Etica ed etichetta

Panoramica Sanpa

Promuovere la cultura del bere con sobrietà. Questa la proposta di San Patrignano ai produttori di vino

di Silvia Mengoli

Il vino è piacere e salute. Bevi con sobrietà”. Poche parole per comunicare l’idea che San Patrignano ha del vino. E per esprimere quale dovrebbe essere il corretto approccio al suo consumo da parte di tutti. La frase è stata apposta da marzo su tutte le bottiglie prodotte in comunità. “Ci siamo fatti portavoce di questa iniziativa”, spiega Andrea Muccioli, “perché crediamo che accostarsi al vino può e deve essere una scelta matura e consapevole e riteniamo che educare, soprattutto i giovani, ad un corretto consumo, fare conoscere la storia, la tradizione, la ricerca, in una parola la cultura che abita un grande vino, sia un compito che riguarda tutti i produttori”.

All’iniziativa hanno già aderito diversi produttori di eccellenza. Le sei aziende che, insieme a San Patrignano, fanno parte dell’associzione Convito di Romagna (Calonga, San Valentino, Fattoria Zerbina, Tre Monti, Azienda agrigola Stefano Ferrucci, Tenuta La Palazza) hanno inserito l’etichetta sulle bottiglie proposte per la degustazione in occasione del Vinitaly (Verona dal 1 al 5 aprile). Ma anche i produttori Falesco e Boroli hanno sposato i contenuti dell’iniziativa. Altri, si spera, si aggiungeranno fra breve. Intanto, l’Associazione italiana sommeliers e Slow Food (movimento internazionale a sostegno della cultura del cibo e del vino) si sono impegnati a diffondere e promuovere il significato della ”etichetta della responsabilità”.

“E’ un fatto importante”, sottolinea Muccioli. “Sono proprio i produttori, per primi, a dover essere interpreti di un messaggio di educazione e di prevenzione nei confronti di ogni rischio di abuso da parte di chi acquista i loro vini. Un messaggio quanto mai importante, in questi tempi di ‘sballo’ e di ricerca dell’ebbrezza sempre più diffusi. In particolare tra i giovani che tendono, in modo spesso inconsapevole, ad utilizzare bevande contenenti alcol come vere e proprie droghe”. Per fuggire dalla realtà, per nascondere fragilità e disagio, rischiando di arrivare all’alcolismo e all’emarginazione sociale.

“Lo sappiamo bene noi, che accogliamo da venticinque anni ragazzi emarginati, anche giovanissimi, che abitualmente associano all’uso di stupefacenti quello di alcol”. Ma proprio per questo si è in grado di distinguere “l’enorme differenza tra droghe ricercate e consumate solo ed esclusivamente per procurare alterazione del rapporto con se stessi e con la realtà, e sostanze che, seppur passibili di essere usate con lo stesso proposito, consentono un approccio ed un piacere sano, responsabile, non alterato. Insomma, sobrio”.

Un approccio responsabile
A San Patrignano sono stati realizzati oltre 100 ettari di superficie vitata e si producono circa 100 mila bottiglie di ottima qualità (l’obiettivo è arrivare a 500.000) che hanno raccolto, in questi anni, i riconoscimenti più prestigiosi nelle guide enologiche nazionali ed internazionali.

“La produzione del vino, come ogni nostra attività, non è il fine, ma uno dei tanti mezzi per dimostrare che passione, impegno ed attenzione sono strumenti formidabili di riscatto dalla droga”, sottolinea Andrea Muccioli. “In ogni passaggio di questo lavoro, dalla vendemmia, alla vinificazione, i protagonisti sono i ragazzi di San Patrignano, che al termine del loro percorso in comunità avranno acquisito competenza e professionalità spendibili sul mercato”.

A San Patrignano, inoltre, viene servito un bicchiere di vino a pranzo e uno a cena a chi lo desidera. “Educare e rieducare una persona emarginata ad una vita autonoma, libera e responsabile”, spiega Andrea Muccioli, “significa sostenerla in un percorso di crescita e consolidamento in cui impari a conoscere e frequentare ogni aspetto, forma, possibilità della vita senza rinunciarvi per paura e debolezza, ma diventando capace di affrontarlo e gestirlo con dignità e coerenza”.