Una fattoria sociale in Kenya ispirata al modello di Sanpa

San Patrignano come esempio per creare una fattoria sociale a Kakuyuni, in Kenya.

E’ con questo intento che oggi sono saliti in comunità i due medici campani Leonardo De Rosa e Angelo Perrotta che da anni portano avanti il progetto dell’Avis di Casalnuovo “For kenian children”.

Un progetto davvero ambizioso il loro, volto a dare un’opportunità di formazione professionale ai 700 bambini che sono già stati avviati agli studi. «Dopo gli otto anni di scuola primaria, non possiamo pensare che tutti questi ragazzi accederanno a quella secondaria – spiega Leonardo – Per questo vogliamo dar vita a questa fattoria dove i ragazzi potranno specializzarsi in un lavoro. Da qui l’idea di visitare San Patrignano, che è davvero ben strutturata in quanto a formazione».

Circa 4 anni fa infatti l’associazione ha acquistato un vasto appezzamento di terra, circa 90000 metri quadrati, in località Kakuyuni, dove sorge un piccolo villaggio di casupole e capanne di fango. «Qui stiamo programmando la realizzazione di una Farm, una fattoria sociale, che ci auguriamo possa essere gestita dai ragazzi che circa 10 anni fa abbiamo iniziato ad inserire nel nostro programma di scolarizzazione all’interno dello slum di Muyeye e che ormai stanno per terminare il loro ciclo di studi. Ragazzi africani che abbiamo visto crescere e abbiamo aiutato a studiare e che oggi vorremmo avviare ad un lavoro onesto e dignitoso che permetta loro di vivere una vita normale».

Un impegno più che concreto il loro sul territorio africano, per la precisione nello slum di Muyeye, periferia della ben più nota località turistica di Malindi. Qui infatti hanno aperto 10 anni fa una scuola ed un reparto ospedaliero che rappresenta l’unica struttura nella quale, in maniera totalmente gratuita, le donne del villaggio possono essere assistite durante la gravidanza e al momento del parto. In questo momento è in fase di realizzazione l’impianto fotovoltaico sia presso la scuola che presso l’ospedale, mentre è in fase di approvazione il progetto per la realizzazione della sala operatoria.

Tutti interventi volti a togliere i giovani dalla strada, allontanandoli da una delle piazze di spaccio principali della costa: «Se prima i ragazzi nello slum di Muyeye si sballavano sniffando colla, oggi iniziano sempre più a provare le sostanze classiche usate in Europa e spacciate ai tanti turisti della cosa. Uno dei lavori più diffusi è quello del “beach boy”, ragazzi che in spiaggia vendono di tutto, da sesso, armi e ovviamente droga. Un mercato che sta crescendo incredibilmente e rovina sempre più giovani. Noi vogliamo proporre un’offerta differente e credo che la strada intrapresa sia quella giusta. La fattoria sociale speriamo sia il prossimo passo».