Bineta Diop «Le donne africane non siano più considerate di seconda classe»

Bineta Diop PEF San Patrignano

Ieri all’interno della comunità di San Patrignano si è svolta la prima giornata del Positive Economy Forum, organizzato per discutere temi di economia positiva.

Dopo cena ha avuto luogo l’intervento dedicato ai ragazzi in percorso, che ha visto impegnata Bineta Diop fondatrice e presidente di “Femmes Afrique Solidarité” e inserita dal Time, nel 2011, fra le 100 persone più influenti al mondo. «Sono felice delle trasformazioni che state portando avanti a San Patrignano e orgogliosa del vostro invito».

A proposito di ruolo e condizione della donna in Africa, Bineta afferma: «Purtroppo tuttora in molti Paesi la donna è considerata cittadino di seconda classe, cui vengono negati molti dei diritti fondamentali dell’essere umano. Questo nonostante siano la spina dorsale della società».

Femmes Afrique Solidarité

L’attuale inviato speciale del presidente della commissione dell’Unione africana per donne pace e sicurezza ha, quindi elencato i motivi che l’hanno spinta a fondare “Femmes Afrique Solidarité”: «Ho avuto un’educazione di tipo tradizionale. Mia madre mi ha trasmesso i valori della famiglia e dell’etica e alla luce di quanto ho imparato, ho sofferto moltissimo e soffro ancora la condizione della donna in Africa».

Non poche le battaglie culturali che Bineta ha portato avanti: «Sono stata guidata da un mentore, un uomo, attivista dei diritti umani, che ho seguito in tutto il mondo: in paesi disastrati come Ruanda, Liberia, Burundi e Repubblica Democratica del Congo, dove ancora si spara. In questi territori la donna subisce la guerra e il suo corpo, tramite gli stupri e lo sfruttamento, viene utilizzato come strumento per distruggere l’intero tessuto sociale.

L’Africa è ricca, ha risorse minerarie, acqua e terra, ma non c’è sviluppo umano. Per questo è necessario cambiare paradigma, facendo pressione sui governi perché modifichino l’apparato delle leggi che lo impedisce.

Lo abbiamo fatto in Liberia rivestendo un ruolo fondamentale nel processo di pacificazione. Solo in questo modo e trasformando l’educazione, si potrà eliminare la corruzione e combattere l’ignoranza che accetta pratiche quali l’infibulazione.

Ho incontrato le studentesse rapite e violentate da Boko Haram, il gruppo fondamentalista islamico che terrorizza la Nigeria, e quando ho chiesto loro cosa volessero dal futuro hanno tutte manifestato la ferma intenzione di continuare a studiare».

Bineta Diop parlando del rapporto uomo-donna, ha concluso:

«La trasformazione non può avere luogo senza il coinvolgimento degli uomini, perché sono essi che hanno la forza di renderla possibile. Va attivato un dialogo perché conoscano nel profondo quelle che sono le nostre aspirazioni ed esigenze. Nei prossimi 50 anni il continente africano sarà pacificato e prospero e grazie allo sviluppo civile delle popolazioni contribuirà alle ricchezze del mondo intero».