Eleonora Ottaviani: l’equitazione oggi

In quale situazione si trova oggi la grande equitazione internazionale e quali i problemi che deve affrontare?
“L’equitazione internazionale ha bisogno di più certezze e deve acquisire maggiore credibilità. L’obiettivo nei prossimi mesi e nei prossimi anni sarà questo. La federazione internazionale e quelle nazionali devono dare garanzie, ma al tempo stesso da parte degli atleti deve esserci una maggiore presa di responsabilità. Devono rendersi conto di essere gli ambasciatori del nostro sport, e ancor più dei modelli che devono dare l’esempio. E’ importante che capiscano che oggi per confermarsi nell’alto livello non è più sufficiente soltanto il talento, ma che devono utilizzare anche il cervello. Devono essere informati sui regolamenti e sulle normative, in particolare quelle veterinarie, per evitare di incorrere in violazione antidoping per un utilizzo incauto di medicinali”.Serve quindi una maggiore professionalità da parte di chi è protagonista di questo mondo?
“Direi di sì, da parte di tutti, ma ciò non significa che coloro che si muovono attorno all’equitazione devono essere tutti professionisti pagati. C’è sempre posto per i volontari, che danno il loro contributo per passione, ma lo devono comunque fare con la massima professionalità. Se questo è l’obiettivo primario, poi per dirla in tedesco, dobbiamo fare il “keine theater”, guardare alla sostanza e non alla forma, evitare di dare spazio a scoop scandalistici, dovuti al doping o a polemiche interne. Questo perché non dobbiamo competere fra noi, come può succedere fra i cavalieri e la federazione, ma con quegli altri sport di nicchia che ci stanno soppiantando nella raccolta di sponsor e ci portano via spazi televisivi come golf e vela”.

Come devono cambiare i concorsi per riuscire a incrementare il proprio pubblico?
“Detto che deve aumentare la professionalità, diciamo che l’intera equitazione deve lavorare di più con i media per creare il personaggio. Per tutti il cavaliere è colui che indossa il cap, la giacchetta rossa, i guanti e salta gli ostacoli, magari avendo il titolo di duca o principe. Questa però era l’equitazione di 30 anni fa, quando era uno sport elitario praticato solo da nobili e militari. Oggi, come da sempre in Germania e Olanda, anche in Italia non è più così. E’ uno sport per tutti. Oltre a questo si deve far capire che il cavallo può essere un aiuto per le persone, attraverso l’ippoterapia”.

Venendo a San Patrignano, qual è il segreto di un concorso che in soli 14 anni ha praticamente bruciato tutte le tappe del successo?
“Forse il segreto è stato quello di seguire lo stesso sogno di Vincenzo Muccioli. Quando lo incontrai e mi parlò per la prima volta del suo sogno di creare un concorso di cavalli in comunità, mi disse di voler mettere lo sport al centro dell’evento. Mi trovò subito d’accordo. Oltre a questo, la forza di questo concorso sta nel fatto che si tratta di un evento completamente indipendente da autorità, sia sportive che non, obiettivi politici e economici. Oltre a questo motivi se il nostro concorso è così apprezzato il merito va alla cura che cerchiamo di mettere nei dettagli”.

Quali le novità di questa edizione?
“Lo sport è tale in quanto dà la possibilità a chiunque di mettersi in mostra e di poter emergere. Per questo anche quest’anno la partecipazione è aperta, oltre che a campioni già affermati, anche a cavalieri emergenti di nazioni meno blasonate o senza sponsor. E’ così che avremo il 23enne olandese Maikel Van Der Vleuten e alcuni cavalieri di Bulgaria, Austria, Ungheria e Australia da dove arriverà Chris Chugg. In gara avremo anche Edouard Rothschild. Lo abbiamo invitato perché ci ha gentilmente concesso la data del suo concorso, abitualmente collocato alla fine di luglio, visto che per i cambiamenti del calendario abbiamo dovuto spostare la nostra manifestazione e lui ci ha amichevolmente evitato la contemporaneità di due eventi importanti. Inoltre, abbiamo un nuovo course designer, l’olandese Louis Koninckx, un professionista che si è già messo in mostra nei concorsi di Rotterdam e S-Hertogenbosch e che fra l’altro è uno psicologo. Infine, abbiamo fatto uno sforzo per portare qualche cavaliere italiano in più in accordo con il tecnico Marcus Fucks. Si tratta di giovani che dal prossimo anno potrebbero essere inseriti nella nazionale azzurra”.