Cartina canta

Panoramica Sanpa

Dal 1997 la più conosciuta fabbrica di rolling paper fa parte di Imperial Tobacco, il secondo produttore europeo di sigarette. Che ne ha rilanciato le vendite, allargando il mercato in cui è presente. I numeri di un’azienda storica, che punta tutto (e vince) sull’ambiguità del suo business legale

di Carlo Forquet

Gli studiosi si chiedono: ma qual è il reale consumo di cannabis nel nostro paese. Le percentuali variano a seconda delle ricerche. I più ottimisti parlano di un 20 per cento di ragazzi tra i 14 e i 21 anni. Ma c’è chi giura, e a ragione, su percentuali molto maggiori (fino al 45 per cento). Eppure, ci sarebbe un metodo infallibile di verifica: controllare il fatturato delle aziende che producono cartine e il numero di confezioni vendute ogni anno in Italia. Poi, incrociare il dato con quelli delle vendite di tabacco per sigarette. Ecco fatto.
Semplice. Anzi, difficilissimo. Perché questo genere di numeri, anche se dovrebbero essere disponibili per tutti, nessuno li dà volentieri. Non per niente, non abbiamo mai visto nel passato studi di questo tipo. Chi sa, ad esempio, qual è il mercato delle siringhe da insulina? Solo le case farmaceutiche. Per le “rolling paper” è un po’ lo stesso. Con un particolare: che i diabetici sono certamente molti di più degli amanti delle sigarette ‘fai da te’. Ma quante persone preferiscono queste ultime a quelle già confezionate?

Partiamo dai pochi dati disponibili. Fra le aziende storiche (vedi riquadro, ndr), la principale è la Rizla, che da sola detiene il 75 per cento del mercato mondiale. Dal 1997 fa parte di Imperial Tobacco, il secondo produttore europeo di sigarette, che ne ha rilanciato le vendite ed ampliato il mercato (da 66 a 100 i paesi in cui il marchio è presente). Ebbene: nei primi sei mesi del 2005 la multinazionale inglese denuncia un utile netto di 501 milioni di dollari, con un aumento del 39 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo risultato, secondo l’amministratore delegato del Gruppo, Gareth Davis, è dovuto principalmente alle performance del tabacco Drum e, appunto, delle cartine Rizla, le cui vendite sarebbero in forte aumento a causa della levitazione dei costi delle sigarette. I numeri parlano chiaro: oltre 4 milioni e mezzo di cittadini britannici, sempre secondo l’Imperial Tobacco, si fabbricherebbero da soli le sigarette, principalmente per risparmiare.

E quanti, invece, le usano per i cosidetti joint? Qui andiamo al nocciolo del problema. Perché, dalla casa inglese e dalla Rizla escludono qualsivoglia legame fra le famose ‘rolling paper’ colorate e l’uso di cannabis. “Non abbiamo niente a che fare con la droga né ne condividiamo il consumo”, giurano i vertici dell’azienda, che in tempi recenti hanno negato il loro appoggio alle campagne inglesi per la legalizzazione. Anche se – ammettono – il target principale di Rizla è costituito da giovani e studenti, per i quali l’azienda pubblicizza e vende sul suo sito felpe, magliette e merchandising vario. In modo un po’ ammiccante, a dire il vero.

L’impressione è confermata dal quotidiano inglese Guardian da Clive Bates, direttore dell’associazione antifumo Ash: “Queste imprese puntano su un’immagine da ‘alternativi’, ma, in realtà, fanno un grande sforzo per posizionarsi sul mercato come legittimi venditori di un prodotto legale. Per loro il collegamento con le droghe è pericoloso, soprattutto in termini di pubbliche relazioni”.
I fatti sembrano dar ragione a quest’interpretazione. Nel novembre del 2003, una pubblicità Rizla è stata bloccata per potenziale incitamento al consumo di cannabis: lo slogan incriminato – “twist and burn” (letteralmente “rolla e brucia”, ndr) – non era piaciuto all’autorità britannica per il controllo della pubblicità. In quell’occasione, i legali della multinazionale si difesero chiamando in causa il linguaggio dei motociclisti (l’espressione, in gergo, significa anche “girati e sgomma”, ndr) e mettendo in evidenza come i consumatori di cannabis fossero un’esigua minoranza dei loro clienti. Ma le giustificazioni non hanno convinto più di tanto la stampa inglese, che pone l’accento sulla rilevanza di un mercato considerato dagli esperti in rapida e prepotente espansione.

In un’inchiesta del 2003, sempre il Guardian quantificava in 11 miliardi di sterline il business annuale legato, direttamente o indirettamente, alla cannabis e in 6 milioni i consumatori abituali. Si calcola che essi spendano in media 20 sterline ogni qualvolta fumano, conseguenza diretta dell’incremento dell’appetito dovuto alla sostanza. Ciò significa, in soldoni, una spesa extra di 120 milioni di sterline a settimana, che finiscono principalmente nelle tasche dei fornitori di vivande da asporto.
Ma nell’affare sono coinvolti, senza volerlo, anche negozi di pizza e take.away, produttori di barrette di cioccolato, di gelati, di playstation varie, di dvd , nonché gestori di tv via cavo e pay per view. Insomma, tutti. “Più si avvicina la depenalizzazione di queste sostanze”, spiega Karl Ratcliffe dell’agenzia pubblicitaria Tbwa, “più si vedranno le marche giovanili usare nelle loro campagne messaggi e simboli immediatamente riconoscibili ai consumatori delle stesse”. E’ il marketing bellezza, direbbe qualcuno. Come per qualsiasi bene di consumo.

Ma torniamo ai dati. Secondo i giornali inglesi, ogni giorno Rizla produce nei suoi stabilimenti europei 43,8 milioni di cartine, il 10 per cento delle quali “King size”, cioè lunghe. In azienda, affermano che anche queste ultime servono per fabbricare sigarette ‘non truccate’ (particolarmente apprezzate dai camionisti, dicono, ndr). Ma sempre il Guardian, in un servizio dedicato nel 2001 all’argomento, metteva in evidenza quanto “esse siano scomode per il tabacco ed ideali per le canne”. Citando, perdipiù, uno studio di metà anni ’90 che quantificava in un +16 per cento l’aumento nella vendita di rolling paper, a fronte di un –11 per cento per quanto riguarda il rolling tobacco.
Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di saperne di più, interpellando direttamente l’ufficio marketing della Imperial Tobacco a Bristol. Volevamo i dati del loro fatturato in Italia, il numero di cartine vendute annualmente e una dichiarazione. Qui di seguito sono riportate le esatte parole con cui l’azienda ci ha liquidato, dopo insistenti richieste: “Noi non diamo numeri di fatturato per marca o per paese. Rizla è uno dei prodotti di due nostre fabbriche in Europa, che impiegano in totale circa 310 operai”.

Non resta – per dare una risposta alla domanda iniziale dell’articolo – che fare riferimento allo studio Espad (European School Survey Project on Alcohol ad other Drugs), un”indagine condotta dal Consiglio d”Europa tramite il Gruppo Pompidou e il Consiglio svedese su alcool e droghe, e realizzata, per quanto concerne l”Italia, in collaborazione tra Consiglio nazionale delle ricerche e Dipartimento nazionale per le politiche antidroga. Il campione italiano conta circa 30 mila sedicenni. Risultato: il 22% dei maschi di 16 anni ed il 18% delle ragazze riferiscono un’esperienza d”uso di cannabis nella vita.
Stando a questi dati, invero prudenti, l”Italia si colloca tra i paesi europei con consumi medio–elevati di hashsh e marijuana tra i giovanissimi. Resta il dubbio: chi fornirà loro le cartine?

(ha collaborato Monica Luppi)

Tra arte e storia
Esiste un grande collezionismo di rolling paper (papier à fumer, papel o cartine per sigarette che dir si voglia), piccole confezioni contenenti sottili cartine utilizzate dai fumatori “fai da te” (oggi non solo per arrotolare il tabacco…).
Sembra che l”abitudine a confezionarsi le sigarette provenga da uno Zuavo (soldato di fanteria dell”esercito francese) che durante la battaglia di Sebastopoli in Crimea nel 1854, essendosi rotta la sua pipa di creta, pensò di utilizzare un pezzo di carta per arrotolare del tabacco da fumare.
Verità o leggenda le cartine ebbero comunque un grande successo e condizionarono il modo di fumare. Molte le aziende produttrici che nel tempo hanno affinato sempre di più il metodo di fabbricazione e la qualità della carta.
Prime fra tutte la belga Rizla+, le francesi JOB, Zig Zag, OCB e la spagnola Smoking.

Verso la fine del 1800 la JOB affidò la pubblicizzazione dei propri prodotti ad Alphonse Mucha, uno dei massimi esponenti dell”Art Nouveau. Nacquero così bellissimi manifesti entrati a far parte delle collezioni di tutto il mondo.
Anche altri artisti dell”epoca come Clément, Gervais e Leonetto Cappiello (famoso il suo poster con il fumatore col turbante disteso comodamente su un divano) lavorarono per la JOB.
Rizla+, cui il nome proviene dalle parole “riz” (il riso che veniva utilizzato per fabbricare la carta) e “Lacroix” (La Croce – dal nome della famiglia francese che diede origine all”azienda) è forse il più grande e conosciuto produttore del mondo. Realizzò la sua prima cartina nel 1866. Nel 1977 ha lanciato sul mercato le “King Size” che hanno contribuito a risollevare le sorti dell’azienda.

Anche la Spagna ha una grande tradizione, grazie soprattutto alla Smoking, di proprietà della Miguel y Costas & Miguel di Barcellona, produttori di carta sin dal 18° secolo.
La Smoking si è avvalsa, nel tempo, di famosi artisti e designer come Yzquierdo, De Soto, Girona, Martra, Vàzquez, Zsolt e Func, per la pubblicizzazione dei propri prodotti.

Dalla Francia al Regno Unito
31 dicembre 2002: risale a questa data la fine dell’avventura industriale in Francia della Rizla, cominciata nel lontano 1874. La chiusura è stata decretata dalla casa madre britannica Imperial Tobacco per “problemi di competitività” e la produzione di cartine è stata concentrata in Belgio. Da allora, il marchio Rizla Croix France non esiste più, sostituito dal più breve Rizla, proprietà degli inglesi. La fabbrica di Mazères–sur–Salat impiegava fino a ottocento operai.