Cocaboom

Una ricerca dell’Istituto superiore della sanità conferma le tendenze più recenti. Il consumo di stupefacenti è in crescita. I ragazzi lo considerano ‘normale’

di Silvia Mengoli

Sono arrivato a San Patrignano pieno di ecstasy e cocaina”. Paolo è di Firenze, ha trentun’anni, i capelli corti e biondi. “Avevo iniziato a quindici anni. Qualche canna, e poi le pasticche. Una, due nel week end. Ma ad un certo punto non mi bastavano più”. Scurisce in volto quando parla della sua storia. “Sempre di più, in una sera. E poi la cocaina. Mi ha distrutto. Ero dimagrito, non chiudevo occhio, non avevo più la cognizione del tempo e non riuscivo a parlare”.

Ecstasy, anfetamina, psicofarmaci, Lsd, inalanti. Soprattutto cocaina. Per l’Istituto superiore della Sanità rappresentano la nuova emergenza in campo di droghe. In tre anni il loro consumo è aumentato vertiginosamente, in testa a tutte la cocaina con una crescita dell’80 per cento, contro il 27 per cento dei cannabinoidi, il 5 di eroina e il 4 di ecstasy.

I dati emergono da una ricerca condotta dall’Iss che per la prima volta punta i riflettori sulle droghe diverse dall’eroina, confermando il continuo evolversi degli stili di produzione e di consumo degli stupefacenti e la gravità di un fenomeno sempre in espansione come dimostrato dall’aumento generale dell’uso di droga (4 per cento dal 1999 al 2002) e dall’abbassamento dell’età in cui ci si avvicina ad essa (13 anni).

“La ricerca è la prima di così ampio respiro, effettuata nell’ambito dei Sert”, ha affermato la ricercatrice dell’Istituto superiore di Sanità, Teodora Macchia. “Sono stati infatti coinvolti oltre 200 centri, che rappresentano il 40 per cento di tutte le strutture diffuse in Italia e coprono circa la metà del territorio nazionale”. Ed è stato analizzato un campione, composto da 1.911 persone dell’età media di 27,4 anni (86,8 per cento maschi e 13,2 per cento femmine).

Cambiano le mode dello sballo, come sottolinea la ricerca, ma anche la tipologia del consumatore. “Non sono solo studenti, disoccupati, emarginati”, commenta Macchia, “ma anche uomini maturi, apparentemente integrati socialmente”. Con storie alle spalle senza traumi, ambiente familiare benestante, soldi in tasca. Persone che conducono una vita ‘normale’. Senza sentirsi tossici. Come i tanti ragazzini che parlano di canne, di ecstasy come di qualcosa che ormai fa parte della loro esistenza, con cui si può convivere. Come lo stesso Paolo, la licenza media nel cassetto, il denaro per comprarsi le pasticche.

“Andavo a lavorare, alla sera in discoteca. All’inizio mi sballavo solo nel week end, poi tutti i giorni. I drogati? Altri. Quelli della strada, quelli che rubavano”. Paolo si sentiva euforico, ‘alla moda’, integrato nel gruppo.

“Queste sostanze”, aggiungono i ricercatori, “rendono disinibiti. Ma fin da subito, costringono a pagare un prezzo molto alto: depressione, ansia, paranoia e pensieri psicotici che, in alcuni casi, spingono alla morte”.

Qualcuno si spaventa per gli effetti delle droghe sul proprio organismo e chiede aiuto per liberarsi da questo disagio profondo. “Anche se l’eroina rimane il motivo principale di ricorso ai Sert, sono aumentati del 3 per cento i giovani che cercano assistenza”, dice la ricerca. Ma tanti, troppi non lo fanno.

“Un giorno caddi a terra”, ricorda Paolo. “Rantolavo. Mi portarono al pronto soccorso. Mi diagnosticarono una sospetta crisi epilettica. Avevo 17 anni. Non mi era mai accaduto prima. E neppure dopo mi ricapitò una cosa del genere. Probabilmente dipendeva dalla droga, mi dissero i medici. Non smisi. Anzi. Prendevo pastiglie per affrontare tutto. Poi la coca. Ero fuori di testa”.

Sette, otto volte Paolo si schianta con la macchina, rischiando la prorpia vita e quella di altre persone. “Non mi ricordo neanche più quanti sono stati gli incidenti, le macchine sfasciate”, abbassa lo sguardo. “Un giorno andai a sbattere. Con me c’era mia madre. Sono scappato, senza neppure guardare come stava”.

Una persona su cinque, tra coloro che fanno uso di cocaina, ecstasy, anfetamine psicofarmaci, resta vittima di un evento traumatico. I più frequenti sono gli incidenti stradali (38 per cento), seguiti da malori di vario tipo (30,4 per cento), dalle risse (21,2 per cento) e dai tentati suicidi (14,8 per cento).

“Quando sono arrivato a Sanpa ero completamente andato, un pazzo, con sbalzi di umore, scatti d’ira incontrollabili”, ricorda Paolo. “Per un anno sono andato avanti così”. Ripensare a quei momenti fa ancora male. “Balbettavo, ora ho smesso. Mi sono rimasti alcuni tic. Ci vorrà del tempo. Poi anche quelli si metteranno a posto”.