Di corsa verso la libertà. Il San Patrignano running team alla maratona di New York

In 5 anni già 46 ragazzi della Comunità hanno partecipato alla competizione nella Grande Mela

Una passione coltivata a lungo, con determinazione e perseveranza durante allenamenti faticosi e rigorosi. Sempre in gruppo, perché i ragazzi di San Patrignano corrono per tutta la Comunità e non solo per se stessi. Per dimostrare che insieme, con disciplina e impegno, è possibile raggiungere qualsiasi traguardo. Domenica 5 novembre il San Patrignano running team torna per la quinta volta consecutiva a New York per partecipare alla più famosa maratona al mondo.

“Oltre il traguardo”, questo il nome del progetto nato per consentire ai ragazzi di San Patrignano di correre a New York ha permesso negli anni di far gareggiare 46 giovani in percorso di recupero. Un risultato importante sia per il suo valore sociale, sia perché rappresenta un’importante attività di raccolta fondi per la comunità, da sempre gratuita.

Il 5 novembre otto ragazzi della comunità saranno a New York per correre i fatidici 42 chilometri grazie al sostegno di Banca Carim, Cimberio e Kappa.  Claudio Lotti, coordinatore del running team, racconta come tutto è partito. “La corsa, avviata inizialmente coinvolgendo un risicato gruppo di ragazzi, pian piano si è estesa generando un crescente interesse da parte di ragazze e ragazzi che in questo sport trovano stimoli ed effetti benefici sul fisico, stringono legami e alimentano una voglia di riscatto che passo dopo passo li accompagna durante il percorso di recupero”.

La corsa è una fedele metafora della Comunità, dove il percorso è fatto di tanta fatica e momenti di difficoltà, ma anche di molte soddisfazioni come il superamento dei propri limiti. Una sfida entusiasmante ma complessa perché i ragazzi di San Patrignano, dopo un passato di droga ed emarginazione, si affacciano ad una competizione sportiva unica nel suo genere. Sono circa una trentina quelli che fanno parte della squadra, ma solo parte di loro, dopo mesi di allenamento, sarà a New York. Saranno solo otto a corre per tutta San Patrignano e a dimostrare a New York che dalla droga si può uscire per tornare vivere la vita in tutta la sua pienezza.

Le storie

Sebastiano Povoli

Di Riva del Garda

“Sono entrato a San Patrignano a soli 18 anni, ma ero davvero da buttare via. Diciamo che avevo capito che non avevo altra scelta se non volevo fare una brutta fine”. Sebastiano oggi ha 22 anni e se può guardare con fiducia al futuro lo deve soprattutto a se stesso e a chi in comunità ha creduto in lui. “A 15 anni ero già iscritto al Sert, perso com’ero dietro le canne, la ketamina, trip, mdma. E pensare che per stare dietro alle sostanze non solo abbandonai la scuola, ma anche la mia più grande passione, l’arrampicata. L’eroina, sempre e solo fumata, prese il sopravvento su tutto”. Invece di salire verso l’alto, per Sebastiano fu uno sprofondare sempre più, complice anche una madre che causa problemi di salute non riusciva a seguirlo a dovere e un padre con cui il rapporto era inesistente. “Sembrava non potesse mettermi un freno chiunque finché non me ne andai di casa. Lì mi resi conto d essere poco più che un bambino, incapace di provvedere a me stesso e con un grande problema sulle spalle, una zavorra da cui capii che dovevo assolutamente liberarmi”. Lì la scelta di entrare a San Patrignano, dove scopre la passione per il lavoro di falegname e ancor più quella per la corsa. “Inizialmente non fu semplice, correvo, ma con me portavo il peso del passato. Con il tempo ho affrontato i miei problemi e ho imparato a correre assieme agli altri, sostenendoci a vicenda”. Dopo tre anni di comunità, l’ingresso nel San Patrignano Running Team, andando a correre maratone all’esterno della comunità. “Ogni volta è un’emozione diversa e nuova. Non oso immaginare cosa significherà per me correre la Maratona di New York”.

 

Filippo Ardesi

Di Massa Carrara

“E’ stata dura a 40 anni passati prendere atto di aver buttato via venti anni della mia vita dietro le droghe”. Filippo era il classico tossicodipendente dalla doppia vita. Da un alto marito e compagno perfetto, dall’altra un uomo sempre alla ricerca di soldi per comprare la roba. “Avevo iniziato a 20 anni e da lì non ho mai abbandonato l’eroina. Poi a 25 anni il matrimonio, con mia moglie che non sapeva nulla della mia dipendenza. Durò cinque anni, a 30 la separazione e il mio tracollo”. Per Filippo 10 anni di solitudine, emarginazione totale, solo in compagnia dell’eroina. Per fortuna la forza di chiedere aiuto. “A San Patrignano è stata durissima. Non è stato facile stare alle regole di convivenza del posto, ma ancor più guardarmi allo specchio. Una grande mano me l’ha data lo sport e la corsa. Io che a 17 avevo abbandonato il tennis, la mia grande passione, ho trovato nella corsa un modo per scaricarmi e per sentirmi bene. Ogni gara mi prefiggo un obiettivo e corro per quello. E intanto credo di esser già riuscito a centrare il mio più grande obiettivo, quello di tornare a vivere. New York è l’ennesima sorpresa che San patrignano mi ha regalato”.