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classe2000

Questa frase l’ho sentita un miliardo di volte, ma tanto continua a venir fuori. “Metti via quel telefono”.

Si sentono da tutte le parti attacchi a facebook, twitter, whatsapp, messenger e “internet”. Quando devono convincermi che non devo stare tutto il giorno attaccato al telefono cominciano a tirarmele fuori a caso, tutte queste parole. Il mio prof di italiano in mezzo all’elenco ci ha buttato anche “start up”, dicendo «pensate solo a quello, voi! Vi rincoglionirete!!». Apposto, ho pensato. Ma che ne sanno. Pensano che quando guardo il telefono sto guardando chissà quali siti o giocando. Mica è possibile che sto comunicando, conoscendo persone, magari delle tipe, no. Per loro non è possibile che mi sto avvicinando delle ragazze, quelle che nella vita reale si fa fatica ad andarci a parlare, perché sono “fighe”, sono “alla moda”, come dite voi. O come dico io, che sono “il top”.

Praticamente io sto tutto il giorno a parlare di me, poi la sera esco, incontro gente, faccio cose, vado in posti. E tutto quello che sanno dire è che mi rincoglionisco. Forse hanno ragione, da qualche parte, ma cosa dovrei fare io? Buttare via il telefono e fare la morale ai miei coetanei? Dio, quanto odio quella parola, “coetaneo”. Sa di vecchio. Io sono integrato, sto bene, porto avanti dei gruppi su facebook, ci interessiamo di storia, di politica. Quando avevano la mia età, quelli che fanno i saputi con me stavano in piazza, si drogavano e pensavano soltanto a “la boom”, al loro tempo delle mele. Loro sì, che erano diversi, eh già!

Avrò anche sedici anni, ma non sono stupido. Capisco come voi che il mio mondo è fatto di cose superficiali, che nessuno di quelli che conosco sa cosa farà nella sua vita. Ma ho dei sogni, ho una vita, e condivido tutti i giorni le cose che ho dentro con la comunità in cui vivo, che oggi è fatta così. Non è facile spiegarlo, ma c’è un linguaggio silenzioso tra le righe dei social, e non parlo dei commenti o dei mi piace. Parlo della gente che va a vedere le foto che posti, senza che nessuno possa mai saperlo, di chi guarda la tua pagina e i tuoi amici prima di parlarti. Forse è un mondo subdolo, a volte, è vero. Ma è il mio mondo. E talvolta può emozionarti tantissimo.

Un post su una foto o su una bacheca, per noi non significa solo quello che c’è scritto. Ci sono cose non dette in mezzo, allusioni, che possiamo capire solo noi. E quando a risponderti è la persona che stavi aspettando, a capire come si svolge la situazione non sei soltanto tu, ma tutti i tuoi amici. E allora la cosa cambia. E certo che ci si incontra poi, al pub la sera, al parco e negli stessi posti di sempre.

Spero davvero di ricordarmi per sempre questi momenti. Queste piccole cose sono quelle che rendono la mia vita speciale, oltre la scuola, lo studio e i miei sedici anni. Sento tanta gente dirmi «Ah, l’età più bella! Goditela, finché sei in tempo!». Forse sono proprio queste cose, queste emozioni, gli amici, che rendono questi anni così indimenticabili. Poi però la stessa gente che mi dice queste cose è la stessa che non capisce, perché le mie giornate sono belle, poi difficili, poi di nuovo belle, “per un nonnulla”. Sembra che non lo sappiano. Che se ne siano dimenticati di questi anni, se davvero li hanno vissuti.

Spero di non dimenticare mai tutto questo.

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Federico


13 Giugno 2016
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