Un grande enologo per amico

Sperimenta nuove tecniche di lavorazione, cambia il modo di fare i bianchi e i rossi, rivaluta zone vinicole dal futuro incerto e prodotti poco considerati. Nel mondo del vino lo chiamano “il mago di Orvieto”. Riccardo Cotarella, enologo di Monterubiaglio (cinque chilometri da Orvieto) è considerato un nome di prestigio nel panorama enologico italiano e d’oltreoceano.

Famoso per essere un grande “wine maker” di vini di stile bordolese gestisce, oltre ad offrire consulenza a tanti produttori, l’azienda della quale è proprietario insieme al fratello Renzo: la Falesco di Montefiascone, conosciuta nel mondo degli appassionati soprattutto per un vino, il Montiano, un rosso da sole uve merlot. La sua passione.

Dal 1997 collabora con San Patrignano .”Dal punto di vista professionale questa esperienza significa tantissimo”, afferma Riccardo Cotarella. “Andrea Muccioli continua a presentarmi progetti diversi da realizzare. Quindi collaborare con la comunità di San Patrignano è uno stimolo frenetico a sperimentare cose nuove.

Ma quello che conta più di tutto è il significato umano di questo rapporto. Il coinvolgimento di tutti i ragazzi è tanto e tale da trascinare anche me nel trasmettere entusiasmo, la passione per il lavoro. Nel tempo, ho visto crescere la professionalità. Assieme abbiamo raggiunto risultati concreti, e, soprattutto, la stima, l’affetto, il sostegno reciproci fondamentali per andare avanti, per guardare al futuro con la voglia di migliorare”.

Diversi gli esperimenti e i cambiamenti nelle scelte e nelle strategie produttive, tanti, a volte inaspettati, i successi ottenuti. “Nel 1997 è stata fatta una rivisitazione dei vecchi vigneti, apportando delle grosse modifiche”, spiega Cotarella. “Il tutto ha comportato un miglioramento qualitativo, dovuto ad un perfezionamento della tecnica di cantina e del vigneto sfruttando comunque la materia prima già esistente. Da quest’anno, però, sono entrati in produzione anche nuovi vigneti, ovvero nuove varietà, nuovi cloni di Sangiovese. Ciò significa nuovi sistemi di impianto, quindi una rivoluzione completa della tecnologia, dei programmi e della filosofia di produzione. Anche se è presto per fare previsioni, io credo che questo rappresenterà il punto di svolta per San Patrignano”.

Una svolta che aveva comunque già fatto capolino grazie ad un vino davvero speciale. “Avi, un Sangiovese di Romagna in purezza senza alcuna aggiunta di altri vitigni autoctoni e internazionali”, continua Cotarella, “è stata la mia prima esperienza e la soddisfazione è stata enorme nel constatare le reali qualità di questo vino in funzione delle vigne da cui è nato, ovvero vigne impiantate trenta anni fa, certo con un’altra cognizione, un’altra tecnologia e un’altra finalità che nasceva dalla esigenza di produrre vini leggeri e non di corpo. Nel 1997 lo abbiamo radicalmente rivoluzionato e i risultati sono stati sorprendenti. Tali da farci considerare la necessità di intervenire sulla produzione impiantistica di nuovi vigneti. E le prossime annate segneranno un ulteriore passo in avanti nella nostra ricerca continua della qualità”.