Genitori e figli a San Patrignano

Panoramica Sanpa

Insegnare ai bambini a conoscere e a conoscersi. Per aiutarli a conquistare una propria identità. E” l impegno di un gruppo di educatori. Che segue i piccoli in comunita”

di Silvia Mengoli

Donne e uomini che ripartono da zero per riprendere in mano la propria vita. Ma, soprattutto, genitori che si riconoscono in quanto tali e si riavvicinano ai loro bimbi per ritornare ad essere una famiglia vera. A San Patrignano le donne presenti sono il 30 per cento del totale. I bambini sono circa 120, la maggior parte di loro ha un’età compresa tra i 0 e i sei anni, circa 20 tra i 6 e i 10 anni ed altrettanti tra gli 11 e i 14. Nel corso degli anni molte coppie si sono riunite per vivere la dimensione familiare ritrovata e la responsabilità che essa comporta. “Il nostro compito è sempre stato quello di aiutare le madri e i padri a riacquistare il ruolo genitoriale per ritornare ad essere protagonisti della vita dei loro figli”, spiegano le educatrici della comunità. “E, al tempo stesso, quello di creare attorno ai bambini un’atmosfera serena per permettere loro di conquistare la propria identità, di costruirsi il proprio mondo, di imparare a conoscere e a conoscersi”. I più piccoli di Sanpa hanno spesso vissuto una grave instabilità, hanno bisogno di essere nuovamente amati, rassicurati, protetti. Soprattutto hanno bisogno di credere ancora nei grandi. “Noi svolgiamo un ruolo di sostegno sia per i figli che per i genitori al fine di aiutarli a ristabilire il loro rapporto spesso compromesso da anni di droga”. Un compito impegnativo, delicato che può richiedere anche cambiamenti e aggiustamenti delle linee educative precedentemente adottate, in un’ottica di interventi mirati, volti alla tutela dei più piccoli e allo sviluppo e al sostegno della competenza genitoriale della coppia. “Cinque anni fa ci siamo resi conto che dovevamo lavorare in gruppo, affiancati da altre figure professionali”. Un gruppo (‘educativo’), composto da educatrici della comunità, psicologi e psicoterapeuti, che si incontra una volta alla settimana per analizzare e approfondire il rapporto tra figli e genitori a San Patrignano. “Siamo partiti riosservando la situazione infanzia e genitorialità a 360 gradi”, precisano le educatrici, “individuando quei problemi che si manifestavano con maggiore frequenza e necessitavano di un’attenzione particolare e di interventi ancora più capillari rispetto al passato”. Un esempio? La non coincidenza, in molti casi, tra il successo del percorso di recupero personale, inteso come soluzione dei problemi alla base della tossicodipendenza, e le capacità genitoriali. Ovvero, persone già in grado di assumersi responsabilità nel quotidiano e di portare avanti impegni con competenza e professionalità non sempre si dimostravano genitori completamente responsabili e consapevoli. Pronti per affrontare il ritorno a casa, assieme ai propri bimbi. Spesso è il senso di colpa che persone con problemi di droga alle spalle provano nei confronti dei loro bambini a giocare un ruolo decisivo che può interferire nel rapporto genitore–figlio. Per paura di sbagliare ancora, i genitori tendono a non assumersi responsabilità nello svolgimento del ruolo genitoriale con tendenza alla delega, così come a non voler accettare e riconoscere le difficoltà dei propri figli per evitare di commettere interventi inadeguati. “Noi dobbiamo aiutarli ad avere fiducia in se stessi, anche sotto questo aspetto. Crescere come persona, dimostrando capacità e responsabilità negli impegni non significa crescere contemporaneamente anche come genitore. Il percorso in comunità di persone con figli deve avvenire in relazione al loro essere genitori, al loro responsabilizzarsi, prima di tutto, in questo senso”. Devono saper prendersi cura di se stessi, è vero, ma soprattutto dei loro bambini: la loro priorità. Devono imparare ad assumersi responsabilità nei loro confronti, riuscire a prendere decisioni senza pensare che qualcuno possa farlo al loro posto. “Il nostro compito è quello di accompagnarli in questo percorso di crescita genitoriale, in previsione del ritorno a casa, senza sostituirci a loro”. Per facilitare l’assunzione di responsabilità dei genitori sono stati previsti diversi interventi. Una volta alla settimana i papà arrivano dalle altre sedi della comunità, quella trentina e quella di Botticella di Novafeltria, per trascorrere una giornata con i propri bimbi (le coppie vengono inizialmente separate per evitare che l’uno possa interferire nel percorso dell’altro). Assieme alle mamme sono aggiornati su tutto ciò che riguarda la crescita dei figli. “Li seguono nei diversi impegni, creano progressivamente contatti con la scuola, con chi segue il bambino nelle varie attività sportive e ricreative e sono sensibilizzati sulle tematiche che riguardano lo sviluppo del bambino dalla nascita all’adolescenza: le principali tappe evolutive, i capricci, la trasgressività adolescenziale, i no che aiutano a crescere, il significato di alcuni comportamenti problematici, considerati segnali di disagio emotivo. In questo modo cerchiamo di offrire ai genitori gli strumenti per riconoscere le difficoltà dei propri bambini, di accettarle e risolverle assieme a loro”. Gli interventi sono rivolti anche ai genitori che non hanno i figli in comunità, al fine di accompagnarli nel migliore dei modi al momento in cui potranno ricongiungersi ai propri bambini. “Manteniamo i rapporti con le famiglie di origine e, laddove è necessario, con gli assistenti sociali, per essere aggiornate continuamente sulla vita dei bimbi. Al tempo stesso, ci preoccupiamo di mantenere i genitori in contatto con i loro figli, attraverso le lettere, che a volte li aiutiamo a scrivere, l’invio di disegni o di piccoli pensieri per fare in modo che i bimbi sentano l’attenzione di mamma e papà anche se ora sono lontani”.

E nei confronti dei più piccoli? Cosa si fa per permettere loro di crescere serenamente, di riavvicinarsi al mondo degli adulti, di superare le loro fragilità e insicurezze? “Bisogna ascoltarli, capirli, rispettandone esigenze e richieste”, spiegano le educatrici. “Modificando e migliorando se necessario gli strumenti educativi e pedagogici, rivolti al loro sviluppo fisico, sensoriale e intellettivo. Soprattutto nei casi di bambini a rischio, quelli che hanno vissuto senza punti di riferimento, per i quali è importante perfezionare continuamente ogni tipo di intervento”. Per loro sono indispensabili competenze sia legate all’aspetto didattico e ricreativo che a quello delle relazioni. Quindi psicologi e psicoterapeuti, oltre agli educatori professionali che operano con un approccio individuale mirato alla conoscenza specifica del singolo bambino per andare incontro il più possibile alle sue necessità, valorizzando nello stesso tempo le sue capacità personali. “Stiamo ottenendo risultati davvero soddisfacenti”,”, spiega il neuropsichiatria infantile, Daniele Giovanni Poggioli che assieme alla collega Eleonora Marcelli e alla psicoterapeuta dell’età evolutiva Cristina Gaiani, collabora da anni con le educatrici di San Patrignano. “Soprattutto in relazione al disturbo più frequentemente riscontrato tra i bambini della comunità: quello oppositivo–provocatorio. I bimbi si dimostravano irrequieti, si rifiutavano di rispettare le regole. Questo era per loro un segnale di sofferenza, non di ribellione. Abbiamo fatto un attento lavoro sui bambini, sensibilizzando i genitori ad avere un approccio diverso, meno rigido, assolutamente più comprensivo”.

Ogni tipo di intervento nei confronti dell’infanzia e dell’adolescenza deve partire da un principio di base: “Il percorso di recupero dei genitori non deve incidere sul percorso di crescita dei figli”, precisano le educatrici. Loro devono vivere ogni giorno una dimensione familiare ed affettiva equilibrata, armonica, rassicurante. Per questo le famiglie, così come le mamme in percorso (divise in piccoli gruppi dello stesso settore) vivono assieme ai figli nelle abitazioni della comunità, dotate di televisione, videoregistratore, forno a microonde, frigorifero”. Piccole situazioni familiari perfettamente inserite nella grande famiglia di San Patrignano. “E’ molto importante: i bambini hanno bisogno di vivere assieme al genitore le piccole cose di tutti i giorni. Il momento del pasto, ad esempio. L’alimentazione è un punto significativo nella crescita del bambino. Il genitore deve esserci, deve accompagnarlo alla conoscenza del cibo attraverso esperienze piacevoli e deve essere guidato a riconoscere eventuali problematiche che possono manifestarsi rispetto ad esso”. Il bambino deve essere tutelato, protetto, deve ricevere tutto l’amore e l’attenzione per crescere, per costruire giorno dopo giorno la sua vita. Aiutato in ogni momento dalla sua mamma e dal suo papà. “I bimbi vedono i loro genitori diversi rispetto a prima”, precisa Poggioli, “sentono di potersi pian piano affidare a loro per ricevere quel sostegno emotivo troppo a lungo mancato e vivono la comunità come un’occasione importante di cambiamento della loro situazione famigliare”. Proprio per questo non si esclude la possibilità di accompagnarli a comprendere cosa è San Patrignano perché la loro mamma e il loro papà si trovano lì. “E’ un lavoro che facciamo soprattutto nei confronti dei più grandicelli (dai sette–otto anni) per aiutarli a capire, ad elaborare, a confrontarsi con gli amici che vivono fuori San Patrignano ai quali devono poter dare risposte, il più serenamente possibile: i miei genitori hanno avuto dei problemi, ma ora li stiamo risolvendo assieme, con l’aiuto di tante persone. In questo modo i figli e i genitori condividono gli aspetti positivi del periodo trascorso a San Patrignano, perché sanno che dopo ritorneranno a casa. Insieme”.

Tutti a scuola
I bambini di San Patrignano frequentano le scuole materne, elementari e medie del circondario (Mulazzano, Cerasolo, Ospedaletto, Coriano, Gaiofana) e quelle della Fondazione Karis di Rimini. “Fino a qualche tempo fa, erano inseriti esclusivamente in quelle di Ospedaletto. Ciò significava però la presenza di gruppi numerosi di bambini della comunità all’interno di un unico contesto scolastico con il rischio di uno scarsa integrazione con gli altri alunni. Per questo, dopo analisi sempre più approfondite, abbiamo scelto di suddividere i bambini in gruppi più piccoli (non più di tre o quattro unità). La suddivisione avviene tenendo conto delle necessità di ogni bambino, affinché venga inserito nella realtà scolastica più adatta alla sua crescita. La scelta delle scuole, nelle quali iscrivere i nostri bambini, è stata fatta sulla base degli orientamenti didattici ed educativi che le contraddistinguono e che corrispondono a quelli di San Patrignano”.

Benvenuti alla nostra festa
Giocare con la fantasia, inventando personaggi leggendari, posti incantati, oggetti magici. Divertirsi insieme, grandi e piccini, viaggiando nel meraviglioso mondo dell’infanzia. Per un’intera giornata, anzi in diverse occasioni. Durante il Bimbo Day, ad esempio, ma anche durante altre feste, dedicate ai più piccoli: quelle tradizionali come il Carnevale, o altre nuove inventate per loro. “Abbiamo voluto creare delle giornate speciali dove tutto è organizzato per i bambini, per dare sfogo alla loro creatività, alla loro voglia di divertirsi, di scoprire e di inventare”, spiegano le educatrici di San Patrignano. “Giornate diverse, uniche che sono importanti per i più piccoli, ma anche per i grandi”. Tutti partecipano infatti alla preparazione di questi momenti: genitori, educatrici, e i ragazzi della comunità. C’è chi confeziona i costumi, chi si dedica agli allestimenti e alle scenografie, chi cura gli aspetti gastronomici. “E’ importante per i genitori vivere questi momenti di festa assieme ai loro bimbi”, precisano le educatrici, “ma è altrettanto importante coinvolgere anche gli altri ragazzi di San Patrignano, quelli che un giorno, molto probabilmente, saranno mamme e papà, perché possano cogliere l’importanza del ruolo dell’adulto nei confronti del bambino, anche attraverso il gioco vissuto assieme a lui”.

Prima il dovere poi il piacere
Attività di gruppo oppure attività individuali strutturate, giochi e divertimento, ma rigorosamente dopo i compiti. Conclusi gli impegni scolastici viene lasciata ai bambini la possibilità di scegliere la soluzioni di gioco e di intrattenimento che preferiscono, da svolgere sotto lo sguardo attento delle educatrici di Sanpa. “Siamo sempre presenti, non per invadere i loro spazi ma per dare orientamenti e seguire il loro sviluppo anche attraverso il gioco che rappresenta una chiave di lettura importante delle loro senzazioni, soprattutto quando non è strutturato ma lascia spazio alla fantasia infantile. Giocando i bambini manifestano spesso i loro stati d’animo e ci aiutano a comprendere il loro equilibrio affettivo e ad individuare gli interventi nei loro confronti più opportuni. Le attività ricreative organizzate a San Patrignano si rinnovano continuamente per dare continui stimoli ai bambini e si svolgono negli spazi della comunità dedicati alla infanzia e nelle zone all’aperto. In relazione a questo sono state create nuove aree che i genitori possono frequentare con i loro figli nel tempo libero: il parco giochi, ad esempio, per i bambini dai 3 ai 12 anni con altalene, sabbiera, castelli. Ampliato anche il programma di proposte sportive e ricreative praticate in alcune strutture della zona. I ragazzini di Sanpa sono iscritti a corsi di danza, di calcio, di minibasket, di karate, di nuoto e a laboratori ludici e culturali. Frequentare questi corsi in ambienti esterni alla comunità favorisce i rapporti di amicizia con i compagni di scuola o con altri amichetti conosciuti in diverse situazioni.

Una nuova casa per loro
San Patrignano ha realizzato nel corso degli anni un nido, un asilo, un doposcuola ed ampi spazi a misura di bambino. Tutte queste attività rivolte ai più piccoli saranno riunite in un’unica struttura: una grande casa circolare disposta su tre piani ed immersa nel verde, che sarà inaugurata dopo l’estate e si chiamerà La Chiocciola. Al suo interno, ci sarà un’ampia area dedicata ai bambini del nido e altri spazi per le attività di quelli della scuola materna. Ci saranno inoltre aule scolastiche per i più grandi, una zona multimediale e un piccolo teatro. Non mancheranno aree all’aperto per varie attività sportive e ricreative: una grande terrazza al primo piano, un campo sportivo multimediale e un vasto giardino.