Così la coca minaccia la farmacopea

Diversi analisti evidenziano tra le minacce legate alla produzione di stupefacenti quella ambientale, collegata alla perdita di molte specie vegetali. La NATO – che su tali temi ha tenuto un summit a Valencia nel 2003, presieduto dal segretario generale aggiunto Jean Fournet – evidenzia come la scomparsa delle foreste a vantaggio delle coltivazioni di piante da droga contribuisce alla scomparsa di biodiversità tropicali strategiche per le applicazioni farmaceutiche e alimentari.

Alcune delle 20 fonti alimentari primarie e i principi attivi di un farmaco su sei (tra gli altri, quelli per il morbo di Hodgkin, l’ipertensione, l’artrite reumatoide, la malaria e la leucemia) sono riconducibili a genotipi di origine tropicale. Da questo fronte di ricerca, l’attività farmacologica attende nuovi agenti antitumorali e contromisure per attacchi terroristici batteriologici.

Coprendo solo il sei per cento della superficie terrestre, le foreste tropicali accolgono infatti più della metà di tutte le specie vegetali esistenti e molte specie non ancora scoperte. Nella sola Colombia sono censite fino a 1.100 piante vascolari su 250 ettari di foresta, rispetto alle circa 1.450 specie presenti nella totalità delle isole britanniche. La Colombia occupa lo 0,7 per cento della Terra, ma detiene il 10 per cento della biodiversità, per le quali è seconda solo al Brasile: più della metà del paese, 680.000 chilometri quadrati, è coperta da foreste tropicali che raccolgono 55.000 specie vegetali.

I precursori chimici impiegati e smaltiti durante la lavorazione dell’eroina e della cocaina sono stati calcolati dal governo colombiano in oltre un milione di tonnellate dagli anni ’80 ad oggi. L’area distrutta o contaminata dalla coltivazione del papavero da oppio nella foresta andina e nelle regioni montuose sarebbe pari a 78.500 ettari, la foresta pluviale danneggiata dalla coltivazione della coca nei bacini del Rio delle Amazzoni e dell’Orinoco in 425.600 ettari.