Una giornata con i ragazzi di “O ci sei, o ti fai”

Panoramica Sanpa

Un giorno denso di impegni, fittissimo, che si snocciola piano piano dalle 8 del mattino a tarda notte, imprevisti permettendo. Un salto in edicola a prendere i quotidiani della città, poi, davanti a cornetto e cappuccino, i ragazzi del motorhome commentano assieme la carta stampata, ricordando gli avvenimenti della giornata precedente. Una cronaca azzeccata, una fotografia che coglie in pieno l’essenza dell’iniziativa o, viceversa, un commento sbagliato, un qualcosa fuori dalle righe.

In viaggio da una città all’altra, oggi qui domani là. Con l’entusiasmo di sempre. Tanti ricordi alle spalle, volti nuovi e storie da raccontare. La sensazione, la speranza, a volte la certezza che diventa più forte, di aver aiutato qualcuno o comunque di aver compiuto un primo passo sulla strada del dialogo, della sincerità, della parola spesa per aprire gli occhi a tanti ragazzi ignari di quali drammi la società odierna racchiuda, quali insidie, quali angosce e solitudini. In ogni tappa racconti di amici persi per strada, di giovani vite spezzate, di famiglie che vivono nel dolore, di madri e padri che non sanno più dove sbattere la testa.

Il motorhome riparte. Ci si rimette in viaggio, con tanti propositi in testa. A mezzogiorno si arriva in una città nuova, si cerca la piazza, ci si guarda attorno, si valuta se la zona è adeguata, centrale, se è facilmente raggiungibile, se ha appeal oppure no. Poi. si pranza tutti assieme e si approfitta di quel momento prezioso per prepararsi ad una nuova giornata. Che sarà intensa, piena di nuovi incontri e nuove storie, ricca ed interessante, carica anche di drammi, ma certamente densa di speranze per quello che verrà da domani. La cronaca della giornata prosegue: alle 16 i ragazzi escono dall’albergo e vanno al motorhome, dove assieme ai tecnici montano le attrezzature ed allestiscono il grande van per accogliere la gente che verrà. Ci vuole più di un’ora, un’ora e mezzo, alle 18 tutto è operativo. Le prime persone incuriosite cominciano ad arrivare, un passo alla volta, timore misto alla voglia di parlare, di sapere, di conoscere di più. E poi, spesso, anche di raccontare e raccontarsi.

Ma è soprattutto dopo cena che si registra l’afflusso consistente. Quando arrivano adolescenti e giovani che cercano di capire cosa hanno davanti. Sulle prime barricati nelle loro paure, irrigiditi, e protetti da uno spirito critico eccessivo, che il più delle volte cela mondi di solitudine e di disagio. Alcuni non sanno niente della droga, non sanno niente delle conseguenze, di quel tunnel buio che molti stanno percorrendo senza voltarsi indietro. Vinte le prime titubanze, cominciano ad aprirsi, confortati dal fatto che i ragazzi del motorhome hanno vissuto esperienze e drammi forse simili ai loro. E con forza e coraggio ne sono usciti. Pensano e sperano che potrebbe capitare anche a loro, recuperano quella speranza affievolita. Altri stanno sulla difensiva, ostentano certezze che non hanno, sbandierano slogan e commenti sarcastici, dicono che loro non ci cadranno, che sapranno tenere sotto controllo la situazione. Perché loro sono furbi, o meglio “più furbi” degli altri. Poco alla volta queste certezze cadranno fino a dissolversi. Per alcuni è così, per altri no. Ma si spera sempre che i discorsi, i racconti facciano ragionare, riflettere e considerare quanto sia importante la vita. Non sprecarne nemmeno un attimo, rivalutarne ogni piccolo ed apparentemente insignificante aspetto.

Come svegliarsi la mattina e guardare fuori dalla finestra. Sentirsi vivi, comunicare con gli altri. “Le storie”, racconta Benedetta, 23 anni, occhi nocciola profondi ed espressivi, “sono tante, tristi, uniche, simili e al tempo stesso diverse l’una dall’altra”.
Come quella coppia, in Sardegna, che dopo aver finalmente preso coscienza della propria difficoltà, decide di staccare la spina, di smettere con un passato di sofferenze. O quella signora di mezza età che vuole assolutamente aiutare il nipote tossicodipendente abbandonato da tutti.

E poi storie di ragazzini lasciati soli al loro destino, abituati da tempo a vivere sulla strada, un lavoro ed uno stipendio che sprecano per farsi le “canne”, per gironzolare senza meta da un posto all’altro, senza sapere dove trovare uno svago vero, costruttivo, che dia qualcosa, adatto alla loro età, che serva per imparare. A volte è davvero difficile reagire, trovare una ragione di vita, quando tutto attorno sembra agire contro. Quando attorno c’è il vuoto, la mancanza totale di valide alternative, di iniziative valide. Quando si è persi in un mare di cemento e di solitudine.

“Bisogna dare fiducia, offrire loro una mano, far capire che possono aprirsi, cercare di comprendere la loro situazione senza giudicare”, spiega ancora Benedetta, “e soprattutto dare quei riferimenti che ad alcuni sono sempre mancati”. E’ la fine di un’altra giornata. I ragazzi smontano il motorhome e vanno a riposare. Domani si ricomincia.