Franco Aliberti porta Vite ai vertici dell’alta pasticceria

Il giovanissimo professionista campano (è nato a Pompei il 26 giugno 1985) è nella brigata di Vite sin dal primo giorno.
Franco ha capito che avrebbe fatto parte della grande famiglia di San Patrignano appena varcata la soglia di Vite. Anzi, anche prima. “Ero in macchina, stavo salendo la collina poi, dietro una curva, è comparso il mare – racconta  – e ho sentito il bisogno di fermarmi a godere di quella visione. Sono stato più di dieci minuti seduto sul ciglio della strada con lo sguardo fisso verso la costa e in quel momento ho capito che questo sarebbe stato il posto per me”.
Poi, aperta la porta del ristorante, “ho avuto la certezza definitiva. Quella cucina così grande e a vista, tutto l’ambiente curato nei minimi dettagli, l’atmosfera carica di energia, di vita e di voglia di fare bene. In quel momento, sulla porta, ho deciso che avrei fatto di tutto per restare”.

Facciamo un passo indietro: come si è concretizzata l’opportunità di approdare a Vite?
Devo ammettere che, prima che me ne parlassero, non conoscevo San Patrignano, quindi Gianluca Fusto e Paolo Marchi, i primi a illustrarmi questa opportunità, mi hanno aperto le porte di una realtà difficile da comprendere in tutta la sua pienezza senza viverla in prima persona. Nella primavera del 2008 ero a Milano e avevo tanta voglia di cambiare, di cercare sfide e stimoli nuovi. Proprio in quel momento Gianluca Fusto e Paolo Marchi mi hanno parlato di Sanpa e del nuovo ristorante che stava nascendo. Sulle prime ero un po’ disorientato, un ristorante in una comunità di recupero dalla droga mi sembrava qualcosa di troppo strano, difficile da capire. Fino a quando non è venuto il momento dell’incontro con Andrea Muccioli e con la realtà di San Patrignano: il viaggio, la scoperta della comunità, la vista del mare, l’ingresso al ristorante, ogni passaggio è stato un crescendo di emozioni e di sensazioni che in poche ore mi hanno convinto che questo era ed è posto per me.

Oggi, a 16 mesi dall’inizio di questa esperienza, come valuti  la scelta fatta?
Sono ancora più contento di aver ascoltato ciò che il cuore e l’istinto mi dicevano sulla porta di Vite. Ogni giorno passato in mezzo ai ragazzi di San Patrignano è un’occasione di crescita umana e di comprensione di quali siano le cose veramente importanti nella vita. Sono molte le persone, anche del mio ambiente di lavoro, che vorrei portare in visita in comunità per capire cosa significa affrontare i propri problemi e avere il coraggio di mettersi in discussione.
Oltre al fattore umano c’è quello professionale e anche in questo campo le soddisfazioni sono molte. Vite è un vero e proprio laboratorio di creatività, dove mi viene data la possibilità di inventare, di provare e di sperimentare con grande libertà. Nei settori ci sono ragazzi straordinari che si fanno in quattro per aiutarci a raggiungere l’obiettivo. Senza contare la qualità e la freschezza dei prodotti di San Patrignano, in grado di fare la differenza nella realizzazione di un piatto.

Dopo appena un anno arriva già il primo riconoscimento del lavoro fatto: come stai vivendo questo momento?
 Quando si riceve un premio per il lavoro fatto la soddisfazione è sempre grande, così come la responsabilità di confermarsi e di migliorare quanto fatto fino ad ora. Questo, però, è soprattutto un premio a San Patrignano e ai suoi ragazzi. Per questo voglio condividerlo con tutti loro, non solamente quelli del ristorante, ma anche i falegnami, i fabbri, le coltivazioni, il caseificio e tutti quanti ci permettono ogni giorno, con il loro impegno, a fare di Vite un ristorante unico e a rendere ancora più bello, fantasioso e soddisfacente il nostro lavoro.