Il centro studi di Sanpa

di Matteo Diotalevi

Davis siede in sala studio, completamente rapito dalla lettura. Erano quindici anni che non affrontava più materie come economia aziendale o diritto. Mai aveva visto un libro d’informatica. Quando nel ‘93 si ritirò da scuola, ancora non era stata introdotta come materia. Allora gli mancava solo un anno per prendere il diploma di ragioneria, ma ormai aveva messo la droga davanti allo studio. «Per me la scuola era un modo per passare il tempo e riempire parte della giornata. Mi permetteva di non andare a lavorare, di continuare a divertirmi e fare casino. Ero un lazzarone». Un divertimento e un modo di vivere che non poteva durare a lungo e così, tre anni fa, l’ingresso a San Patrignano.

Subito l’inserimento nel settore cucina, l’idea, di tanto in tanto, di tornare a casa, ma anche e soprattutto la forza per portare a termine il suo percorso. Dopo qualche anno ecco riaffiorare il pensiero di concludere la scuola, quel cammino abbandonato proprio sul più bello, quando mancava così poco al traguardo. «I miei responsabili a Sanpa sapevano che mi ero fermato al quarto anno. Mi proposero così di andare al centro studi, con la mia famiglia che da casa mi consigliava di non perdere questa possibilità. Ragionai e capii che si trattava di una grande opportunità. Uscire da qua con un diploma in mano mi avrebbe aperto una porta in più. Così, senza nessuna imposizione, ho ripreso in mano i libri».

Da questa estate, lo si può incontrare ogni giorno al centro studi della comunità. Ospite fisso dalla mattina alla sera, sempre diviso fra lezioni e studio. «Ed è una gran fatica. Se prendo un 6 e mezzo o un sette faccio i salti di gioia. Non perché mi accontento, ma perché so quali sono le mie difficoltà. Erano 15 anni che non toccavo un libro. Quando ho iniziato a fare un ripasso generale, di italiano, storia e matematica, mi sono accorto di ricordarmi davvero poco. Ho una memoria molto limitata e ho completamente scordato il metodo di studio».

Voglia di riscatto
Una grande fatica, comune, chi più chi meno, agli altri 74 ragazzi di Sanpa che ogni giorno si applicano per arrivare al diploma. Tutti insieme appassionatamente al centro studi della comunità, quella speciale “scuola” capace di contenerne tante altre. Quest’anno sono tredici gli indirizzi superiori a cui i vari ospiti della comunità sono iscritti, oltre a quelli che affrontano le medie, i corsi di italiano o addirittura l’università. Tanti gli anni di scuola persi a causa di un passato tormentato, ma anche una grande voglia di riscatto.

«La richiesta di venire al centro studi spesso nasce direttamente dal ragazzo – spiega Cristina, responsabile del settore, – altre volte sono i loro responsabili a proporglielo, sapendo magari che gli mancano pochi anni per chiudere il percorso scolastico. Oggi poi l’età media degli ospiti di Sanpa si è abbassata molto e così sono sempre di più quelli che vogliono tornare a scuola».
Proprio per questo è sorta la necessità di trovare una nuova casa al centro studi. Dal piccolo spazio vicino alla sala da pranzo, è stato trasferito nella struttura che prima ospitava l’asilo. Non più piccoli frugoletti a rincorrersi, ma ragazzi più cresciutelli che, seduti ai banchi, tentano di recuperare un po’ del tempo perso. Pur seguendo indirizzi di studio diversi, si riuniscono ogni giorno per seguire le lezioni delle materie comuni. Sembra di rivedere una scuola anni ‘40/’50, quando bimbi di età diverse, si ritrovavano in un’unica classe, affrontando programmi diversi. «Ma non crediate che questo costituisca una difficoltà per i ragazzi che scelgono di studiare, – interviene la professoressa Fernanda, figura storica del centro studi. – Il bello in questi casi è che la preparazione dei nostri studenti si livella verso l’alto, tanto che la maggior parte arriva all’esame avendo svolto un programma ben più ampio di quello statale».

Lo scoglio degli esami
E gli esami, non solo di maturità, sono un appuntamento fisso per tutti coloro che scelgono di rituffarsi sui libri. Tutti loro infatti seguono la scuola da privatisti e a inizio estate devono affrontare lo scoglio di una commissione composta da professori sconosciuti che giudicherà il loro livello di istruzione. «Questi esami, e non solo la maturità, non sono per nulla facili.

L’ambiente di Rimini è sempre molto critico nei confronti di Sanpa e quindi dei suoi studenti, – spiega Fernanda. – Però ormai al termine di ogni esame i professori si complimentano con i ragazzi per il loro livello di preparazione. Una bella soddisfazione anche per noi professori che conoscendo la difficoltà degli esami da privatista, cerchiamo di prepararli al meglio». A Sanpa si punta al massimo anche nello studio, non solo per superare l’esame, ma per il bene dei ragazzi stessi: «Grazie all’istruzione, i ragazzi riprendono fiducia nella vita e in loro stessi. Inoltre sono molto determinati, stimolati a dare tutto e spendersi, anche per ripagare la fiducia riposta in loro da chi gli ha premesso di riprendere la scuola».

L’alto livello di preparazione è possibile anche perchè spesso le lezioni sono individuali. «Qua è difficile non studiare. Non c’è giorno in cui non ti trovi da solo con il tuo prof. Diciamo che è impossibile nascondersi, – spiega Fabrizio, al quarto anno geometri. – Se ci sono tre ore di lezione, una è di interrogazione, una di spiegazione e una di esercizi. E’ difficile non farsi trovare pronti. Per fortuna gli insegnanti sono comprensivi, e se un giorno non riesci a prepararti perché hai avuto qualche impegno particolare in settore, ti lasciano respirare. In fondo il giorno dopo sarai ancora con loro e non potrai rimandare lo studio in eterno».

Un rapporto uno ad uno, professore alunno, che facilita molto anche la ripresa dello studio per coloro che, come Davis, hanno da tempo abbandonato i libri. A confermarlo la professoressa Ada Ferraresi: «Qua c’è un rapporto limitato al piccolo gruppo, il che ci evita problemi a livello gestionale. Abbiamo così molto più tempo per monitorare la loro preparazione. Ci sono ragazzi con enormi difficoltà di concentrazione e chi riprende lo studio dopo una vita di droga, da cui sono inevitabilmente segnati. Per questo dobbiamo individualizzare il lavoro. In caso di problemi, prima si interviene e più è facile rimettere in carreggiata chi fatica. A volte si può anche decidere di abbassare l’obbiettivo iniziale del ragazzo, prendendo lo studio con maggiore calma. Invece di fare due anni in uno, magari si decide di affrontarne uno alla volta. In questo modo, chi fatica viene aiutato e chi ne ha la possibilità può esprimere tutte le sue potenzialità, cosa che fuori difficilmente avviene».

Voglia di imparare
E’ anche per questo che si vengono a creare rapporti molto stretti fra studenti e insegnanti. I ragazzi non vedono nulla di ostile nel prof, ma al contrario spesso è con lui che si confidano. E anche i professori riescono a togliersi parecchie soddisfazioni, come rivela il giovane Marco Bugli: «Qui ci sentiamo dei veri e propri mediatori culturali. Prima di essere noi a insegnare, sono i ragazzi che vogliono conoscere, a volte curiosi di scoprire gli argomenti di materie di altri indirizzi scolastici. Sono sì delle brocche da riempire di sapere, ma brocche che amano approfondire anche da sole. E per questo è ovvio che la gratificazione per noi insegnanti è grande».

Se qualcuno poi pensasse che al centro studi venga a mancare quella complicità tipica fra i ragazzi di una normale classe, Fabrizio comunque rassicura che «spesso i legami che si instaurano al centro studi, sono più forti di quelli che si formano nelle classi reali». Unica pecca forse la mancanza, per forza di cose, di tanti i momenti di scambio con l’esterno. «In realtà ci sono state delle collaborazioni in passato, soprattutto con l’alberghiero di Riccione, – spiega Deanna Michelini, – ma è ovvio che non possiamo fare gite d’istruzione come accade nelle scuole. L’idea però è quella di creare all’ultimo piano del nuovo centro studi un centro culturale in cui invitare studiosi, filosofi, artisti, con cui i nostri studenti possano confrontarsi». Perché il centro studi diventi un luogo di crescita per tutti i ragazzi della comunità.