Educazione al gusto

di Carlo ForquetE i ragazzi, cosa riescono a comunicare?
Chiunque venga a mangiare al nostro ristorante, o comprare il vino, un formaggio, si porta via l’idea che dall’emarginazione si esce attraverso l’educazione, la bellezza, la formazione professionale. Mai come in questo periodo storico, fatto di incertezze, dubbi, crolli della finanza, tra l’altro anche a causa della droga, c’è bisogno di un inversione culturale».

Cioè?
Per noi, educazione significa un ritorno pulito, virtuoso alla terra, nel senso di difesa dell’ecosistema ma anche di ricominciare a nutrirsi in modo naturale, sano. Le carni, ad esempio, hanno un aspetto bellissimo ma sono piene di steroidi, le verdure hanno un colore stupendo, ma sembrano fatte di plastica. Noi, come è nostro costume cerchiamo di riportare il tutto su un piano educativo: l’educazione alla bellezza, al gusto.

E’ il tema di Squisito di quest’anno?
Oggi non sappiamo neanche cosa mangiamo. La spesa si fa sulla base del colore dei cibi. E questo vale per tante altre cose. Nella moda, le bambine anoressiche sul palco, nella finanza arricchimenti fittizi e virtuali. L’agricoltura, negli ultimi vent’anni, è ricorsa in maniera massiccia alla chirurgia estetica, a scorciatoie chimiche che garantiscono il massimo della produttività e redditività.

E il mondo dell’enogastronomia?
Il mondo della cucina, del vino, di un certo tipo di agricoltura un po’ snob, a volte vivono per celebrare se stessi, la propria immagine e bravura. Per noi la cucina è dare piacere e nutrimento agli altri. Questo significa ritorno alla semplicità.