E’ così che è nata la Comunità di San Patrignano

Ci si droga sempre di più. Lo fanno giovani e giovanissimi, ragazzini di 12 anni e professionisti di 40. La compri ovunque. Al bar, a scuola, ordinandola via internet, oppure sulle panchine di un giardino pubblico. Succede così anche a Milano nel parco in fondo a via Stendhal. Agli spacciatori non gliene frega niente se quell’area verde è dedicata alla memoria di mio padre, Vincenzo Muccioli. Un uomo che contro la droga ci ha speso l’esistenza, dedicandola a migliaia di giovani che grazie a lui hanno trovato l’aiuto necessario a lasciarsi la tossicodipendenza ben dietro le spalle. Mica lo sanno gli spacciatori chi era Muccioli e cosa ha fatto. Per loro è solo un nome. E che proprio nei viali di quel parco massacrino di botte Eddy, 53 anni del Ghana, uno che su quelle panchine ci va per spiegare ai ragazzi di non farsi bruciare l’esistenza delle “pastiglie” e dall’eroina, è solo uno scherzo della toponomastica.

Eppure, San Patrignano è nata proprio in questo modo. Quando mio padre cominciò a incontrare in una piazza e in un giardino di Rimini, quelli che allora erano chiamati “i drogati”. Fu proprio convincendo alcuni di loro a cambiare strada e a tentare di ritrovare le loro dignità e libertà calpestate da droga e spacciatori, che li portò con se sulla nostra casa in collina. Da allora, sono trascorsi esattamente 30 anni, ma abbiamo ancora bisogno di qualcuno che non giri la testa dall’altra parte, quando vede qualcuno sfruttare la sofferenza di un altro uomo. Eddy non si è chiesto cosa stessero facendo gli altri di fronte a quel problema. Si è seduto su una panchina e ha iniziato a parlare e convincere. Puntuale è arrivata la punizione dei pusher. Hanno bisogno di terreno libero per il loro sporco lavoro. Già gli tocca di farlo in parco Vincenzo Muccioli, un rompiscatole come Eddy è veramente troppo.

Invece, tutti noi abbiamo bisogno di persone come lui, in grado di ricordarci con tutta la sfacciata concretezza di ciò che fanno, come le soluzioni ai problemi dipendano prima di tutto da noi stessi. Se continuiamo a considerare normale sniffare cocaina, possibile e lecito per ogni adolescente cuocersi il cervello con spinelli geneticamente modificati e non cominciano, qui e ora, a dire che drogarsi è stupido, pericoloso, vietato: non cambierà mai niente. Da vent’anni banalizziamo la droga, l’abbiamo fatta diventare una merce, un prodotto di consumo e oggi ne raccogliamo i frutti: più tossicodipendenti, più spacciatori. Eddy è stato picchiato perché era solo. Spero che da oggi non lo sia più. Ci ha dato un esempio. Sta a noi esserne all’altezza.