Il dibattito sulle narcosale

Non c’è accordo nella giunta di Torino sulla proposta di instituire ‘stanze del buco’. Per farle, spiega il ministro Turco, bisogna cambiare la legge. E approfondire le esperienze straniere

di Carlo Forquet

C’è una bella differenza tra narcosale e somministrazione controllata di eroina, spiega il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino: “Noi non ci riferiamo a stanze del buco dove consumare sostanze illegali, ma a luoghi in cui un medico sa benissimo cosa dà al tossicodipendente, alla presenza di un’équipe medico-psicologica per fornirgli anche degli appigli di recupero”. Risponde così il primo cittadino torinese alle dure critiche di Antonio Maria Costa, direttore dell’Unodc (agenzia antidroga e anticrimine dell’Onu), che gli aveva manifestato in una lettera tutta la sua contrarietà al progetto. Costa non rinuncia a esporre la sua opinione anche sulle cliniche che distribuiscono eroina ‘di Stato’: “Sono un palliativo, peraltro estremamente costoso: 1.000 euro per tossicodipendente al giorno. La Sizzera, che è un Paese ricco, ha potuto applicare quest’opzione per 500-600 persone su 32.000”. Ma senza alcun risultato sul piano del recupero ‘drug free’.

Anche il ministro della Salute, Livia Turco, aveva espresso a Chiamparino molte perplessità, pur “condividendo lo spirito della proposta”. Tossicodipendenti e operatori sanitari coinvolti nella sperimentazione, infatti, non sarebbero al riparo dal rischio delle sanzioni previste dalla legge Fini-Giovanardi (in particolare quella sul consumo di droga) e ciò comporterebbe problemi per il nostro Paese, firmatario delle convenzioni internazionali sugli stupefacenti. Il ministro, poi, ritiene “difficile superare il disagio che le narcosale suscitano, sia perché non sono idonee a scalfire l’illegalità del mercato delle sostanze, sia perché rendono più difficile un efficace controllo sulla quantità e, soprattutto, sulla qualità degli stupefacenti assunti, con maggiori rischi per i tossicodipendenti”.

La necessità di tranquillizzare comunque radicali e sinistra, autori della proposta che ha diviso la maggioranza “ulivista” nel consiglio comunale, spinge il ministro, nella stessa lettera, a parlare di un’altra possibilità: “Sarebbe più utile una sperimentazione, certo più ardua e complessa ma anche ben più significativa, che affidi a personale medico specializzato il compito di consegnare in modo controllato eroina farmaceutica e poi monitorare nel tempo il tossicodipendente”. Esattamente ciò cui alludeva il sindaco nella sua risposta a Costa. L’impatto sulla legge, però, sarebbe “assai più pesante, a cominciare dalla individuazione delle modalità con cui la strutture sanitaria dispone della sostanza stupefacente”, spiega Turco. L’ipotesi è “creare un gruppo di lavoro che, con il sostegno dell’Istituto superiore della sanità, possa, dopo aver approfondito le esperienze straniere, proporre delle linee guida da sottoporre al legislatore”.
Chi ha a cuore la lotta alla droga può stare tranquillo: sulle narcosale non c’è accordo tra sinistra e neodemocratici al potere. Campa cavallo…