Con gli occhi e con il cuore

Poi succede, che ti svegli una mattina e anche se sono passati un sacco di anni da quando ti sei drogato l’ultima volta, ti rendi conto di quanto stai bene.
Per anni perso, ne hai passati altrettanti a cercare di capire il perché, il motivo. Mille pensieri e maree di parole per scovare la radice del tuo malessere. Quel disagio ragazzino che un giorno ti ha fatto dire, vabbè, proviamo, cosa vuoi che succeda per una volta? Ma poi ti è piaciuto, perché hai scoperto che dopo che fumavi quella strana sigaretta fatta a mano, non eri più così preoccupato di essere accettato dai fighi della tua scuola, perché ora anche tu ti sentivi un grande e non avevi più voglia di sprofondare ogni volta che la biondina della terza D ti passava accanto senza degnarti di uno sguardo. Ben presto hai smesso tu di guardarla. Non ti importava più tornare a casa con un’insufficienza. Dopo un po’ hai smesso di prenderle, perché hai smesso di andarci a scuola.

Come un gambero, hai cominciato a vivere andando all’indietro. Sentendoti schierato dalla parte dei vincenti.
E così, alla prima sigaretta ‘strana’ è seguita una prima pasticca, poi una seconda, e dopo poco, non era più importante contarle.
Quelle che contavi con ossessione maniacale erano invece le volte che non prendevi nulla, perché in giro non si trovava niente di niente. Quelle giornatacce in cui sembra che tutti gli spacciatori siano stati arrestati, lasciando la sconsolazione tra i clienti. Come si fa ad andare a ballare senza qualche ‘pasta’ o senza qualche tiro in tasca? Ed era in quei giorni che davi il peggio di te. Le capocciate al muro, nessuno ti poteva rivolgere la parola, il mondo era marcio, sporco e corrotto e tutti confabulavano contro di te. La vita era una noia mortale e nessuno poteva farti cambiare idea.

E’ stata una di quelle volte che le hai dato una spinta. Tu non volevi veramente, tua madre è la cosa più importante che hai, l’unica che non ti ha mai giudicato o abbandonato, quella che ti allungava 50 euro di nascosto da papà, quando ti vedeva isterico.
Piangeva con gli occhi e con il cuore ma con la mano ti allungava i soldi. Quel giorno però non voleva farti uscire di casa, basta. Aveva detto –Basta Marco. Ti stai distruggendo. Non ce la faccio più a vederti così. Adesso basta-. E in un attimo tua madre si è trasformata ai tuoi occhi da complice funzionale a nemica inaspettata. Una come tutti gli altri e per spostarla dalla porta, l’hai dovuta spingere.
Adesso, sembra tutto così lontano.

Ogni mattina, prima di andare al lavoro, passi da tua madre a lasciarle Roxy, il boxer che ti ha regalato per i vent’anni. Entri in casa e trovi il profumo del caffè ad accoglierti. Tua mamma è lì, in cucina, che ti aspetta. Le dai un bacio sul collo e lei ti tira il canovaccio. Non ha mai sopportato il solletico, tua madre. Ridendo, vi sedete. Un raggio di primavera taglia in due il tavolo, irrompendo solare dalla finestra. Tua madre versa il caffè per te e per lei. Ti mette lo zucchero e lo gira. Poi sorseggiate in silenzio il liquido nero. Tu controlli gli sms. Prima o poi quella biondina ti risponderà, ne sei sicuro. E mentre hai lo sguardo sul display del cellulare lei ti osserva e sorride. Sorride con gli occhi e con il cuore. Suo figlio è tornato.