Drogamarket

«Non credevo ai miei occhi: casse che sparavano musica a un volume pazzesco e una marea di ragazzi che ballavano e si sballavano in tutta libertà. Era una festa completamente abusiva alle Cascine di Firenze, dove potevi provare tutte le droghe che desideravi. Non mi sembrava vero. Bastava chiedere e trovavi la sostanza che volevi. Era una zona franca, dove potevi fare davvero quello che ti pareva. Decisi subito che quello doveva diventare il mio mondo». Sara oggi ha 24 anni e si trova a San Patrignano da 3. Aveva però solo 15 anni quando partecipò a quel suo primo rave. Ci andò con il suo ragazzo e, pur non sapendo di cosa si trattasse, appena arrivata fu rapita da quella atmosfera: «Rimasi lì per quattro giorni. In tutto avrò dormito 8 ore. Ballavo senza sosta e calavo per ricaricarmi. Venivo da un mondo fatto di locali dove l’ingresso era a pagamento e al massimo avevi una consumazione. Lì era tutto libero e ne fui conquistata».

Da quel momento, per Sara, i rave diventarono una costante, o meglio, un’ossessione: «Volevo farmi accettare dal gruppo degli organizzatori e feci di tutto per riuscirci, conquistando a poco a poco la loro fiducia. Dovevo diventare una raver a tutti gli effetti, a iniziare dall’aspetto fisico: capelli poco curati e vestiti non griffati. Poi iniziai a fare la vita di strada. Solitamente se dormi a casa sei fuori dal giro, ma a me fu concesso perché ero piccola e andavo ancora a scuola. Intanto però iniziai a fare i primi furti e a spacciare». Lo spaccio prima di tutto, visto che i rave sono «un supermarket della droga», come non esita a definirlo Sara. «Le droghe da rave però sono innanzitutto quelle sintetiche, pasticche, ecstasy, funghi, ma anche tanta ketamina. Io la provai lì per la prima volta ed è stata vietata così tardi che ricordo di perquisizioni in cui i poliziotti non riconoscevano la sostanza».

«L’unica droga che non c’è, o meglio, non c’era, è l’eroina – si intromette a spiegare Andrea, – La prima volta che la cercai venni letteralmente picchiato. Non era la droga dei raver, che si considerano sì degli sballati, ma non dei tossici». Anche Andrea, come Sara, è a Sanpa da qualche anno. Stessa età, stesse esperienze, forse anche le stesse feste, non fosse che sotto l’effetto delle sostanze è impossibile ricordarsi la faccia di chi ti balla di fianco, come ammettono entrambi: «Chi va ai rave di certo non si interessa agli altri. C’è uno stato di devastazione tale che poco ti importa se uno ti collassa a fianco. Spesso accadeva che solo la mattina seguente ci rendevamo conto che era successo qualcosa di brutto quando sentivamo arrivare le ambulanze. E allora era meglio non farsi trovare lì».

Entrambi affascinati dalla vita del raver, hanno però visto cambiare il pubblico di queste feste: «Se i primi anni il popolo dei raver era ben classificabile, oggi è più difficile perché vi partecipa chiunque. Sono arrivati anche i ragazzi più fighetti, i discotecari, che ci vanno solo perché sono certi di trovare tutte le droghe. C’è stata una commistione, ma in fondo anche in discoteca oggi sono arrivate le droghe dei rave, a iniziare dalla ketamina. E i rave a loro volta ormai sono tutti a pagamento, essendo a scopo di lucro, tanto da essere organizzati su terreni privati presi in affitto».

E si assottiglia sempre più la differenza fra un rave e una street parade, come racconta Andrea: «La principale e forse unica differenza è che in quelle feste organizzate c’è un servizio di sicurezza. Forze dell’ordine che sono lì però più per proteggere chi è all’esterno che per controllare chi è all’interno. Si preoccupano che la manifestazione non crei disagi all’ordine pubblico, ma all’interno può avvenire davvero di tutto. Io in un’occasione ero talmente fuori che presi gusto a tirare la cocaina di fronte ai carabinieri che non mi dicevano nulla. Ma d’altronde dovrebbero fermare tutti perché il 99% delle persone che sono alle parade sono sotto l’effetto delle sostanze». Proprio per questo oggi per Sara e Andrea è difficile pensare di poter tornare a un rave: «Non credo che potremmo farcela. E’ impossibile affrontarli senza essere completamente sballati».