I danni causati dall’uso di cannabis

Cannabis legalizzata e cervello: il NIDA lancia l’allarme

17 marzo, 2016

I ricercatori dell’Istituto nazionale sull’abuso di droghe (NIDA) stanno lanciando l’allarme su un possibile aumento di danni cognitivi e comportamentali ancora non del tutto conosciuti che l’uso diffuso di cannabis potrebbe favorire.

Una revisione dei più recenti dati scientifici condotta dal direttore di NIDA Nora Volkow, MD, sottolinea che nel momento in cui la legalizzazione della droga per uso ricreativo o medico dovesse diffondersi, le popolazioni vulnerabili, e soprattutto gli adolescenti, saranno i più esposti agli effetti tossici della droga.
‘Questo non è un problema è esclusivo della marijuana,’ ha detto Dr Volkow alla Medscape Medical News. ‘ Giovani cervelli e droghe non dovrebbero mescolarsi. Punto.’
Lo studio è stato pubblicato nel numero di marzo di JAMA Psychiatry.

Disgregatori potenti

Dr Volkow ha spiegato che i cervelli dei giovani sono impegnati in un periodo protratto di ‘ programmazione del cervello,’ in cui tutto ciò che un adolescente fa o a cui è esposto può influenzare l’architettura finale e la connettività di rete del cervello.

“Le droghe sono potenti perturbatori endocrini della programmazione del cervello perché possono interferire direttamente con il processo di “potatura” dei circuiti neurali e della connettività interregionale cerebrale”, ha aggiunto.

“Nel breve termine questo tipo d’interferenza può influire negativamente sulle prestazioni accademiche. Tuttavia, un uso a lungo termine può alterare l’adattabilità del comportamento, la salute mentale e modificare le traiettorie di vita”, ha detto.

In questo momento, quattro stati ― Colorado, Oregon, Washington e Alaska ― in aggiunta al distretto di Columbia hanno legalizzato la cannabis per uso ricreativo tra gli adulti. Venti-tre altri Stati, più il distretto di Columbia, anche hanno regolamentato l’uso di cannabis per scopi medici.

Visto che la marea di marijuana legalizzata è in aumento, Dr Volkow e suoi colleghi hanno ritenuto che occorresse fare con urgenza uno studio più mirato e approfondito dell’ uso e delle conseguenze.

Declino neuropsicologico

“Gli studi suggerisce con crescente evidenza che gli adolescenti possono essere particolarmente vulnerabili agli effetti negativi dell’uso di cannabis,” scrivono gli investigatori.

Diversi studi, ad esempio, hanno dimostrato che gli individui che usano la cannabis in giovane età hanno maggiore danni neuropsicologico e che l’uso persistente di cannabis dall’adolescenza è associato ad un declino neuropsicologico dall’età di 13 ai 38 anni. Questo non si è evidenziato nel caso in cui la cannabis sia stata usata per la prima volta in età adulta.

C’è anche una “evidenza piuttosto chiara” di alterazioni strutturali in un certo numero di aree del cervello associate con l’esposizione alla cannabis, benché alcune prove suggeriscano che anche il consumo concomitante di alcool possa spiegare alcune delle alterazioni strutturali attribuite esclusivamente all’uso di cannabis.

Gli studi di fMRI hanno anche sottolineato i cambiamenti nell’attività neurale tra i consumatori di cannabis, compresa l’elaborazione inefficiente durante un esercizio basato sulla memoria di lavoro.

Tuttavia, differenze nelle prestazioni di test neuropsicologici, così come nelle strutture e funzioni del cervello in utenti di cannabis vs non utenti potrebbero eventualmente essere state presenti prima che gli utenti usassero droga, fanno notare i ricercatori.

Le evidenze scientifiche che suggeriscono alterazioni nella struttura del cervello e nelle funzioni in consumatori di cannabis sono al momento poco consistenti, ed entrambe le aree evidentemente richiedono ulteriori approfondimenti.”Ci sono invece prove sia precliniche che cliniche che dimostrano che l’uso di cannabis è associato con un quadro ‘amotivazionale’,” ha detto il Dr Volkow. Il termine ‘sindrome amotivazionale da cannabis’ è connotato da apatia e difficoltà di concentrazione.

La Volkov nota inoltre che l’uso di cannabis a lungo termine è associato a gravi difficolta di apprendimento e rendimento.
D’altra parte, è molto probabile che la diminuzione della motivazione possa compromettere l’apprendimento, aggiunge lei, perché è stato dimostrato che il tetraidrocannabinolo (THC), il principio attivo della cannabis, interrompe il meccanismo dell’apprendimento basato sul sistema della ricompensa.
L’amotivatione negli utilizzatori cronici può anche essere il risultato del fatto che la cannabis stessa è diventata un grande motivatore,’ scrive la Volkow ‘così le altre attività (ad esempio, il lavoro scolastico) retrocedono e diventano secondarie nella gerarchia individuale della ricompensa.

Ora ciò che deve essere definito è se le più alte concentrazioni di THC possano rendere più probabile il rischio di sviluppare la sindrome amotivationale o addirittura la dipendenza, aggiungono i ricercatori.

Cannabis e psicosi

C’è anche un dibattito in corso sull’eventualità che la cannabis possa innescare malattie psichiatriche, in particolare, disturbi psicotici e schizofrenia.
‘E’ noto che la cannabis con un livello alto di THC può innescare un episodio psicotico acuto’ scrive Dr Volkow.
Tuttavia, lei avvisa di procedere con cautela: in che misura la cannabis possa provocare la schizofrenia è ancora in discussione, anche se c’è consenso unanime sul fatto che l’uso di cannabis nei soggetti a rischio di schizofrenia possa scatenare la malattia ed esacerbare il suo corso.

Specialmente se in dosi elevate, è’ stato stabilito che il THC innesca sintomi, sia positivi che negativi, simili a quelli della schizofrenia
Gli studi hanno costantemente dimostrato una esistente associazione tra uso di cannabis e schizofrenia nei casi in cui l’uso di cannabis precede la psicosi.
‘L’associazione tra l’uso di cannabis e le psicosi croniche (incluse diagnosi di schizofrenia) è più forte in quegli individui che hanno fatto un uso massiccio o frequente della sostanza durante l’adolescenza, uso in età precoce o uso di cannabis con elevata potenza di THC,’ osservano Dr Volkow e i colleghi.
‘Da questi studi, risulta che l’uso di cannabis aumenti il rischio di schizofrenia di circa due volte, dando conto del 8-14% dei casi, mentre un utilizzo frequente o un uso di cannabis con elevata potenza di THC, aumenta il rischio di schizofrenia sei volte’.
Dr Volkow avverte che in dibattito rimane aperto per quanto riguarda la misura in cui l’uso di cannabis possa contribuire allo scatenarsi di psicosi e possa precipitare nella psicosi pazienti che non hanno nessuna predisposizione genetica per la malattia.

Domande chiave

Ci sono domande chiave che devono trovare adeguate risposte prima che possa delinearsi con chiarezza il quadro dei danni potenziali dell’uso della cannabis.
Per prima cosa, quando l’uso di cannabis diventa eccessivo? Dr Volkow ha notato che non è chiaro se gli effetti della cannabis tra gli coloro che ne fanno un uso massiccio si applicano allo stesso modo a coloro che ne fanno un uso più saltuario.

In secondo luogo, a quale età l’uso di cannabis è più dannoso?

È abbastanza chiaro che l’uso della cannabis ha effetti negativi tra gli utenti adolescenti, come hanno constatato i ricercatori, ma può anche avere effetti negativi negli adulti più anziani, che già subiscono modifiche nella plasticità del cervello e il declino cognitivo relativo all’età, entrambe le caratteristiche potrebbero renderli più suscettibili agli effetti tossici della droga.
“I medici sono in una posizione chiave per l’aiutare a prevenire il disturbo dall’uso della cannabis,” ha detto la Volkow. questi richiede che i medici testino gli adolescenti e i giovani adulti per il consumo di cannabis e che intervengano per impedirne un ulteriore uso,’, ha aggiunto.

Nei casi in cui gli adolescenti o i giovani presentino già un uso problematico, i medici devano adattare il loro intervento sulla base della gravità del disturbo e la presenza di comorbidità, come ansia o depressione.

‘La scienza dimostra che la marijuana non è una droga benigna. La morbidità e la mortalità da droghe legali è molto maggiore di quella per le droghe illegali, non perché le droghe siano più pericolose, ma perché il loro status giuridico li rende più accessibili e una più grande percentuale della popolazione è esposta a loro in modo regolare,’ ha detto lei.

‘L’attuale movimento di ‘normalizzazione’ preme in questa direzione nel totale disprezzo per le evidenze dalle conseguenze negative della marijuana sulle salute, e questa tendenza rischia di vanificare i nostri sforzi volti alla prevenzione, facendo diminuire la percezione del danno ed aumentando uso tra i giovani, che è la popolazione più vulnerabile rispetto agli effetti devastanti dell’uso regolare di marijuana ‘.

Favorisce la malattia mentale

Commentando l’articolo di Medscape Medical News, Oliver Howes, MD, PhD, Istituto di psichiatria, King’s College, London, Regno Unito, ha detto che condivide la posizione del NIDA sull’uso di cannabis.

“Sono d’accordo, ci sono potenziali problemi riguardanti l’uso di cannabis, soprattutto se inizia precocemente, nell’adolescenza,” ha detto Dr Howes.
“L’uso precoce sembra essere responsabile in particolare dell’aumento del rischio di psicosi, ma sembra anche essere associato con effetti più evidenti in senso generale, e certamente abbiamo potuto costatare gli effetti a lungo termine dell’uso precoce di cannabis nei sistema cerebrali della dopamina, che sono collegati agli effetti sulla motivazione, o piuttosto alla mancanza di motivazione, che normalmente si vedono nell’uso massiccio di cannabis,” ha aggiunto.

Dr Howes ha anche condiviso il punto di vista del NIDA; c’è ancora molto da scoprire sugli effetti a lungo termine del consumo di cannabis, in particolare l’uso di elevati quantitativi.
Egli ha anche sottolineato che “come medico, vedo frequentemente giovani adulti che hanno iniziato a usare cannabis all’età di 12, 13 e 14 anni, e che sono venuti da me nella prima età adulta con dei problemi di salute mentale.”

“E sì, io credo che l’uso prematuro di cannabis contribuisca ai problemi di salute mentale che vediamo svilupparsi più tardi.”
JAMA Psychiatry. 2016;73:292-297. Abstract