Fermate il mondo, voglio drogarmi!

di Alessandra dell’Orefice

Lo chiamano narco-benessere. E’ un momento di piacere e di gratificazione da raggiungere, a seconda delle situazioni, in modo individuale o collettivo attraverso l’uso delle tante droghe disponibili sul mercato, tra cui l’alcol, vissuto come sostanza “alterante in sé”. Questo – secondo il laboratorio previsionale della Regione Lombardia e del Dipartimento per le dipendenze di Milano – è lo scenario in cui si colloca l’attuale consumo di stupefacenti, nella città lombarda e in tutta Italia

L’indagine, prodotta dal 2006 con cadenza semestrale, si basa su dati epidemiologici, sull’andamento dei sequestri di droga, su interviste a esperti e ricerche sui media. Il quadro che ne emerge mostra non pochi punti di interesse, a cominciare dalla constatazione del “progressivo sdoganamento e normalizzazione del concetto stesso di droga” che, a detta degli analisti, è alla base dei mutamenti in corso. “Dopo una fase in cui una continua richiesta prestazionale ha indotto nelle persone l’idea di poter svolgere, attraverso additivi chimici, attività normali in modo più performante”, spiega nella prefazione il direttore del dipartimento milanese Riccardo Gatti, “l’approccio agli stupefacenti si sta trasformando nella ricerca di spazi di benessere”, scegliendo tra le molte alternative offerte dalla “rete distributiva sostenuta da internet, social network, gruppi amicali”.

Da bene di consumo a isola di piacere
La droga, come bene di consumo al pari di tanti altri, è un dato ormai acquisito dalla coscienza collettiva: non esiste più alcuna valenza trasgressiva nel fumare una canna, prendere una pastiglia o “tirare” una striscia di cocaina. Ma oggi, secondo gli analisti di Prevo.Lab, è in atto un passo ulteriore: “I cosiddetti nativi digitali”, dice Gatti, “sono in una terza fase concettuale”: da ribellione ed emarginazione, stordirsi è divenuto prima il doping della vita quotidiana e, oggi, lo strumento per costruire, da soli o in compagnia, “isole di piacere”.

“Una sostanza vale l’altra per raggiungere lo scopo: questione di gusti, di momenti e di mode che non si ripetono sempre uguali”. Resta il fatto che fuggire da se stessi attraverso le varie forme di dipendenza continua a essere, al di là dei tempi che cambiano, un cortocircuito nella sfera affettiva e nella maturazione psicologica; un disastro dell’anima che può essere prevenuto, affrontato e risolto solo attraverso un percorso educativo in grado di cambiare radicalmente gli orizzonti della persona. Di questa evidenza, l’indagine Prevo.Lab non fa menzione e, forse, non è il suo compito approfondire le cause della tossicodipendenza ma solo fotografarne il presente e prevederne il futuro.

Sotto questo aspetto è, senz’altro, interessante una prima analisi svolta da P.Lab sul fenomeno Facebook e sugli altri social network, codificando gli indicatori lessicali utilizzati dal popolo della rete per discutere online di sostanze stupefacenti. Ebbene, nel sito interattivo più diffuso in Italia con i suoi 12.400.000 iscritti (lo sceglie il 71,1% degli adolescenti), 1.108 gruppi e 91 pagine trattano in qualche modo il tema delle sostanze. Si tratta del 3% del totale degli utenti italiani. Fra questi, la popolarità della cannabis è indiscussa in tutte le fasce d’età, ma anche la cocaina miete consensi, pari almeno al numero delle opinioni critiche o contrarie. Eroina e psicofarmaci si contendono il terzo posto, seguite da ecstasy, sex drugs e dalla ketamina, ben conosciuta dal pubblico dei giovanissimi. Nonostante la percentuale degli “interessati” sia bassa, nel 75.66% dei casi l’opinione espressa in blog, pagine web, profili, messaggi e gruppi è positiva, e questo deve far riflettere. Come mai, a distanza di quarant’anni dall’esplosione del fenomeno della droga, rimbecillirsi con questa o quella sostanza è ancora considerato, da una parte consistente di giovani, un’espressione della libertà individuale?