Colombia: l’Europa è assente

Solo il 15 per cento dei fondi per la lotta al narcotraffico sono destinati alla distruzione delle coltivazioni di coca. Il resto va ad investimenti in campo sociale e per i diritti umani. Ma il Vecchio continente non contribuisce. Parla il rappresentante in Colombia dell’agenzia antidroga dell’Onu

di Monica Luppi

Oggi la cocaina fa notizia: quasi quotidianamente si possono leggere in prima pagina storie di scandali, sequestri e arresti. All’inizio di febbraio il ministro dell’Interno Giuliano Amato ha lanciato l’allarme “ufficiale”, dichiarando quello che tanti sapevano: il consumo di cocaina in Europa ha raggiunto livelli epidemici.

Non tutti sanno però che il 99% della polvere bianca consumata nel Vecchio Continente proviene dalla Colombia, Paese devastato da gruppi inizialmente rivoluzionari che si sono poi sporcati le mani abbonantemente con il narcotraffico. In primo luogo le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), gruppo responsabile di decine di sequestri ogni anno, tra cui quello dell’attivista anti-corruzione Ingrid Betancourt, ormai prigioniera da cinque anni. Il vicepresidente colombiano, Francisco Santos Calderòn, in una lettera al Corriere della Sera, ha chiesto l’aiuto degli Stati “consumatori” per combattere la criminalità nel suo Paese.

Da anni San Patrignano lavora con l’Ufficio antidroga delle Nazioni Unite (Unodc): a ‘Squisito!2006’ ha partecipato anche Sandro Calvani, italiano, responsabile delle sede colombiana dell’agenzia, impegnato nella promozione di coltivazioni alternative alla coca. Gli abbiamo chiesto di parlarci dei problemi che affliggono il suo Paese adottivo e del Plan Colombia II (il primo risale al 1999), l’accordo tra Usa e Colombia per combattere terrorismo e narcotraffico.

Calvani, ci spiega in sintesi che cosa era il primo Plan Colombia?
La prima fase del Plan Colombia iniziò negli anni ‘90 grazie ad un accordo tra il Governo colombiano e il Presidente Clinton. Si basava sulla situazione di allora: più del 40% del territorio colombiano era in mano ai gruppi armati illegali, alla guerriglia delle Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) e alle bande criminali di estrema destra dei paramilitari. Gran parte delle coltivazioni illegali di coca e papavero da oppio erano diffuse in grandi appezzamenti, di oltre venti ettari l’uno. La scelta della fumigazione aerea con erbicidi era senza alternative perché non c’era altro modo di eliminare le coltivazioni illegali.

E’ stata una strategia efficace?
Se si tiene in considerazione la situazione di allora, il primo Plan Colombia ha raggiunto importanti obiettivi sul pianocome la distruzione delle coltivazioni illecite su grande scala e l’ eliminazione dei grandi cartelli del narcotraffico come quelli di Medellin e di Cali. Le coltivazioni illecite di coca sono scese da 160.000 ettari nel 1999 a 86.000 ettari nel 2005. Poi, grazie all’elezione del Presidente Uribe nel 2003, è cominciata la riconquista del territorio. Il Presidente ha realizzato quel che aveva promesso. La polizia è oggi presente in tutti i comuni del paese e, così, sono arrivate anche le scuole, i giudici, in pratica la presenza dello Stato. Sono crollati gli indici di criminalità come assassini, furti, sequestri ecc. Oggi a Bogotà ci sono la metà di omicidi di Washington. Il 90 % delle bande sono state disarmate.

E i difetti?
Quello che il Plan Colombia non ha previsto e non è riuscito ad affrontare è il fatto che la continua crescita della domanda di cocaina, soprattutto in Europa, ha creato nuovi incentivi ai campesinos nelle aree più isolate per iniziare nuove microcoltivazioni di coca. Oggi il 62% delle coltivazioni di coca sono nuove, cioè appaiono subito dopo le fumigazioni aeree e la grandezza media di ogni appezzamento è di un ettaro. Con un ettaro di coca un campesino cocalero guadagna meno di un salario minimo, pochissimo, ma spesso non ha altra scelta. La fumigazione aerea di quasi 100.000 appezzamenti, sparsi in un 1,2 milioni di chilometri quadrati di territorio, è difficilissima e poco efficace. Mentre la fumigazione raggiunge comunque la quasi totalità delle coltivazioni illecite, meno di un quarto dei campesinos che producono coca ricevono aiuti per cambiare la loro economia. Quindi molti ricominciano con la coca. Il Plan Colombia non ha messo in atto sufficienti misure socio-economiche per convincere i produttori a cambiare vita.

E ora come si affronterà il problema?
Dato che le caratteristiche del problema sono cambiate profondamente, come ho detto prima, la seconda fase del Plan Colombia (dal 2007 al 2013) continuerà con le fumigazioni (finanziate dagli Stati Uniti), ma le integrerà con eradicazioni manuali (almeno 50mila nel 2007) e con un forte potenziamento delle misure economico-sociali per cambiare l’economia delle aree più isolate. Si cercherà di coinvolgere la Commissione europea, che fino all’anno scorso non ha mosso un dito per lo sviluppo alternativo in Colombia, e i grandi Fondi internazionali, come la Banca Interamericana per lo Sviluppo e la Banca Mondiale.

Parliamo di numeri. Che tipo di risorse economiche serviranno per fare funzionare Plan Colombia II?
Occorrono 43.834 milioni di dollari, cioè più del triplo del Plan Colombia I che costò 13.181 milioni di dollari. Alla lotta contro le coltivazioni illecite andranno 6.172 milioni, agli investimenti nel campo sociale 20.661 milioni, alle misure di apertura globale dell’economia 12.006 milioni, al rafforzamento della giustizia e dei diritti umani 2.749 milioni, alla crisi umanitaria 2.245 milioni.
Le risorse proveranno, per circa il 70%, dal bilancio nazionale colombiano (31.264 milioni), per meno del 10 % dagli Stati Uniti (3.600 milioni) e si spera, per i restanti 9.000 milioni, in un aiuto internazionale dall’Europa e da altri Paesi.

Quali sono gli obiettivi?
L’obiettivo principale rimane quello di ridurre, in tempi brevi, le coltivazioni illecite e monitorarne in modo trasparente il processo, per essere certi che sia sostenibile e che rispetti i diritti umani dei coltivatori. A breve termine si dovrebbe garantire un’economia alternativa alle 100.000 famiglie che coltivano coca, procedere all’eliminazione quasi completa del papavero da oppio e rafforzare la democrazia reale nelle aree più povere del paese. Sono obiettivi possibili perche’ 100.000 famiglie sono una percentuale minima delle oltre 3.5 milioni di famiglie campesine in Colombia e perche’ la gente è stufa della violenza che hanno portato i gruppi armati nelle aree isolate.

A lungo termine?
Si dovranno mettere in marcia un’economia e una democrazia moderne, senza narcotraffico e senza violenza.Anche questi obiettivi sono possibili se si pensa che, già nel 2006, l’economia colombiana è cresciuta al di là di ogni previsione, oltre il 7% su base annua.

Che ruolo avrà il l’Undoc?
Le Nazioni unite stanno offrendo tutta l’assistenza tecnica necessaria nei limiti delle disponibilità di bilancio che sono molto ridotte. Il governo ci chiede consigli e buone pratiche di sviluppo rurale, trasparenza, equità anche nella difesa dei diritti umani. E’ un lavoro molto complesso, enorme ma entusiasmante. L’Unodc ha soltanto 170 persone in Colombia ad occuparsi della lotta alle coltivazioni illecite, al traffico di persone, alla corruzione, al traffico di armi e precursori chimici per la droga.

Come possono essere sostenuti i campesinos che decidono di riconvertire i loro campi di coca in produzioni alternative?
Le cooperative di campesinos fanno sforzi enormi per diversificare la loro economia; spesso sono soli e vivono grazie alla vendita di cacao, caffè, miele ed altri prodotti. Il miglior aiuto possibile, a livello internazionale, è quello di comprarli aiutandoli a migliorarne la qualità.

Lei è italiano, ma vive in Colombia da anni: può spiegare, in poche parole, la situazione attuale nel suo Paese adottivo?
E’ appena stato nominato un nuovo ministro degli Esteri, Fernando Araujo, sequestrato per sei anni dalle Farc e liberato lo scorso 10 gennaio. E’ avvenuto in una operazione militare contro il campo dei guerriglieri. Un uomo così non ha bisogno di aprire bocca per far capire a quelli che sniffano cocaina che hanno contribuito a rubargli sei anni della sua vita. Inoltre, un ministro con la sua storia è un forte simbolo dell’enorme prezzo che la Colombia ha pagato nella lotta al narcotraffico. E, soprattutto, per 40 milioni di cittadini che non hanno nulla in comune con le 100mila famiglie che coltivano coca, ne’ con i 20 mila uomini delle bande armate. L’altra Colombia, quella che spera nella pace, nella giustizia, nello sviluppo sostenibile si farà sentire in tutto il mondo.

Briciole
– Le Farc-Ep (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Ejercito del Pueblo), fazione armata del partito comunista colombiano, sono nate nel 1965. Si finanzano con rapimenti, estorsioni e traffico di droga.
– L’Auc (Autodifesa Unita della Colombia) è un gruppo paramilitare di estrema destra che combatte non solo contro le truppe Farc ma anche contro chi si oppone.
– L’Eln (Esercito di Liberazione Nazionale), fondato nel 1964, è una fazione marxista-leninista con circa 5.000 membri. La sua lotta contro le farc ha provocato la morte di migliaia di colombiani

Numeri
43 anni la durata della guerra civile in Colombia
90% la cocaina consumata negli Stati Uniti che viene dalla Colombia
99% la cocaina consumata in Europa che viene dalla Colombia
30% i membri delle Farc che hanno meno di 18 anni

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