Colombia più sicura

Di Matteo Diotalevi

FARC decapitate. Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, movimento nato con la volontà di instaurare una democrazia popolare socialista, ma presto trasformatasi in un movimento terroristico autofinanziato attraverso il narcotraffico, hanno perso il loro leader carismatico. Era il 4 novembre quando Alfonso Cano è stato ucciso in una vasta operazione militare, avviata con un pesante bombardamento e seguita da un’azione a terra in cui il boss colombiano è stato ucciso in uno scontro a fuoco. Cano era considerato l’ultimo intellettuale della guerriglia, l’ideologo che era subentrato al fondatore e capo storico dell’organizzazione Manuel Marulanda “Tirofijo”. Leggendo i giornali sembra difficile che le Farc troveranno un degno sostituto per la guida del movimento, con il Governo colombiano che gli avrebbe inferto un colpo quasi mortale.
Sandro Calvani, diplomatico italiano che vive e lavora a Bangkok, oggi Direttore del Centro ASEAN sugli Obbiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite, è stato direttore del programma ONU contro il narcotraffico (UNODC) in Colombia e Direttore Generale dell’UNICRI. E’ un profondo conoscitore della situazione colombiana e per questo gli abbiamo chiesto un parere in merito. Innanzi tutto ci ha chiarito quale sia stato realmente il peso del leader Alfonso Cano per le Farc.
«In generale in tutte le organizzazioni impegnate in attività illecite il capo conta parecchio, almeno tre volte quel che conta un leader in un qualsiasi gruppo con fini leciti. È ovvio che sia così perché la capacità organizzativa e l’orientamento a priorità e a risultati deve essere massimizzato. La rivista Harvard Business Review, nel suo numero speciale di Novembre 2011 dedicato alle grandi imprese multinazionali, ha pubblicato un articolo che analizza proprio i metodi di business della criminalità organizzata per capire quali lezioni si possono imparare dal loro successo. Una forte leadership, capace di ispirare tutti gli operatori, quasi adorata, comunque molto rispettata, è uno degli ingredienti della ricetta delle mafie. Create nel 1964, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia sono la più antica organizzazione di rivolta armata militarizzata al mondo, dove la gerarchia e la disciplina tipica degli ambienti militari è dunque una tradizione consolidata. È chiaro che la morte del comandante generale ha un enorme peso psicologico e strategico».

Negli ultimi tre anni, prima di Cano, sono venuti a mancare altri tre leader: Reyes e Jojoy, uccisi, e Marulanda, fondatore del movimento morto a 78 anni per infarto. Assenze però che non sembrava avessero destabilizzato le FARC. L’uccisione di Cano avrà altri effetti?

Questa volta è diversa dalle altre. Con la morte di Cano le FARC hanno finito i numeri due adatti alla successione. Non c’è nessuno tra i capi sopravvissuti tutti questi 47 anni, che hanno insieme carisma, esperienza in tattiche di guerriglia, capacità organizzativa strategica e finanziaria, credibilità con i giovani ribelli e negli ambienti contadini. Lo stesso Cano, che era un intellettuale ideologo della rivolta armata, ha dovuto “riciclarsi” a fare il capo in prima linea dopo la morte di Marulanda e del Mono Jojoy. E dopo la morte di Reyes le FARC non sono riuscite a trovare un altro “Ministro degli Esteri” ugualmente autorevole e rispettato in ambienti internazionali. Come qualunque organizzazione umana il tempo logora soprattutto i leader e in situazione di conflitto armato nessuno può durare più di due decenni o essere sostituito senza aver messo in atto una continua formazione delle nuove generazioni. Nelle FARC c’è un enorme salto generazionale tra i capi della prima ora e le truppe che sono tutte formate da giovanissimi, molti perfino minorenni. In questo senso la morte di Cano per le FARC è una catastrofe.

Hanno però già dichiarato che proseguiranno la loro guerra. Quanto tempo impiegheranno per riorganizzarsi?

Secondo me la loro attività preminente, il narcotraffico, era già seriamente danneggiata dal rafforzamento dei cartelli di narcos concorrenti, in regioni dove la FARC non ci sono, o non hanno forza militare sufficiente per controllarlo. Il mese scorso è morto per l’esplosione di una bomba un altro loro membro chiave, Jose Neftali Umenza, che gestiva tutto il narcotraffico della costa Pacifica. Inoltre la politica di restituzione delle terre agricole ai poveri, avviata dal Presidente della Colombia Josè Manuel Santos, ha alienato le FARC in centinaia di villaggi di campesinos poveri, che si possono riprendere le terre legalmente e senza violenza. Quindi la morte di Cano è arrivata in un momento pessimo per le FARC. Si riorganizzeranno nel giro di pochi mesi, ma con un livello di pericolosità molto più basso.

Ultimamente sembra diminuita l’attenzione dei media al narcotraffico in Colombia, a fronte magari di una maggiore preoccupazione per la situazione messicana. Si può dire lo stesso dell’impegno internazionale al contrasto?

No. L’attenzione internazionale al contrasto in Colombia è invece migliorata dopo l’inizio della Presidenza Santos, che ha continuato la lotta senza compromessi iniziata dall’ex Presidente Uribe, ma con più capacità politica nelle relazioni internazionali del suo predecessore. L’attenzione dei media è tutta per il Messico, perché le notizie da Far West che vengono da quel paese sono più spettacolari. Migliaia di micro-consultazioni nei villaggi per convincere le famiglie ad abbandonare le coltivazioni di coca, richiedono molto più impegno, più soldi e più tempo di un assalto armato, ma fanno molto meno notizia.

I Governo colombiano e americano hanno però messo in campo una vera e propria guerra contro le FARC. In qualità di ex direttore di Unodc e Unicri, ritiene che sia la migliore risposta a questo movimento?

Alle FARC sono state offerte più volte opportunità e veri e propri negoziati di pace fin dai tempi del Presidente Pastrana (1998-2002, ndr). Sono le FARC che hanno preso in giro e sfidato il popolo e lo Stato colombiano, continuando a fare sequestri di persone, mentre si dicevano disposti a parlare di pace. Le FARC hanno attaccato e ucciso operatori di progetti dell’ONU, sparato sulle scuole e sugli ospedali. Non hanno mostrato di conoscere né di voler imparare linguaggi di pace. Altri movimenti rivoltosi e terroristici colombiani come l’M19, hanno parlato di pace e l’hanno fatta poi sul serio. Uno dei loro leaders, Gustavo Petro è stato eletto democraticamente sindaco della capitale Bogotà il mese scorso in una lista civica e senza l’appoggio di alcun partito. Nessuno in Colombia vuole continuare la guerra contro chi vuole la pace. Ma dato che le FARC sanno comunicare solo con gli AK 47 (fucile mitragliatore utilizzato dai guerriglieri, ndr), i colombiani dopo 47 anni di violenza hanno deciso di attuare strategie di guerra, l’unico metodo di confronto che finora le stesse FARC hanno accettato e realizzato in modo molto pro-attivo.

Ma dal suo punto di vista le FARC hanno ancora un fondamento ideologico, come affermato dallo stesso movimento nella comunicazione successiva l’uccisione di Cano, o ormai si tratta solo di un’associazione malavitosa dedita a fare soldi con il narcotraffico?

Un fondamento ideologico c’è ancora, ridotto però al lumicino, una specie di reminiscenza storica, cui oggi non bada più nessuno. Le FARC dicono di volere la rivoluzione proletaria come a Cuba, ma ai bambini che sequestrano nei villaggi, non insegnano né le idee di Marx né quelle di Fidel Castro. Insegnano a sparare. Si dicono ispirati da un’ideologia, ma sui loro computer sequestrati dai militari colombiani non si trovano libri comunisti presi su internet, ma solo strategie di guerriglia e rendiconti di operazioni di narcotraffico. Forse quella di diventare un’organizzazione criminale armata non è stata una scelta intenzionale, in quanto l’accerchiamento cui sono stati sottoposti da dieci anni dalle efficaci operazioni militari dell’esercito Colombiano, li ha costretti a occuparsi soprattutto a sopravvivere e non hanno più avuto tempo per gli optional, come le ideologie e la politica. Il pollo ed il riso nelle zone occupate dalle FARC costano quanto in un hotel di lusso a Bogotà, perché l’assedio delle forze armate rende gli approvvigionamenti difficilissimi e quindi costosissimi. La credibilità perduta ha diminuito anche gli amici all’estero delle FARC e i loro aiuti finanziari. Con pochi soldi a disposizione è chiaro che il narcotraffico e le armi diventano l’unica priorità e l’unica via di sopravvivenza. Ma così facendo scompare anche la foglia di fico della rivolta armata. Rimane solo un gruppo di violentissimi criminali terroristi e narcotrafficanti, che con le loro bombe, traffici di cocaina e sequestri di persone, uccidono anche la prossima generazione di colombiani, quei bambini non ancora nati che vivranno in un paese con minori investimenti stranieri per lo sviluppo economico rispetto ai paesi vicini. Le FARC hanno tradito prima di tutto se stesse e la propria storia.

BOX
Le FARC
Dalla guerriglia per la libertà a quella per il narcotraffico. Questa la storia delle FARC, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia. 47 anni in cui i guerriglieri colombiani hanno cercato di opporsi senza alcun successo al governo con la volontà di instaurare una democrazia popolare socialista. Almeno questa l’idea di base, da cui iniziarono la loro azione nel 1964 in seguito all’ “Operazione Marquetalia”, una grande operazione avviata dallo stato colombiano per reprimere le esperienze di autogoverno agrario contadine che si erano sviluppate nelle regioni di Tolima e Hulia. I superstiti, fuggiti sotto la direzione di Manuel Marulanda Velez, stabilirono che la resistenza e la lotta armata era l’unica strada da percorrere in Colombia per attuare il cambiamento e le riforme strutturali che la popolazione chiedeva. Il loro scopo era quello di sovvertire l’ordinamento statale colombiano per instaurare una democrazia popolare socialista. E’ così che ad oggi sono tra le più longeve organizzazioni ribelli del mondo a cui aderiscono, secondo i dati del 2008, superiore alle 10mila unità. E’ stata inserita nel 2002 dal governo colombiano, dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, nella lista delle organizzazioni terroriste. Nonostante lo abbiano sempre negato, è certo che le FARC si autofinanziano attraverso il narcotraffico.

Briciole
460 soldati uccisi dalle Farc nel 2010
165 nei primi cinque mesi del 2011

Coltivazione di coca in Colombia
Ettari di coca in Colombia
163.300 (2000)
81.000 (2008)
68.000 (2009)
57.000 2010
(World Drug Report 2011)

Produzione 2009
Kg 253.447

comunicati