Ho imparato a fare il mediano

La macchina sbanda, tenta una frenata impossibile, poi lo schianto…
La vita di Marco, in un attimo, cambia radicalmente…

Marco ormai è un uomo. Quest’anno sono 31 all’anagrafe. Ricorda bene l’incidente. All’epoca era un diciassettenne che come tanti amava tenere il pallone tra i piedi. E Marco questo lo sapeva fare bene, tanto bene che faceva parte delle giovanili della Spal, squadra storica e blasonata della città di Ferrara. Un centrocampista di belle speranze, ottima visione di gioco e gran fiato.

Ma la vita si sa non sempre mantiene le promesse con le quali ci illude , a volte sembra proprio avere un gusto sadico nel metterci i bastoni fra le ruote. In quel terribile schianto Marco subisce delle lesioni gravi all’anca e alle gambe. Già, proprio quelle gambe che erano la sua forza in mezzo al campo si sono spezzate come le ali di un uccellino…
Marco non ci sta, è orgoglioso, si riprende dallo shock e già pensa a ritornare in campo, ma il verdetto è impietoso: i medici gli dicono che potrà tornare a giocare ma addio sogni di gloria, non sarà più quello di prima. Le lesioni sono guarite ma il prezzo da pagare è stato alto, le operazioni l’hanno letteralmente modificato costringendolo a camminare e correre in maniera diversa. Per un calciatore abituato fin da piccolo a giocare in un certo modo significa una sola cosa: fine della carriera.

Ed è lì che qualcosa nella testa di Marco comincia a rompersi. Ma non si tratta di una rottura violenta, improvvisa. Lentamente, in silenzio, quasi in un punta di piedi si insinua un dubbio. E’ la trave della sicurezza in se stesso che sta cominciando a scricchiolare.
Marco si deve reinventare, il calcio gli ha chiuso una bella porta in faccia. Di certo le qualità non gli mancano e nemmeno gli interessi. Oltre al calcio Marco è appassionato di moda. Un ragazzo che è sempre vestito in maniera impeccabile e allo stesso tempo originale. Ma anche una passione per i bei vestiti che va oltre il semplice indossarli. A Marco piace disegnarli. E così, manco a farlo apposta, ecco arrivare la grande occasione per dare libero sfogo al suo estro. Trova lavoro presso una casa di moda. Lo stipendio è buono e con esso anche le soddisfazioni professionali. Ma si sa, quello della moda è un mondo particolare, il rischio di perdersi nei vizi è sempre dietro l’angolo, specie se quel tarlo che si è arenato nella testa cresce a dismisura.

Fino a quel momento la droga per Marco non rappresentava un problema. Qualche canna con gli amici. una sniffata di coca di tanto in tanto. Cosa vuoi che sia pensava tra sé e sé. E invece, quando meno te lo aspetti, eccola lì al varco, come un avvoltoio che vola sopra al corpo di un agonizzante, pronto per divorarne i resti.
L’agonia di Marco non si è fatta attendere. Per uno strano, macabro scherzo del destino è stato un altro incidente a ferirlo nuovamente. Una sola differenza: stavolta le ferite da rimarginare non sono quelle del fisico, ma quell’dell’animo…

E’ stato uno schianto in auto a portare via la compagna di Marco. Un amore grande, pulito, vero… Bastano questi tre aggettivi per descrivere quello che è stato il significato, l’essenza della loro storia, tutto il resto sarebbe superfluo…
Marco stavolta non reagisce, il colpo è troppo duro, stavolta quel dubbio, quel tarlo, complice la sfortuna, riemerge prepotentemente. Che fare? Drogarsi in quel momento gli appare come la soluzione migliore. In fondo per lui la droga era sempre stata un giochino gestibile, perché temerla?

Marco è a Sanpa da circa due anni. Le cose, com’é facilmente intuibile non sono andate esattamente come credeva. Ha pagato a caro prezzo la presunzione di poter flirtare con la cocaina senza innamorarsene.

Marco adesso è tornato sul manto erboso che preferisce. Da qualche mese gioca con la “nazionale” della comunità. Disputa il campionato della seconda categoria romagnola, ma dopo tutto questo travaglio per lui è come disputare la Champions League. Non si può certo dire che la sua sia una storia che ricalca le orme di un celebre pezzo di Ligabue “Una vita da mediano che natura non ti ha dato né lo spunto della punta nè del dieci che peccato…”. No, Marco è l’esatto contrario, un dieci che si è dovuto adattare a fare il mediano, scendendo dall’olimpo degli dei del pallone per convivere con i comuni mortali. Ma a me piace leggerla da un altro punto di vista: la storia di un bambino, un ragazzino con il dieci sulla schiena che è diventato uomo quando ha imparato a fare il mediano.