Droga all’arma bianca

Di Mario Masi

Livio De Angeli è il direttore della centrale operativa del 118. Il suo lavoro lo ha portato a scontrarsi con la dura realtà di gente che muore per le cause più diverse, ma la nuova ‘tendenza’ dei ragazzi di girare col coltello in tasca non se la riesce a spiegare. “Non mostrano mai segni di pentimento quando bucano la pancia a qualcuno, restano come eccitati e sono talmente su di giri, spesso fatti o ubriachi, che sarebbero pronti a dargliene ancora di coltellate se non li fermi”.

Ma la novità non sono gli accoltellamenti, sono le circostanze, i modi in cui maturano i delitti. “Quello che un tempo era un modo di ‘difendersi’ tra giovani che vivevano situazioni sociali difficili, – prosegue De Angeli, – oggi è diventata la moda dei ragazzi di buona famiglia, che invece di prendersi a schiaffi si feriscono con una lama. Ragazzi normalissimi che si trasformano in potenziali assassini quasi senza saperlo, che possono uccidere o rovinarsi la vita finendo in galera senza nemmeno pensarci”.

La miccia che innesca questa violenza inspiegabile e incontrollata, quasi sempre, è l’uso e lo spaccio di sostanze illecite. “Quando scoppia una rissa – conclude il direttore del 118 – li troviamo con il coltello ancora in mano, senza che si rendano conto di quello che hanno fatto: sono agitati, euforici e molto spesso è un cocktail micidiale di alcol e droga a indurre questo stato confusionale“.

Episodi efferati
La cronaca nera è un triste elenco di episodi efferati. Nell’aprile scorso Aldo Murgia viene accoltellato a Roma per una lite su un parcheggio: sembra che il suo assassino, noto per i guai trascorsi a causa della droga, abbia compreso di averlo ucciso solo guardando la televisione. Appena cinque giorni prima l’esecuzione da film dell’orrore accaduta a Varese: Dean Catin, 17enne di origine croata, passa una sera al bar con i suoi amici Andrea e Jacopo, di 18 e 20 anni. Scoppia una lite e Jacopo estrae il coltello e colpisce Dean che cerca di fuggire. La furia di Jacopo non si ferma davanti alle grida dell’amico, lo raggiunge e senza alcuna compassione, con la complicità di Andrea, lo trascina ancora ansimante nel suo giardino di casa, lo finisce a picconate, lo seppellisce. I due assassini erano due noti spacciatori.

Dopo che un episodio simile tra due compagni di classe di appena 16 anni si ripete in un istituto tecnico di Monterotondo, nei pressi di Roma, il Sindaco Gianni Alemanno accusa le serie televisive come ‘Romanzo criminale’ di alimentare atteggiamenti e modi di fare sbagliati: “Quando si fanno le fiction, bisogna stare attenti a non mitizzare certi fenomeni”. “Altro che le fiction”, risponde Michele Placido, regista dell’omonimo film: “Vorrei invitare Alemanno a fare un sopralluogo nei punti caldi delle notti romane… Si renderebbe conto che il problema vero oggi sono la droga e l’alcol. Ormai, la sera, i quindicenni sono tutti ubriachi, per questo finisce che si prendono a coltellate”.

Il timore è che entrambi abbiano ragione. Che sia le assunzioni tossiche, sia l’immaginario ‘maledetto’ contribuiscano a creare nei ragazzi una distorta mitologia. Come se il bullismo tra i giovanissimi e nelle scuole avesse fatto un salto di qualità: prima si feriva la dignità del compagno impugnando il telefonino, ora lo si viola fisicamente con il coltello. È una sorta di moda, appunto, un tempo tipica degli scontri fra bande o tra tifoserie, ora dilagata in uno scenario più ampio. Nel giro di pochi giorni un quindicenne rumeno aggredisce un coetaneo nel campetto di basket, un writer della stessa età viene accoltellato in una stazione, forse per una rivalità tra bande di graffitari, all’uscita di una discoteca un 17enne ferisce un 19enne che corteggia la sua stessa ragazza.

Anche secondo il capo della Squadra Mobile di Roma, Vittorio Rizzi, “questo fenomeno è una nuova forma di bullismo sul quale bisogna intervenire al più presto” e “non si tratta di malavita ma di borghesia, il bullismo è trasversale a tutte le classi sociali”. Di “giovani che si muovono da casa armati di coltello e cercano il pretesto per usarlo. L’elemento costante è l’uso di alcol e di droga”.