Dovizioso, un campione contro la droga

Panoramica Sanpa

Anche il motociclismo, uno sport dove sono fondamentali doti come la lucidità, l’equilibrio, la capacità di valutazione, l’impegno, scende in campo contro la droga.

di Simona Nobili

Andrea Dovizioso, 18 anni, da Forlimpopoli, leader della classifica del Motomondiale 125 (sta disputando il mondiale per il terzo anno, ha vinto due gare su tre – Welkom e nel Gran Premio di Francia, a Le Mans), è il testimonial della Campagna nazionale contro la droga della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del ministero del Welfare.

Un impegno importante, di cui lui, nonostante la giovane età, è pienamente consapevole e dice di rendersi ben conto del problema e del ruolo che lo sport può svolgere come mezzo per tenere i giovani lontano dalle ‘cattive compagnie’ e da stili di vita ‘a rischio’. A maggior ragione uno sport come il motociclismo, dove non è assolutamente possibile perdere il controllo della situazione.

“Quando vai per strada è pericolosissimo drogarsi, bisogna stare molto attenti, perchè oltre al danno che fai a te stesso puoi farne ad altre persone, infatti ci sono tanti morti a causa di incidenti”, spiega Andrea ponendo l’accento anche sul tema della sicurezza stradale.

Lui deve i successi all’impegno, alla dedizione, a doti come l’equilibrio, la lucidità, la capacità di valutazione: da due anni presta la propria immagine di sportivo a tutte le competizioni cui partecipa – con lo slogan Drugs don’t win impresso sul pettorale e sulla moto Honda – a favore della comunità di San Patrignano nella lotta contro le droghe.

Perché i giovani fanno uso di sostanze, perché ricorrono ai cosiddetti ‘paradisi artificiali’, perché si ‘sballano’? “Il più delle volte non hanno interessi, motivazioni, una forte passione cui dedicarsi. Io non riesco a capirli perché ho la passione per le moto e mi concentro su questo”, risponde Andrea. E aggiunge: “Oggi da un punto di vista materiale alla maggior parte dei ragazzi non manca niente e molti di loro non riescono più ad apprezzare le cose belle della vita, tutto appare normale, scontato. Non hanno stimoli, punti di riferimento, cercano qualcosa di più e allora non trovano altra via d’uscita che buttarsi nella droga”, dice ancora Andrea, che è rimasto quello di sempre, con gli amici di sempre.

E’ un ragazzo semplice, tranquillo, senza grilli per la testa. Capace di emozionarsi ma senza perdere il sonno la sera prima della gara. E’ già stato due volte in visita a San Patrignano e in entrambe le occasioni ha avuto un’impressione molto positiva, sia del luogo in sé che dei ragazzi, della loro simpatia, cordialità, del loro impegno nelle attività di ogni giorno. “Sono rimasto molto colpito e sorpreso nello stesso tempo perché i ragazzi mi hanno accolto con semplicità ed affetto, mi hanno portato in giro per la comunità, mi davano spiegazioni. Non pensavo fossero così bravi, così partecipi, è stata davvero una bella esperienza”.

Andrea Dovizioso va in moto da quando era bambino (è salito in sella la prima volta a quattro anni, ha cominciato a correre sulle mini–moto a sette). La passione per i motori ce l’ha nel sangue, l’ha ereditata dal padre, grande appassionato di motocross.

La sua giovane carriera è stata molto rapida: a tredici anni le mini–moto, a quattordici il Challenge Aprilia, poi l’Europeo. Adesso il presente gli sorride ancora alla grande: due vittorie su tre gare al Mondiale 125 – a Welkom e nel Gran Premio di Francia, a Le Mans.

Obiettivo più immediato, il titolo, nel futuro la promozione alla 250. “Durante la gara non ci pensi e sembra una cosa normale, però quando passi il traguardo, soprattutto con le gare che ho fatto io, dove nelle ultime curve sono passato in testa, è un’emozione indescrivibile, troppo forte, non capisci più niente”, dice Andrea ripercorrendo con la mente le ultime vittorie. “Risultati che non sarebbe stato possibile ottenere ricorrendo a ‘facili scorciatoie’ “, ricorda lui.

Con due vittorie nel Mondiale, quanto è cambiata la pressione, l’attenzione dei media nei confronti del team? E’ Cirano Mularoni, manager Kopron Team Scot, il team di Dovizioso in cui lavorano circa 20 persone, a rispondere: “Certo, quando ci sono risultati importanti come questi l’attenzione della stampa si fa più presente, con tutto quello che comporta, ossia la fame di notizie, la voglia di conoscere anche la più piccola curiosità”.

Mularoni traccia anche un giudizio sul suo ‘pupillo’. “Andrea dall’anno scorso è cresciuto tantissimo, affinando le doti di pilota e dimostrando di possedere una grande maturità, non solo come pilota, ma anche come persona. Quando sei in gara non è facile essere concentrati nello stesso tempo sulla guida e pensare anche allo svolgimento della gara, tenendo sotto controllo gli avversari e lui ci riesce molto bene”, dice ancora il team manager.

Passione, impegno, grande serietà, capacità di valutare le situazioni con estrema lucidità e raziocinio: Andrea Dovizioso ha ottenuto importanti risultati senza ricorrere all’uso di sostanze. Ed è proprio lui il testimonial ideale della Campagna nazionale contro la droga della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del ministero del Welfare.

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