I danni della cannabis: interviene anche il Gruppo tossicologi forensi italiani

“Chi racconterà alla mamma di Enrico, che vede suo figlio 17enne rinchiuso in casa perché vittima di allucinazioni e attacchi di panico, dopo l’utilizzo di cannabinoidi, che è solo sfortuna che sia toccato proprio a lui?

Chi consolerà la famiglia di Lucia che a 19 anni cercava da queste sostanze leggere l’unica risposta al suo malessere e che ora aspetta di entrare nella terza comunità perché ‘casualmente’ è toccato proprio lei rimanerne imprigionata?”.

Sono le domande che pone Simone Feder, psicologo della Casa del Giovane di Pavia e anima del Movimento No Slot, sul sito della rivista Vita, in seguito alle affermazioni del professor Veronesi circa i danni “inesistenti “della cannabis.
Parole che hanno suscitato reazioni anche nel mondo accademico.

Contro la liberalizzazione infatti si sono espresse anche Elisabetta Bertol, ordinario di Tossicologia Forense all’Università di Firenze, e Donata Favretto, professore associato nella stessa disciplina all’ateneo di Padova, rispettivamente presidente e membro dell’Associazione scientifica Gruppo tossicologi forensi italiani.

«Vogliamo liberalizzare totalmente la cannabis e le altre droghe?» – scrivono le due docenti come riporta il settimanale L’Espresso – Decidiamo in tal modo di rischiare la vita o far salire i nostri figli su un treno, un pullman o una nave (ogni riferimento è voluto) condotti da personale che liberamente può essersi fatto una canna o un tiro di cocaina, scrivono le due docenti «Ci vuole pensare il professor Veronesi alla ricaduta di questa totale “liberalizzazione” sulla sicurezza stradale?»
Gli effetti “piacevoli” di una “fumatina” di marijuana durano fino a due ore circa, ma gli effetti avversi, comportamentali e fisiologici, permangono fino a tre-cinque ore dopo l’uso”.

Posizioni in linea con quella espressa ormai quasi quotidianamente dalla Comunità, impegnata in una battaglia educativa e culturale in contrasto all’ondata antiproibizionista, periodicamente espressa dai media con la tendenza a sminuire la pericolosità degli effetti delle cosiddette “droghe leggere”.

È invece necessario lanciare ai giovani messaggi fermi e chiari. Perché, come ricorda Feder, «non è questione di proibizionismo, ma di coscienza! Il destino dei nostri giovani non può essere affidato al caso».