Lettera aperta al Presidente Napolitano

Panoramica Sanpa

Lettera aperta da parte della Comunità e di tutte le associazioni a lei collegate, al Presidente della Repubblica italiana.

Gentile Presidente,

il motivo che ci ha spinto a rivolgerci, con questa lettera, alla Sua persona, è il profondo rispetto, la stima e – ci perdoni – l’affetto che nutriamo verso di Lei, come sommo garante della Costituzione italiana e come esempio di rettitudine, di saggezza e di moralità.

Le scriviamo a nome della Comunità di San Patrignano e delle tante Associazioni di genitori che ogni giorno si battono contro la tossicodipendenza.

Siamo molto preoccupati, gentile Presidente, per la recente approvazione alla Camera del Decreto legge n.36, in materia di stupefacenti. Nei prossimi giorni, con parere favorevole delle Commissioni, esso verrà probabilmente approvato dal Senato e sottoposto alla Sua firma per la promulgazione.

Due aspetti di questa legge, in particolare, ci inquietano: l’inserimento della cannabis geneticamente modificata fra le cosiddette droghe leggere e la sostanziale depenalizzazione dello spaccio, in primis della cannabis e poi di tutte le altre sostanze.

La nuova legge sottovaluta i gravi danni provocati dalla cannabis, in particolare della sua versione geneticamente modificata, che presenta un principio attivo fino a 25 volte superiore rispetto a quella naturale e che, a nostro avviso, è stata erroneamente spostata nella tabella 2, riservata alle cosiddette “droghe leggere”. Una scelta effettuata nonostante il parere fortemente negativo, inspiegabilmente rimasto inascoltato, espresso in commissione dalla quasi totalità degli esperti – farmacologi, tossicologi, psichiatri – secondo i quali la “distinzione tra droghe leggere e pesanti” non ha alcuna base scientifica.
La cannabis, spiegano gli studiosi, induce effetti psicotici, dipendenza e altera in modo irreversibile le funzioni cognitive, in particolare nei più giovani.

A proposito di esperienze già tristemente condotte in ambito europeo, il 59 % dei minori presi in carico dai 140 centri di assistenza sociale in Inghilterra, Galles e Scozia, ha ricevuto cure per abuso di cannabis. Recenti studi hanno dimostrato che l’uso di cannabis nell’adolescenza può determinare una perdita del quoziente intellettivo, con un declino cognitivo anche di 8 punti dopo 20 anni.
Questi dati, hanno convinto anche l’Olanda, paese permissivo per antonomasia, ad una brusca retromarcia sulle droghe cosiddette “leggere”, ponendo seri limiti ai “coffee shop” e classificando proprio questo tipo di marijuana potenziata fra le droghe più pericolose, al pari di eroina, cocaina e droghe sintetiche.

Oltre a questo non si capisce perché se la legge differenzia le droghe leggere da quelle pesanti, allo stesso tempo venga di fatto legalizzato il piccolo spaccio per tutte le sostanze, indipendentemente dalla loro pericolosità. Un provvedimento che renderà vano lo sforzo delle Forze dell’Ordine, a vantaggio delle organizzazioni criminali e di conseguenza vi sarà una maggiore diffusione di queste sostanze, in particolare tra i più giovani.

Per tutti questi motivi riteniamo che la nuova legge che probabilmente sarà chiamato a firmare, confligga fortemente con l’articolo 32 della nostra Costituzione italiana, che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.
In base alla nostra esperienza diretta, ormai quarantennale, se non c’è automatismo tra il passaggio da cannabis ad altre droghe ma solo maggiore probabilità, è certo che la totalità dei nostri ospiti ha iniziato il suo viaggio disperante nel mondo della droga dallo “spinello”.

Una legge che rinuncia ancora una volta alla prevenzione, abbandonando programmi educativi concreti rivolti agli adolescenti e che non tiene neppure conto dell’aggravio notevole in termini di costi economici per le casse dello Stato.

Siamo pienamente consapevoli, gentile Presidente, che il Suo Alto Ruolo le impedisce di entrare nel merito dei provvedimenti adottati dal nostro Parlamento, ma siamo anche convinti che questo grido di dolore, condiviso da centinaia di migliaia di famiglie, possa essere ascoltato. Per questo Le chiediamo, con umiltà e ragionevolezza di non firmare questo Decreto, rimandandolo in Parlamento per un ulteriore e doveroso approfondimento.

La ringraziamo per l’attenzione che ci ha dedicato.

I volontari di San Patrignano e delle Associazioni di familiari italiane