Cocaina: emergenza annunciata

Lo confermano i dati degli ingressi in comunità di nuovi ospiti nel periodo 2002–2006. In questo periodo, sono state accolte 3mila persone: il 77 per cento individui di sesso maschile e il 23 per cento femminile. Nel 2002 solo il 28% di loro dichiarava di non avere mai usato stupefacenti per via iniettiva. La percentuale sale al 34% nel 2003, aumenta fino al 40% nel corso del 2004, mentre si stabilizza su più di metà della popolazione della comunità, il 59%, nel biennio 2005/2006.

Per questo 59 per cento gli stupefacenti di uso primario erano cocaina e ecstasy. All’eroina, semplicemente fumata o inalata, si approdava solo al termine del percorso di tossicodipendenza, per ridurre effetti stimolanti ed eccitanti delle altre sostanze. Mentre cannabis e derivati rimangono per tutti loro la porta d’ingresso nella tossicodipendenza: si inizia ad utilizzarla con regolarità a 14 anni d’età. Ulteriore elemento d’interesse è che dei 550 giovani accolti a Sanpa nel 2006, 150 hanno età che variano dai 18 ai 25 anni, vale a dire storie di droga che portano in breve tempo a chiedere l’ingresso in comunità.

“In questa situazione, abbiamo bisogno di seri interventi di prevenzione, non certo di decreti che raddoppino la quantità di “spinelli” che un ragazzo può tenersi in tasca e fumare – spiega Muccioli – Dobbiamo potenziare le strutture di recupero, mentre i Sert continuano ad offrire principalmente metadone e altre droghe sostitutive. Sostanze già inefficaci per uscire dall’eroina e assolutamente inutili contro la nuova tossicodipendenza.”

Con questi ragazzi otteniamo degli straordinari risultati nel recuperarli e reinserirli nella società – continua Muccioli – Direi molto migliori, purtroppo di quelli che otteniamo con persone di 35/40 anni che sono state tenute a bivaccare nei Sert narcotizzati a metadone e psicofarmaci. Molti di questi hanno persino sviluppato patologie psichiatriche che prima non avevano, per le quali siamo tutti impotenti.”

Per recuperare le persone dalla cocaina, ultima prevista e annunciata emergenza – conclude Muccioli – servono le comunità residenziali, educative di lungo periodo, senza alcun utilizzo di droghe sostitutive. Cioè quelle serie, le comunità di vita che educano e ti riconsegnano alla tua vita. Invece, se qualcuno di qualche comunità ritiene che la propria opera sia inefficace o inutile contro nuove droghe e cocaina: cambi mestiere.”