I fiori nel male

Dopo la faida di camorra, il supermarket della droga ha ricominciato come prima. nel degrado, alcune associazioni combattono la loro battaglia quotidiana. Fra queste, 2you, che vuole strappare i ragazzi al disagio e all’abbandono della scuola

di Carlo Forquet
“Non abbiamo la pretesa di salvare Scampia. Ma hai guardato fuori?”. “Fuori”, dietro al cancello blu che separa la scuola dalla strada, si stagliano le Vele: palazzoni grigi, scrostati e fatiscenti, con centinaia di panni multicolori appesi alle finestre e un’aria, palpabile, di solitudine e degrado. Uno, l’hanno buttato giù qualche tempo fa e gli abitanti sono stati spostati in palazzine nuove, ma gli altri sono ancora lì, enormi, squallidi, popolati di un’umanità disperata.

C’è il sole; è una di quelle giornate che ti sembra sia già arrivata la primavera. Daniela mi fissa dietro gli occhiali: “Vogliamo stare insieme a loro: possono cambiare solo se trovano qualcuno di cui si fidano. E che non li giudica”. L’aula sarà grande perlomeno cento metri quadri: quattro tavoli con sedie, le pareti dipinte fino a metà di verde e, in fondo, una piccola libreria e una scrivania per i colloqui. Varcata la porta, il piano terra della “Carlo Levi” assomiglia a quello di tutte le altre scuole: il tavolo del bidello, la rampa delle scale, gli avvisi fuori alla segreteria, i murales fatti dai ragazzi.

L’ultimo arrestato ha 17 anni. Nello zainetto,
800 grammi di cocaina. E, nello scantinato dove
la polizia lo ha seguito, altri due chili di droga,
questa volta eroina

Quello grande e colorato occupa l’intera parete di fronte all’ingresso; al centro, tra tante figure, la scritta: ‘Meno drogati, più fiori’. Di fiori, dietro alla grata del finestrone che dà sul retro, non ce n’è nessuno e non è tanto per la stagione; di drogati, invece, se ne intravede un gruppo, lungo il muretto che delimita lo sterrato. Alcuni sono accovacciati con la fialetta di acqua distillata e la siringa tra le mani, altri si stringono il braccio con la cinta dei pantaloni, altri ancora biascicano qualche parola tra loro.

Due teenager a pancia scoperta mi guardano dall’alto: “Chi sei?”. È in questa scuola media, frequentata da circa 500 ragazzini del quartiere, che ha aperto, tre mesi fa, la sede napoletana di 2You, il progetto contro il disagio giovanile e la dispersione scolastica del ministero della Pubblica istruzione. L’iniziativa, realizzata da San Patrignano con il Consorzio Scuole Lavoro – Consvip ed altre realtà del privato sociale, ha portato alla nascita in venti città italiane di strutture orientate alla formazione umana e professionale dei ragazzi, soprattutto di quelli più a rischio.

Raffaele Fabbrocini ne è il responsabile, Daniela Sansone è nel gruppo di lavoro insieme a Giuseppe Arcucci, punto di riferimento per volontari e associazioni che collaborano. Sulla locandina, affissa un po’ ovunque, le attività offerte gratuitamente: recupero e sostegno scolastico, consulenza alle famiglie, corsi di informatica, sartoria, danza, pittura, tornei di calcetto estivi. Non solo per gli alunni, ma anche per genitori e studenti degli altri istituti della zona.
“Quando sono arrivata qui, quattro anni fa”, racconta la preside, Flavia Piro, “il problema principale era la disomogeneità: classi ghetto, dove erano confinati i ragazzi più problematici, compresi immigrati e rom, e classi di élite per i figli delle famiglie ‘perbene’. Erano i genitori di questi ultimi a chiedercelo, per non far crescere i loro figli tra cattive amicizie e degrado. Ho cercato di cambiare le cose, di migliorare l’integrazione tra i ragazzi. Alcuni arrivano da case famiglia, o sono nati in carcere, o adottati; comunque appartengono a contesti dove si va avanti grazie a lavori illegali. Proporre loro un’alternativa “onesta” è un’ impresa che definire difficile è un eufemismo, nel quartiere della camorra e dello spaccio, dove il “sistema” criminale fattura un milione e mezzo di euro al giorno tra cocaina ed eroina. E dove, dopo la faida di due anni fa che ha visto scomparire il clan Di Lauro a vantaggio degli “scissionisti”, il supermarket della droga è tornato a pieno regime.

Di Scampia ce ne sono almeno tre”, scrive Salvatore Tofano su Fuoricentroscampia.it, sito che raccoglie idee e iniziative degli abitanti del quartiere: “Quella piccolo borghese dei ‘parchi custoditi’, che non crede al riscatto e vorrebbe andare via, ma, per ragioni di soldi, non può; quella popolare, al limite della povertà, livello culturale zero, spesso compromessa e inserita negli ambienti malavitosi; quella criminogena dei clan, molto visibile , che offre ai giovani opportunità di lauti guadagni e fa da stato sociale, provvedendo ai bisogni delle famiglie dei carcerati e dei morti ammazzati. Fra la prima e le altre, nessuna comunicazione, ma diffidenza, paura. E’ come se metà della popolazione ignorasse l’altra metà e vivesse nel sogno di evadere, di scappare il prima possibile”. Perché, da quando il quartiere è nato più di trent’anni fa, la gente convive con lo spaccio.

[IMG ALT= HREF= ALIGN=right]news/scampia/verticale.jpg[/IMG]Ci sono persone che, per rientrare a casa, devono superare le file dei tossicodipendenti e farsi riconoscere dal pusher, che sta dietro al cancello del palazzo e decide se lasciarti passare. Una situazione che ha dell’incredibile, ma che qui sono arrivati a considerare “normale”. “Molti, durante la faida (136 omicidi di camorra solo nel 2004), hanno chiuso i figli a casa”, spiega la preside, “ma, se sei assente, rischi la bocciatura. Così, si utilizza l’espediente dell’allontanamento concordato: la famiglia ritira il ragazzo e, contestualmente, lo presenta all’esame di idoneità”. Servono nove anni di frequenza per accedere da privatista alla licenza media e un insegnante che ti prepari, visto che, quasi sempre, la famiglia non è in grado di farlo. Nel Centro 2You questo è possibile, non solo per i ragazzi che vogliono continuare a studiare, ma anche per gli altri, quelli cui la scuola non dice niente: totalmente demotivati, iperattivi, già grandi per le medie. A lezione non vengono più, preferiscono la strada, ma, grazie al progetto, possono rientrare nel circuito scolastico prendendo parte ai corsi di recupero e alle altre attività. “Sono minorenni, quindi abbiamo bisogno dell’autorizzazione dei genitori e ne abbiamo già ricevute un centinaio”, spiega Daniela, “il percorso è semplice: uno o più colloqui orientativi individuali e, a seconda delle valutazioni dei nostri consulenti, l’inserimento in un gruppo”. Le lezioni di sostegno si svolgono nel pomeriggio e sono tenute da alcuni docenti della stessa scuola. I laboratori da volontari esterni. A novembre è stata organizzata una festa, che ha visto la partecipazione di cento genitori. Molti erano interessati, alcuni già partecipano al corso di informatica per adulti, che si tiene il lunedì pomeriggio nell’aula multimediale. Un segnale di apertura, anche se timido.

trasparente

I numeri del quartiere

70 euro

Un grammo di cocaina

5 euro

Una pastiglia di ecstasy

15 euro

Una dose di eroina

5 euro

Una “stecca”

di hashish o marijuana

45%

dei tossicodipendenti ha la
licenza elementare

1,1%

è in possesso della laurea

“Nella mentalità degli abitanti del quartiere, ma anche di molti napoletani, esiste solo la pretesa”, continua Daniela, “il Comune ti deve dare questo, l’assistente sociale quest’altro, lo Stato quest’altro ancora”. Magari, l’istruzione e il senso civico lasciano molto a desiderare, ma su quello che si può ottenere dai servizi pubblici sono espertissimi. “E’ un misto di passività e strumentalizzazione della propria condizione fatto da persone che sono abituate ad attingere e a disperdere, ma non a produrre”, spiega don Fabrizio Valletti, gesuita sessantenne che guida la parrocchia di Santa Maria e il centro di formazione per il lavoro e la cultura “Hurtado”. Le associazioni di volontariato sono molte: dall’Arci a Legambiente, all’Auser e all’Opera don Guanella, per citarne alcune. Si occupano di promozione dello sport, di ambiente, del sostegno ai bambini; c’è chi si batte per la riqualificazione urbanistica, chi assiste i rom che sono acquartierati in una baraccopoli fatiscente di 800 anime. “A volte sembra che operino per accontentare il bisogno di professionalità e di attività lavorativa dei propri aderenti”, lamenta don Valletti. Manca la progettualità, una visione d’insieme e, nelle istituzioni, la volontà politica di cambiare qualcosa. C’è un grande dispendio di energie e denaro, ma nessuna continuità di presenza e, soprattutto, poche opportunità di crescita di operatori che, sul territorio, costituiscano l’ossatura di un cambiamento.

[IMG ALT= HREF= ALIGN=right]news/scampia/arresto.jpg[/IMG]I gesuiti ci sono da vent’anni, ma Hurtado è nato solo un anno fa. Il Comune di Napoli ha costruito la palazzina, proprio di fronte al commissariato, è l’ha affidata a don Fabrizio in comodato d’uso. Comprende una biblioteca – l’unica del quartiere –, una sala proiezioni, una piccola cooperativa con un gruppo di elettricisti e una sartoria. Ma il lavoro non esiste, né nel quartiere, né a Napoli: “Se un ragazzo mi chiede aiuto, spesso non so cosa rispondergli”, ammette il sacerdote. “Il lavoro qualche volta c’è, ma non sempre è accettato”, ribatte Daniela. “Tempo fa, abbiamo trovato un contratto in una fabbrica di guanti a Napoli per due ragazzine. Non sono volute andare: avevano paura”. Quello che conta è l’incontro con persone che ti accompagnino indicandoti una possibilità di vita. Daniela parla di sentimenti, condivisione, “passione educativa”: “Se solo, su mille ragazzi contattati, 500 possano dire di aver trovato in 2You qualcosa, un posto con degli amici e persone che ti vogliono aiutare, sarebbe un grande successo”. Perché Scampia è lì, fuori al cancello della scuola, e vive nella morsa dell’illegalità e del degrado.

Dietro ogni nostro successo c’é l’insuccesso di tutti.
Non vedi mai sofferenza nelle persone
bloccate per droga. Solo rassegnazione.

Un agente di polizia

“Il lotto U è abbandonato a se stesso”, scrive Monica,
32 anni, a Fuga di notizie, mensile cattolico molto diffuso nella zona. “Le aule della vecchia scuola distrutta sono utilizzate da centinaia di tossici che prima comprano nel palazzo e poi consumano. Non c’è nulla per socializzare, incontrarsi, passeggiare”. “Abitare qui è un inferno. Lo spaccio di droga inquina tutto, e, tra l’altro, ci toglie la libertà di muoverci: per uscire ci devono aprire i cancelli gli spacciatori”, continua Michele, 40 anni. “Dove altro si può accettare questo?”. E Paola: “Ho visto litigare giardinieri e operatori ecologici per decidere a chi spettasse rimuovere cumuli di siringhe e spazzatura. Risultato. Resta tutto come prima”. Ed è questo che accade, giorno dopo giorno, nel supermarket della droga di Scampia.

Non solo Scampia
Biglietto di sola andata per chi vive nei quartieri piu” a rischio d”Italia. Viaggio nei non luoghi d”Italia.
Racconti da Bologna2, nella periferia del capoluogo emiliano. E poi il Tossik Park di Torino e da Catania, quartiere Librino.

Milano. Via Padova. Calma Apparente. E Cagliari, nel rione di Sant”Elia. Continua il viaggio nei non luoghi italiani…