Folco Terzani a San Patrignano per la “prima” del suo nuovo libro

L’autore, figlio del giornalista Tiziano Terzani, ha presentato “Il Cane, Il Lupo e Dio”, una favola sulla natura, l’amicizia ed il senso del divino

“Mi ha colpito così tanto l’effetto di purificazione che San Patrignano ha avuto in un solo giorno che ho sempre desiderato ritornarci.” È così è stato. Lo scrittore Folco Terzani , figlio del giornalista Tiziano Terzani, è riuscito a tener fede ai propri desideri e così, Sabato 11 novembre, è  tornato a far visita alla comunità per un occasione davvero speciale: la prima presentazione della sua ultima fatica letteraria “Il Cane, Il Lupo e Dio”.

Nel teatro di San Patrignano e  di fronte ad un folto pubblico di ragazzi in percorso,  si è raccontato e confrontato a partire ovviamente dai contenuti del suo libro. “Si tratta di un lavoro che in forma di  favola  racchiude le frasi, le esperienze, le intuizioni che più mi sono sembrate utili negli ultimi 12 anni – ha spiegato lo scrittore già autore di libri di successo – è una storia di iniziazione, un viaggio dell’anima ed è proprio per questo motivo che ho chiesto a San Patrignano di poterlo presentare qui. Perché qui a differenza di una libreria c’è un’atmosfera di profonda sincerità ed introspezione”.

“Il Cane, Il Lupo e Dio” tratteggia, in un’armonica alternanza di parole e immagini,  il percorso di un cane domestico che decide di abbandonare il proprio padrone e tutte le comodità e le certezze ad esso connesse. Un racconto metaforico dietro il quale si legge un graduale distacco dalle cose materiali e un totale abbandono verso l’ignoto. In questo modo il cane diventa lupo, un animale che vive in sintonia con l’assoluto e che si affida completamente alla natura, a tutto ciò che gli può offrire.

“Se nella vostra vita avete cercato il contatto con qualcosa oltre la materia – ha concluso lo scrittore rivolgendosi ai ragazzi di San Patrignano presenti in teatro – dovete sapere che come il lupo potete trovarlo. C’è. C’è per tutti gli animali, le anime che hanno coraggio. Si tratta di un viaggio difficile ma anche profondo e bello.  Per viverlo, però occorre mettersi in gioco. Solo così è possibile vedere o intravedere quella cosa divina che va oltre l’uomo”.