Grappoli d’autore

Sei ettari nel ’78, quarantacinque oggi, cento nel prossimo futuro. Le vigne di San Patrignano si allargano. E il vino che producono è, sempre di più, sinonimo di qualità e di attenzione al particolare

di Silvia Mengoli

Racconti di annate formidabili, esperienze di vita, storie popolari dove non c’è confine tra narrazione e leggenda scandiscono il ritmo incessante dei colpi di forbice. Giornate particolari, sulle dolci colline romagnole che fanno tappeto ai vitigni decantati da Plinio e Catone. Giornate di festa tra i filari esposti a mezzogiorno. È periodo di vendemmia. Una tradizione, un momento unico per gli agricoltori, certamente il più atteso.

Ogni anno la raccolta dell’uva diventa un rito. Anche a San Patrignano, dove tutti i ragazzi partecipano al fianco degli esperti della vigna. Per un giorno intero abbandonano scrivanie, computer, tavoli da lavoro, attrezzi e strumenti di vario genere. Si avvicendano nei campi muniti di forbici e cassette da riempire a metà. Uno, cento, mille….grappoli. È gara tra chi finisce prima, è scambio di battute, è un modo, diverso, per conoscersi meglio. Si alternano gruppi di cinquanta persone circa tra i filari di Sanpa, per due-tre settimane, necessarie a raccogliere tutta l’uva.

Preparano le casse, le caricano sui carri, le svuotano in una macchina speciale che divide gli acini dai raspi e li trasporta all’interno della cantina, dove ha inizio la produzione del vino. La quantità destinata all’invecchiamento viene selezionata in base alle caratteristiche e alla qualità dell’annata. Riposerà in botti di rovere francese per il tempo necessario. Diventerà Riserva.

La coltura della vite ha una vecchia storia a San Patrignano. La famiglia Muccioli possedeva qui un’azienda vinicola da molti anni. Sei ettari di vigna esposti a mezzogiorno, il primo mezzo di sostentamento della comunità.

Oggi gli ettari sono 45 e attorno al “lavoro dell’uva” gravitano circa cinquanta persone. Loro accudiscono i filari tutto l’anno, vendemmiano e vinificano. “All’inizio tutti fanno un po’ di tutto”, spiega Mario Monaco, responsabile della cantina di San Patrignano. “Poi, pian piano, ognuno viene indirizzato alla viticoltura o alla produzione del vino, in base alle attitudini e alle preferenze individuali”. E, nel tempo, tutti acquisiscono una avanzata formazione professionale in questo importante campo lavorativo, soprattutto nell’agronomia di vinificazione. “Questo è fondamentale per il loro futuro”, continua Mario. “Le cantine hanno un grandissimo bisogno di personale competente e molti ragazzi, una volta terminato il loro percorso in comunità, trovano facilmente lavoro. Del resto, non esistono scuole o corsi per diventare cantinieri o viticoltori, quindi è solo l’esperienza diretta a garantire professionalità. E a San Patrignano la si acquisisce, eccome”. Grazie all’impiego di metodologie e tecniche all’avanguardia e, soprattutto, grazie alla ricerca seria e determinata della qualità. Sempre e comunque. In ogni cosa, in ogni aspetto della propria esistenza per riacquistare fiducia in se stessi e riaffermare la propria dignità di fronte agli altri, dimostrando di essere ritornati protagonisti della propria vita.

“E ai ragazzi”, spiega ancora Mario, “abbiamo deciso di offrire un’ulteriore opportunità per facilitare il loro reinserimento sociale e nel mondo del lavoro. Qui in comunità verranno organizzati dei corsi di formazione in viticoltura per creare un gruppetto di persone in grado di portare avanti nel tempo la cura della vigna dall’inizio alla fine”.

Attualmente i vigneti sono vitificati a Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Sangiovese e Sauvignon. La produzione è di circa 900 ettolitri di vino all’anno, 120.000 le bottiglie. Ma gli obiettivi di Sanpa puntano alto. “Abbiamo intenzione di raggiungere i cento ettari vitati“, afferma Federico Rainero che gestisce i rapporti commerciali legati alla produzione vinicola della comunità. “E di arrivare a 400-500 mila bottiglie all’anno. Anche perché, attualmente, le richieste superano nettamente la nostra offerta. Ovviamente queste nuove strategie produttive comporteranno l’inevitabile ampliamento della cantina e la riorganizzazione della struttura“. Che comprenderà anche il laboratorio chimico.

“L’integrazione dei due settori consentirà di superare problemi logistici, perdite di tempo e inutili complicazioni”, continua Rainero. “Le analisi sono importantissime. Ne facciamo anche trenta-quaranta al giorno per tenere costantemente le uve ed il vino sotto controllo e avere tutti i dati relativi alle loro caratteristiche in tempo reale. E in previsione di un aumento di produzione diventa necessario portare in un unico spazio le competenze legate alle tecniche di lavorazione”.

Crescita numerica senza compromettere la qualità. Anzi. Si punterà su vini importanti, bottiglie di gran pregio per conquistare i cultori di tutto il mondo. Quindi i prodotti base lasceranno il passo allo Zarricante, Riserva Doc che sarà sangiovese in purezza di altissima qualità, a un nuovo vino di taglio bordolese classico e soprattutto all’Avi, sangiovese (in purezza) affinato con sapienza nelle piccole barriques. Una perla dell’enologia nazionale che molto probabilmente diverrà un blend tra merlot e il vitigno tipico della Romagna, il sangiovese appunto.

Un vino che per San Patrignano significa molto, soprattutto dal punto di vista affettivo. “Rappresenta la migliore espressione della qualità dei nostri vitigni, della nostra terra”, afferma Andrea Muccioli, “e, soprattutto, lo spirito della comunità che lega la produzione del vino di altissimo livello, come ognuna delle nostre attività, ad un progetto sociale molto più ampio, molto più importante di recupero della vita, della identità, della dignità dell’uomo. Per questo abbiamo voluto dedicarlo, fin dal suo nome Avi, a mio padre Vincenzo”. Per questo un’etichetta particolare, che cambierà ogni anno. “Abbiamo chiesto a diversi artisti contemporanei di donarci una loro opera, che interpreti il significato profondo di San Patrignano e comunichi, attraverso il linguaggio universale dell’arte, un messaggio di speranza e di fiducia nell’uomo”. Aligi Sassu, Mimmo Paladino sono le prime, prestigiose firme apparse sulle bottiglie di Avi. Ne seguiranno, altre, diverse che racconteranno con sensibilità artistica “la realtà umana della nostra comunità”.

I prodotti di San Patrignano ottengono riconoscimenti importanti in Italia e all’estero. Per l’altissimo livello qualitativo raggiunto che nobilita un vino, il Sangiovese, troppo spesso offuscato dalla fama di altri notoriamente più blasonati, e che contribuisce a rivalutare una terra, la Romagna, destinata a conquistare un “posto al sole” nel panorama enologico internazionale. E un plauso arriva anche da oltreoceano. Robert Parker, influente critico di vini, ha recensito quelli di San Patrignano con punteggi più che lusinghieri. Un biglietto da visita di tutto rispetto che ha aperto alla comunità il mercato statunitense. “Una grande soddisfazione”, afferma Rainero, “che si aggiunge a quelle già ottenute, in questi anni, in Italia e in Europa”. Un successo che premia l’impegno di anni. Una conferma delle ritrovate capacità di uomini. Per tutti i ragazzi di Sanpa.