che la anima non ha mancato di esprimere il proprio parere negativo rispetto al dibattito sulla legalizzazione della cannabis: “Sono assolutamente contraria. E’ una scorciatoia, non ci si rende conto di ciò che è importante e di ciò che non lo è, di ciò che è giusto e di ciò che non lo è. Il tema della legalizzazione – ha aggiunto Lorenzin – non affronta il problema più importante che è quello dei minorenni”. Il ministro ha sottolineato inoltre come la partita in gioco sia pericolosa per il Paese: “Con la banalizzazione di questo problema rischiamo di veder crescere le dipendenze in modo esponenziale”.

Il ministro ha infine voluto salutare anche una scolaresca in visita alla Comunità nell’ambito del programma di prevenzione WeFree, attraverso il quale la comunità incontra ogni anno 50mila studenti: “E’ un’attività fondamentale, perché quando sei qui senti un’energia vitale incredibile arrivare dai ragazzi in percorso. Le loro storie ti fanno capire che i problemi di droga o alcol non appartengono solo ad altri lontani da te, ma che  possono investire chiunque. Inoltre l’incontro con i ragazzi della comunità vale più di tante parole dette dal mondo adulto sul problema”.