Depenalizzazione della cannabis nello sport, una scelta scellerata

Siamo rimasti sconcertati nel leggere che la Wada, l’agenzia mondiale antidoping, ha innalzato la soglia di positività per la cannabis.

L’ipotesi sarebbe quella che non ha effetti dopanti, ovvero in grado di alterare le prestazioni sportive. In pratica gli atleti potranno tranquillamente fumarsi una canna durante la settimana perché in fondo non avrà alcun effetto dopante su di essi.
Da un punto di vista scientifico è discutibile non considerare la cannabis come doping, in quanto è documentato che ha degli effetti neuromotori e disinibenti che possono influire nello sport. A prescindere da questo però è disdicevole che un’istituzione a servizio dello sport di tale importanza a livello mondiale abbia di fatto sdoganato l’uso ricreativo della marijuana.

Se fra l’altro, come dicono, la marjuana sarà proibita solo il giorno precedente le gare, allora significherà che avremo uno sport a due velocità, quello che chiuderà un occhio durante la settimana, e quello delle partite ipocritamente pulite della domenica.
Una scelta scellerata quella della Wada, letteralmente incomprensibile visto il suo impegno quotidiano nel contrasto alle sostanze dopanti e stupefacenti. Un passo piccolo ma significativo sulla strada della normalizzazione nell’uso delle sostanze.

Per chi si occupa di educazione rivolta ad adolescenti e giovani lo sport è sinonimo di sacrificio, fatica, voglia di lottare e superarsi. Non a caso in Comunità è strumento di crescita per tutti i nostri ragazzi. Fondamento di ogni disciplina sportiva sono le regole che l’atleta è tenuto a rispettare. Diversamente non è sport, è scorciatoia verso il successo, per raggiungere con maggiore facilità il traguardo. Proprio il contrario di quanto noi cerchiamo di spiegare ai nostri ragazzi. Solo stando all’interno di regole e dando il massimo si possono raggiungere i traguardi prefissati.

Abbiamo sempre pensato che gli sportivi possano e debbano essere un esempio per i giovani, dentro e fuori dal campo. In primis quei campioni che diventano un’icona per i ragazzi, pronti ad imitarne le movenze, le gesta e i comportamenti. Cosa potrebbe succedere ora se a fumarsi una canna, da impunito e alla luce del sole, fosse uno di quei giocatori che compaiono ogni giorno in tv o sulle copertine dei giornali?
E quale sicurezza potranno offrire le società sportive a cui si rivolgono le famiglie certe di portare il loro figlio a fare sport per tenerlo quanto più distante da stili di vita a rischio?

Siamo convinti che lo sport debba essere un’alternativa a tutti gli stili di vita sbagliati e avere un compito fondamentale nella prevenzione. Deve continuare a ricoprire il suo ruolo di agenzia educativa a cui madri e padri credono e si affidano, all’interno della nostra società. Per questo ci appelliamo alla società civile, alle famiglie, alla scuola, alle istituzioni ed anche al Coni affinché una depenalizzazione che per la Wada può sembrare nulla di che, non si trasformi in depenalizzazione della cannabis per l’intera società.