Bus Stop

“Come sostituire il sangue con il fuoco, un’esplosione di vene e muscoli, di arterie e polmoni.
Potersi stringere con le proprie mani fino a farsi esplodere come un qualsiasi altro palloncino.
Sentirsi Dio.”

Se ne era andata ormai da quattro mesi.
È facile per voi giudicare vero?! Ma lei mi aveva detto per sempre….l’aveva promesso!
Per sempre…. Bella questa parola se ci pensate, per sempre…. Così breve ma con un significato così calmo ed eterno…

Scesi giù per le scale come per paura che potessero sparire da un momento all’altro, mi accorsi di essere in mutande quando ormai avevo già aperto il portone di casa e la signora del piano di sopra mi aveva visto.
Gli sorrisi facendo finta di niente, rientrai e presi il cappotto appeso nell’attaccapanni di fronte all’ingresso, mancavano solo i pantaloni, riuscii a rimediare dei pantaloncini corti che erano appoggiati lungo le scale.
Ero già troppo lontano dalla porta di ingresso, quando mi accorsi che era inverno e che fuori c’erano più o meno quattro gradi, ed ero anche scalzo.
Ma non era importante, ero arrivato ormai, la scritta BUS-STOP mi apparse tra gli occhi intenti a distrarsi dal gelo con i grumi di catrame della strada.
Gli sguardi dei passanti mi erano addosso come quelli di due innamorati che guardano la luna piena. Eccolo che arriva con il suo fare nullo.
Ciao, mi dice lui, non gli rispondo perché vado di fretta, mi osserva e mi dice qualcosa riguardo al mio modo di vestire, gli rispondo che oggi non è poi così freddo.
Prendo e me ne vado.
Le tasche sono piene ma io no.
Devo fare in fretta, le mani cominciano a sudarmi, mi dimentico dell’inverno e del tempo che passa.
Non riesco ad aprire il portone di casa se non dopo due-tre tentativi falliti clamorosamente.
Lascio cascare il giubbotto di fronte all’ingresso, un rumore gonfio, i piedi appoggiano sul cotto della casa, così caldo rispetto al cemento che comincio a sudare, a tal punto che provo a togliermi la maglietta che non ho, è pelle ma è di troppo.
Una mano è stretta in un pugno per tenere ciò che serve, l’altra è stretta in un pugno perché non riesco a fare diversamente.
Corro verso la cucina, striscio la sedia con le ultime forze che mi sono rimaste.
Apro uno dei due pugni, quello più importante, mi accorgo che è inumidito a tal punto che la busta non mi si stacca dal palmo ma resta appesa.
La prendo in mano, questa mi scivola.
Lo stomaco comincia a farmi brutti scherzi, di quelli che ti rovinano le serate, mi piego ma non capisco se lo faccio per raccogliere la busta o per via del crampo.
Non mi ricordavo che il mio pavimento fosse così sporco.
Torno su sentendomi scendere.
Bussano alla porta o sbaglio?
Lascio stare, non c’è tempo per gli altri, ora.
Mi serve un accendino, diamine un accendino! Un suono di lampo che si disperde nell’aria, inutile! Non fa.
Cerco ovunque, non ne trovo, penso alla cucina e a dove possono essere, ancora crampi.
Ecco il fornello! Non è lontano, è facile da usare, ma mi serve comunque un accendino.
Fiammiferi! chi avrebbe mai detto che nella vita avrei mai desiderato così tanto un fiammifero!
Lo prendo come prenderei un neonato.
Il ticchettio del fornello che cerca di farsi forza tra tutto quell’ossigeno e la fiamma, odore di gas e zolfo che impregna l’indice e il pollice.
Il sudore che aumenta in concomitanza con i crampi, ho paura di essermi sporcato lì sotto.
Cucchiai! Servono cucchiai, sembra che sia tutto troppo lontano e fuori posto, nascosto da qualcuno che si diverte a vedermi cercare.
Una caccia al tesoro personale tra me e non so chi.
La casa si riempie del rumore delle stoviglie che strisciano e sbattano ovunque, getto le mani nel lavello, scavo tra le posate ammassate nel fondo dell’acqua di un’intera settimana, gli odori del lunedì scorso mi calpestano il naso.
Forchette, coltelli, pentole, cucchiai! Ecco un cucchiaio.
Lo tiro su velocemente come a salvarlo da una scottatura è nero, ma il fuoco disinfetterà.
Il calore, sia quello umano che non, risolve sempre tutto.
Cerco una siringa, anche questa manca sempre quando serve, ne trovo una tra i cassetti che ho aperto come ad avere più di due mani.
È sorprendente, alcuni di questi non sapevo nemmeno di averli.
È rovinata, stuccata, piegata, chiusa, brutta, mettetela come volete, non va bene!
C’è un piccolo grumo di sangue rappreso alla base, ma dai…… sicuramente non sarò io quello che si prenderà qualcosa.
Il calore sistemerà tutto.
Bolle tutto, bolle come qualunque altra cosa.
E poi……

“Come sostituire il sangue con il fuoco, un’esplosione di vene e muscoli, di arterie e polmoni.
Potersi stringere con le proprie mani fino a farsi esplodere come un qualsiasi altro palloncino.
Sentirsi Dio.”

Mi alzo rapido. Devo imparare a tenerla pulita questa cucina!.
Comincio a lavare le stoviglie, ecco i cucchiai che cercavo prima, c’è pure un accendino immerso tra quell’acqua, e non so quante altre cose.
Mi guardo intorno e penso al tipo che ha bussato alla porta un attimo fa.
Finisco di lavare le pentole e mi risiedo di fronte al cucchiaio e….

“Come sostituire il sangue con il fuoco, un’esplosione di vene e muscoli, di arterie e polmoni.
Potersi stringere con le proprie mani fino a farsi esplodere come un qualsiasi altro palloncino.
Sentirsi Dio.”

Sputo le unghie contro il vaso del tavolino, le ho finite e quindi butto un pensierino a quelle dei piedi, sono troppo lontane.
Apro il frigo:
tre birre-un pezzo di formaggio- sugo al pomodoro. Ho fame mi sembra.
Prendo le tre birre e vado in sala, mentre passo davanti al corridoio vedo due lunghe ombre di fronte alla porta, gambe.
Mi abbasso per far si che non mi veda, stappo una birra e nel frattempo osservo l’ombra che se ne va.
Mi accascio sul pavimento come a baciarlo per ringraziarlo, giro la testa verso la porta. Accertandomi che l’ombra se ne sia andata. Mi fanno male i denti.
Chiudo tutte le finestre sono tante ma ci riesco, vado verso la cucina e …….

“Come sostituire il sangue con il fuoco, un’esplosione di vene e muscoli, di arterie e polmoni.
Potersi stringere con le proprie mani fino a farsi esplodere come un qualsiasi altro palloncino.
Sentirsi Dio.”

Corro verso la finestra, sento ombre e vedo voci.
Apro leggermente la tenda, quel tanto che basta per accorgermi che proprio di fronte alla scritta BUS-STOP c’è qualcuno che mi ricorda l’ombra di un attimo fa.
Spengo il telefono e le luci di casa e ….

“Come sostituire il sangue con il fuoco, un’esplosione di vene e muscoli, di arterie e polmoni.
Potersi stringere con le proprie mani fino a farsi esplodere come un qualsiasi altro palloncino.
Sentirsi Dio.”

BUS-STOP. Vedo che si gira verso la mia finestra, ha un lungo cappotto da avvocato, la faccia non gliela vedo, ma sono sicuro che sia un uomo.
Quelli sono pantaloni da uomo, provo a strizzare gli occhi ma faccio fatica a stringerli.
Tutto di un tratto prende il telefono e comincia a chiamare a non so chi.
Devo andare in bagno, vado ma non riesco a fare niente e ritorno subito alla postazione.
Non c’è più!
Sicuramente mi avrà visto e avrà chiamato qualcuno.
Ecco perchè! Si voleva far vedere da me!
Un’altra ombra sembra fare qualcosa nel bagno, starà sicuramente controllando che cosa ho fatto lì dentro.
Corro e apro la porta di scatto, non c’è nessuno.
Questa è gente che sa fare il proprio mestiere.
Ho bisogno di forze altrimenti l’avranno vinta loro.
Vado in cucina e ……

“Come sostituire il sangue con il fuoco, un’esplosione di vene e muscoli, di arterie e polmoni.
Potersi stringere con le proprie mani fino a farsi esplodere come un qualsiasi altro palloncino.
Sentirsi Dio.”

Non riesco più ad alzarmi, ecco cosa hanno fatto! Mi hanno distratto e fatto andare in bagno per poi mettermi qualche sostanza delle loro, ma non mi avranno.
Mi alzo con le ultime forze rimastemi, mi affaccio ancora una volta alla finestra e metto dei mobili nel corridoio così che non possano avvicinarsi senza farsi sentire.
BUS-STOP.
Eccolo lì è tornato! Guarda il cellulare in una maniera così fastidiosa, apro la finestra e gli grido qualcosa del tipo che se non se ne va scenderò e gli farò del male.
Non sembra sentirmi, sa di avermi in pugno.
Penso a com’è meglio fare, come posso uscire da questa situazione.
C’è qualcuno qui, ne sono certo sposto i mobili dal corridoio, cerco sotto il divano e dietro gli armadi, ma niente.
Telecamere! Ecco cosa hanno fatto, telecamere, ora si che è tutto chiaro! Mi hanno fatto andare in bagno e poi di là e poi di nuovo di qua per mettere le telecamere dappertutto.
Pensavano che non ci sarei mai arrivato vero?
Prendo la scopa e con il manico comincio a grattare via l’intonaco del muro negli angoli della casa. Sicuramente le avranno messe chissà dove.
Sento un rumore di autobus. Un fischiare nitido.
Scendo rapido dalla sedia traballante pestando i pezzi di muro cascati a terra.
Sposto ancora una volta la tenda, l’autobus sta andando via, adesso c’è una donna rimasta lì come se il fumo del bus in lontananza l’avesse materializzata.
Sicuramente avranno messo una donna per sembrare più innocui, ma a me non me la danno a bere. Devo prendere un po’ di coraggio, è inutile cercare le telecamere le avranno nascoste talmente bene che sarà impossibile trovarle.
Non mi resta che affrontarli, devo scendere. Però, prima di andare, devo assolutamente …..

“Come sostituire il sangue con il fuoco, un’esplosione di vene e muscoli, di arterie e polmoni.
Potersi stringere con le proprie mani fino a farsi esplodere come un qualsiasi altro palloncino.
Sentirsi Dio.”

Prendo il cappotto che era rimasto di fronte alla porta di ingresso, scendo le scale come fossero le ultime.
Sono ancora scalzo ma questa volta non mi sono messo i pantaloni, devo essere lì prima che se ne vada! Sento ancora una volta dei rumori mentre sono in strada, provengono dal mio appartamento. Sicuramente sono già entrati.
Un’ombra muove la mia tendina e mi guarda…. Devo sbrigarmi…..
Eccola lì……BUS-STOP….. è scritto in giallo, è un grosso rettangolo pitturato da loro sicuramente, d’altronde non mi ricordo che prima ci fosse questa fermata, proprio qui, quindi perché no? Potrebbero avercela disegnata loro.
È mora con un cappotto blu e una gonna grigia, ha delle calze color pelle, e uno sguardo maligno. Mi sorride e mi squadra.
Io le vado incontro gridandogli che lo scoperta, nel farlo il cappotto mi si apre e sono nudo.
Lei comincia a gridare, ma non mi faccio spaventare! Non mi faccio fregare io!.
La prendo per le spalle e gli grido di lasciarmi in pace, lei mi dice che non mi ha fatto niente e non smette mai di piangere, non li sopporto quando fanno così! Quando cercano di fregarmi così! Gli dico di andarsene immediatamente e di far cancellare questa finta fermata subito!
Comincio a strisciare i piedi sulla scritta….. ma non se ne va……..
vedo i telefoni dei passanti alzarsi e chiamare tutti la stessa cosa………mi prendono e mi gettano a terra. Non riesco a rendermi conto della situazione in cui sono finito, non riesco a rendermi conto della mia condizione…. È tutto così….reale……
Sono in tre e gli grido di lasciarmi, sono proprio sulla lettera U, tutti e quattro sulla lettera U.
Mentre mi tengono stretto guardo per l’ultima volta il mio appartamento…….c’è qualcuno dentro….. la vedo in lontananza…….Per sempre…. Bella questa parola se ci pensate…… per sempre…. Così breve ma con un significato così calmo ed eterno…..

KIDANE