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Chiara

Il coronamento del tempo perso, la rivincita dei minuti passati, si celebravano lì.
Mark era seduto di fronte a quell’asse di legno, inumidita dai drink che cascavano lungo tutta la serata, dicevano essere un bancone.
Il suo sguardo ciondolava in mezzo alla pista, Rum e pera, beveva sempre quello dopo aver tirato in bagno con gli altri.
Lei era lì, di fronte a quel muro di casse, sembrava che gli impianti più che far sentir musica, stessero cercando di attirare la sua attenzione verso quella ragazza, ci riuscirono.
Tutto volgeva verso di lei, era stupenda, ed ancora non gli aveva visto il viso, liquidò il bancone e i suoi amici, che lo videro alzarsi con un obbiettivo ben preciso, strano….. Di solito in discoteca e alle feste, si vaga, si cammina come a far sembrare di cercare qualcosa o qualcuno, con lo sguardo fisso, sempre oltre a quello che si sta guardando realmente – Io, ho qualcosa da fare- si cerca di dare questa impressione. Ma ora Mark aveva veramente qualcosa da fare.
Le luci strobo storpiavano l’immagine rendendole frastagliate, non lineari, come centinaia di fotografie continue, migliaia di piccoli attimi immortalati dalle retine dei nostri occhi, a noi infondo piace questa cosa.
Mark sperava che il prossimo attimo sarebbe stato l’ultimo, quello decisivo, quello che lo avrebbe proiettato di fronte a lei, giusto lo spazio necessario per voltarla, guardarla in viso e chiederle il nome, chissà come si chiama…
-Magari, Sara, Francesca, ma ti immagini Teresa? o magari….-
-Chiara-
– Come scusa?- chiese Mark stupido. –Chiara- .
L’attimo era arrivato, forse un po’ troppo veloce, il tempo concessogli per rendersi conto di quello che aveva fatto era veramente poco.
Lei continuava a guardarlo, lui con uno sguardo vago, di quelli inebetiti.
Chiara comincia a cercare una mano nelle amiche con gli occhi, finchè lui all’ultimo reagisce, connette, e comincia a vomitare un fiume di parole, continue, tartassanti, curiose, alcune anche impertinenti, alle orecchie di lei… semplicemente simpatiche.
Si, sicuramente la coca l’aveva aiutato, nemmeno lui metteva in discussione la cosa, ma questo al momento non era importante capire il perché…? l’unica cosa che contava era lei.
Era sicuro non fosse un semplice desiderio della serata, vedeva qualcosa di bellissimo, nella postura, nel modo di parlare, di muoversi, di porsi, di arricciare le labbra a una battuta, prima di scoppiare in una risata.
Si aprivano, il volto si squarciava lasciando spazio ad una parete perfettamente bianca, un piccolo brillantino sul dente vicino al canino, non l’incisivo, l’altro…. Non si ricordava il nome…. Non era importante.
Anche lei era interessata, i sorrisi in fondo, non erano a caso, le sue amiche guardavano civettando tra di loro, scambiandosi sussurri che commentavano Mark, lei, loro.
Per un attimo delle vere e proprie paranoie si avventarono su Mark, dubbi sulla veridicità di quei sorrisi sulla reale possibilità possibilità di stare con lei.
Tutto svanì quando Chiara gli chiese di andare nell’angolo destro della sala, proprio l’angolo del bancone, quello degli amici di Mark, quello del legno fradicio dei drink, e delle facce spiattellate contro il banco, quello dove però c’era meno casino.
In fondo lei è una ragazza e come tale, vuole parlare.
Mark si chiedeva se lo fosse diventato pure lui, era la prima volta che voleva “parlare”, lo desiderava ancora più intensamente di lei. Voleva perdersi ancora dentro ai suoi occhi che si chiudevano e si riaprivano rapidi, come a farti desiderare, tra una palpebra e l’altra, di poterli vedere almeno un’altra volta.
Poi tornarono, lui si era tranquillizzato, potendosi permettere così, di continuare a camminare in mezzo a quel prato. Parlarono di tutto, di ogni cosa, di ogni dove, si lasciò andare, era quella giusta ne era sicuro, non ne voleva altre.
Dimenticò tutte le battute maligne lanciate ai suoi amici, che gli dicevano di essersi innamorati, di aver avuto “un colpo di fulmine”, cazzo …. Lui era stato fulminato.
Ogni tanto qualche amico passava di lì, lo fissava, e gli faceva qualche faccia stupida, di quelle compromettenti, lui le ignorava e tornava da lei che nel frattempo stava parlando e si stava chiedendo se fosse possibile trovare un ragazzo, in una discoteca, disposto ad ascoltarti, che non ci prova spudoratamente. In fondo Mark non aveva scelto niente di alternativo, Chiara era bellissima, in tutto e agli occhi di tutti.
Era solare e allegra dicevano, una “casa e chiesa”, questo nominativo gli era stato dato per il semplice fatto che Chiara non si concedeva al primo che trovava, alla prima serata, al primo angolo, era questo il motivo, e lui lo sapeva benissimo.
Anzi forse questa cosa rendeva tutto ancora più interessante.
“Perde tempo”, dicevano i suoi amici.
Mark si lasciava andare, trasportato dalla sua voce, che aveva sostituito senza nemmeno accorgersene le casse della sala, ora i bassi erano le sue parole, gli alti i suoi sguardi, stesso effetto di sobbalzo al cuore, stesso tremore sullo sterno. Una cosa sola cambiava, non ci si poteva spostare per sentirne di meno bisognava stare lì, paralizzati, contenti di esserlo, sperare negli effetti più striduli e nei cambi più sorprendenti.
-Dai allora andiamo-. Brivido, qualcosa l’aveva interrotti, era David, il suo amico, il suo migliore amico per la precisione, quello che, se Mark l’avesse scaricato, si sarebbe offeso.
-Scusami un attimo- disse a Chiara.
Lei gli concedette di assentarsi, nel frattempo lo guardava, arrossiva nel rendersi conto di essersi presa una cotta per uno sconosciuto, si tormentava di domande, forse Mark era solo uno di quei ragazzi bravi a parlare, bravi ad intrattenere, di quelli che ti fregano, ti trombano e ti lasciano lì, non avrebbe mai sopportato una cosa del genere, magari in altri casi si, ma ora che c’era tutto quel coinvolgimento, sarebbe stato un altro tassello insormontabile alla costruzione dell’idea dell’uomo stronzo, che ragiona solo con quello, ma poi in fondo no…… Mark non era uno di quelli, Chiara era sicura, glie lo leggeva negli occhi.
-Allora andiamo-
-No ragazzi io non posso stasera, penso di essermi preso una cotta-
-Per chi? Per la suora?-
-Manco la conosci-
-Perché tu sì? C’hai parlato oggi per la prima volta… dai su fa il bravo per piacere …. Ridicolo….. Dai vieni con noi … Poi ci rivai….. Va bene ….. –
Non voleva lasciarla lì, non voleva scaricarla, Mark ci teneva veramente a quella ragazza e alla serata con lei, era sicuro che tanto sarebbe riuscito a liberarsi velocemente, delle amicizie varie in una maniera o nell’altra.
Si avvicinò a lei.
-Ora devo proprio andare…. Ma….. voglio assolutamente conoscerti meglio…. Voglio rivederti… sempre se è possibile-
Chiara taceva, un po’ dispiaciuta di non poter continuare a stare con lui, un po’ contenta che desiderasse rivederla.
-Certo- disse lei.
Si salutarono, lasciandosi numeri e contatti…..- Ci vediamo alle 5:00 fuori di qua- era una promessa, forse la prima che Mark faceva, forse la prima che Mark avrebbe voluto rispettare a tutti i costi.

Sono le 4:30.

-Dai su Mark tirati su..hahaah…. dai sù-
-Ora arrivo! ….hahaah-
Sbatteva contro le pareti, inumidite dalla condensa, sembrava stesse cercando di ripitturarle…Poi, proprio su una di queste, si fermò scivolando lentamente si distese, con le gambe in mezzo alla pista e la testa appoggiata contro il muro.
Guardava intorno, era ubriaco molto probabilmente anche fatto, ma non si ricordava di cosa, David stava ancora ballando, gli occhi dimezzati, la mascella digrignante, ballava, Mark percepiva quei movimenti come danze perfette, capaci di seguire quel ritmo continuo che era la discoteca, senza mai sbagliare.
Poi qualcosa lo distrae, smette di rispondere ai sorrisi compiaciuti di David e si concentra sulla distrazione.
Era come sotto l’ombrellone d’estate quando ci si sta per addormentare, facendosi cullare dalle dune più morbide, una mosca comincia a ronzarti intorno, tu la scacci, pensi che lei capisca, invece torna a imporre il suo batter d’ali, il suo appiccicarsi alla pelle.
Stava pensando a questo, magari la droga rendeva l’immagine più chiara nella fantasia, Mark si era quasi spaventato quando la mosca gli si presentò davanti.
Solo che era bella, aveva gli occhi verdi, delle gambe lunghe lunghe, un vestitino che si posava perfettamente. –Che cosa hai fatto!?- chiese lei. –Non riesci nemmeno a parlare?-.
No, non ci riusciva veramente, avrebbe voluto dirgli tante cose, avrebbe voluto spiegargliene altrettante. –E io che pensavo che….-
Mark si alzò, aiutandosi con il muro e la forza dell’imbarazzo, gli effetti erano finiti gli aiuti anche, le mosche erano volate via. Erano le 6:30. Aveva passato gran parte della mattinata lì, steso ad immaginare cose.
Lei anche immaginava, sperava che Mark avesse avuto qualche contrattempo, qualche chiamata improvvisa, addirittura aveva sperato in un incidente, con qualcuno o con qualcosa, pur di………finchè, una delle sue amiche, non gli era corsa incontro dicendogli di averlo visto steso contro il muro, sballato e sudato che parlava, e urlava di mosche e spiagge.
Ora l’effetto era finito, di tutto, c’era solo Mark, Chiara, ed un vago ricordo del vecchi Mark e della vecchia Chiara, lei lo rese ancora più vago voltandosi ed incamminandosi verso l’uscita della discoteca.
Mark si stava chiedendo se lui fosse veramente questo, se lui senza droga fosse veramente incapace di dare spiegazioni e risposte, si sentiva un inetto, un idiota un povero parassita sfigato, un tossicchello senza palle……. Forse era vero…. Forse no…… ancora la guardava, ancora il collo che si sposta per vederla, magari per corrergli incontro per fermarla e per chiederle il nome come aveva fatto ad inizio serata, chissà come si chiama? Se l’era dimenticato.
-Magari, Sara, Francesca, ma ti immagini Teresa? o magari….-
– Dai su che ti frega!…. andiamo và che Filo ci ha invitato a chiudere la serata a casa sua… andiamo….. offre lui-
Stanziava immobile
– Dai hooo! Andiamooooo…. Va bho…. Stai bene lì….. ti aspettiamo fuori…- – Si arrivo……. Mi piaceva tantissimo…. Sapete ci ho pensato, non era vero che non mi ricordavo di lei, non era vero che mi ero dimenticato di incontrarla, non l’avevo mai persa di vista nemmeno un attimo….. solo che non sapevo più che dirle… era finito l’effetto, rendendomi conto che quell’aiutino era tutto per me, che io senza quello non sapevo che fare, che dire, che pensare, ero tornato imbarazzato, codardo e timido. Che cosa ci avrebbe dovuto fare una come lei con uno come me. Lei era così bella e sana, sicura e sorridente, capace….- un urlo in lontananza.
-Dai Mark andiamooo!- era il momento di andare e dimenticare, era il momento di racimolare un po’ di coraggio da qualche parte. –Eccomi!- – C’è ne hai messo e… ancora con la suora??!… mamma mia te l’avevo detto io… Ma che ci perdi tempo a fare ?!! Con quelle così poi, caschi proprio a fagiolo, gli manca solo il cavallo e la cintura di castità a quella lì… Sta suora … Oh ti giuro che mi ha fatto innervosire anche a me… Chi si crede di essere…. Sai quante se ne trovano in giro meglio di lei…. e che cazzo… Elena, ma chi è!?…. Va bhè dai sbagliando si impara, la prossima volta fidati del buon vecchio David-
-Comunque David…- -Dimmi- – Si chiama Chiara-.

KIDANE GRIANTI


2 Settembre 2014
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