Droga, la parola ai ragazzi

“La droga? Sì lo sappiamo tutti che fa male”. “Perché lo facciamo? Per fare i fighi… forse”.
“Io? Personalmente mai fatto uso anche se in classe mia una canna a testa se la saranno fumata quasi tutti”.

Voci, opinioni, commenti strappati a ragazzi di 15 o 16 anni fuori da un teatro, in una mattinata di sole dove piuttosto che fare lezione, andare a vedere uno spettacolo “dove si parla di droga” in fondo non è poi così male.

Cine Teatro Corso, 700 studenti delle scuole superiori di Rimini. Ad accoglierli una decina di ragazzi drugs off in tshirt rossa, 3 telecamere e la voglia di instaurare un dialogo diretto con chi potrebbe rischiare di fare i loro stessi errori.

Le domande arrivano a bruciapelo. Le risposte? Non sai mai se quello che gli studenti ti dicono sia la verità. Ti guardano con l’aria di chi non ha nessuna voglia di raccontartela. La droga, è più facile farsela che parlarne.
Poi, quando apri il varco, le parole arrivano dirette, sono brutali ma senza colpa, coma la realtà che raccontano.

“Se ti dico droga, pensi a divertimento o a emarginazione?” “Emarginazione perché oggi chi non si droga è un emarginato, rispetto alla maggioranza di quelli che si fanno”. “Uno svago? Non saprei anche perché in fondo drogarsi non è neanche così divertente. Almeno non sempre”.

Abbiamo parlato con loro e posto 4 domande con riserva.
-Drogarsi un po’, anche una volta ogni tanto, quanto lo consideri normale da 1 a 10?
-Le canne, quanto fanno male, da 1 a 10?
-Se ti dico droga cosa ti viene in mente?
-Chi è oggi “il drogato”?

Ne è uscito un mini-sondaggio che ci dice qualcosa su cosa significhi essere giovani oggi. Risposte che raccontano i tempi che cambiano, perché se è vero che certe atteggiamenti sono un classico che non tramonta, che “l’erba del vicino è sempre più verde” e che “i drogati” sono sempre gli altri, certe convinzioni appartengono ai tempi di oggi, e non ad altri. Dalla disco dove “non puoi divertirti senza sballarti un po’” fino al nuovo identikit dell’emarginato moderno, ruolo che secondo alcuni non spetta più al tossico ma di converso a quello “normale”, quello che non ha bisogno di essere su di giri per divertirsi o sopravvivere.