Che la pena alternativa al carcere sia sempre più realtà

Un ragazzo di soli 24 anni morto in carcere a causa della tossicodipendenza. A lasciarlo esanime il gas di un fornelletto da campo, ma ancor più forse la disperazione per una vita che non sapeva più come affrontare. Secondo quanto riportato dal Corriere Fiorentino era deluso per una sentenza che gli avrebbe negato la speranza di entrare a San Patrignano. Purtroppo in comunità non ci è mai pervenuta la sua richiesta, ma questo non significa  che non avesse realmente richiesto a qualcuno di poter usufruire di questa possibilità.

Dal 1988 abbiamo accolto oltre 3.600 persone in regime di arresti domiciliari e di affidamento in prova ai servizi sociali, sostituendo più di 4.000 anni di carcere in percorsi riabilitativi orientati al pieno recupero e al reinserimento sociale e lavorativo. Nessuno sconto di pena per questi ragazzi, solo una modalità differente di affrontare la detenzione, trasformandola in opportunità, cioè in un percorso di recupero che li aiuti a ritrovare il piacere per la vita. Purtroppo non è sempre così facile per i detenuti tossicodipendenti accedere a tali percorsi, costretti a tanti incartamenti e ad una burocrazia a volte troppo lenta. Noi come comunità cerchiamo di essere quanto più tempestivi e ci auguriamo possano esserlo sempre più anche tutte le altre figure chiamate in causa, con l’obiettivo comune di ridare speranza a quanti più ragazzi tossicodipendenti che sono inciampati nella legge proprio a causa della loro condizione.

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