Il mio amico

“E’ mezzanotte passata. Ma indossa gli occhiali da sole. Gli sorrido. La musica è altissima. L’odore del fumo e i segni dell’alcol sembrano accerchiarmi. Cerco di stare tranquilla.

Mi vede da lontano. Si, viene proprio verso di me. Si butta per terra, direttamente ai miei piedi. Che imbarazzo, penso, ma attorno tutti sono talmente fuori che sembrano non farci neppure caso. Poi, come si è buttato si rialza. Mi guarda un po’. “Stai benissimo piccola”. Lui, sempre il solito, penso. Sempre lo stesso Pac. L’identico casinista che ho lasciato quando ho deciso di cambiare registro. Di dare una sferzata alla mia vita.

“Finalmente sei ritornata, sono felice, ti trovo bene”. Non sono tornata, sono a casa per pochi giorni, ma non mi metto a spiegarglielo. Non lo vedo bene. O forse è la prima volta che lo vedo. Non gli importa, lo so. E’ convinto come tutti gli altri che la situazione sia sotto controllo. Mi rassicura anche, sta finendo la casa, lavora, si diverte. Ma va tutto, tutto bene, devo star tranquilla dice. A me non sembra. Ma la pensavo così anche io.

Questo, succedeva un mese fa.

Mia mamma l’altro giorno arriva con una foto in mano. E’ una foto grande. Mi dice che c’è stato un brutto incidente. Ancora non si è capito come sia successo. Della macchina non è rimasto nulla.

Mi siedo un attimo. Non mi servono i particolari. Immaginarli è sufficiente. Un primo piano di Pac, Pac con gli amici, Pac e io abbracciati. Del mio amico mi rimane un foglio plastificato in mano. Tre foto. Faccio finta di niente, ma alla sera piango e mi vien rabbia.

Quante sere insieme a far cazzate, a correre in macchina. Convinti che non può succedere niente. Alcuni si spaventavano. Fifoni. Per noi era uno spasso. Ogni sbandata, ogni sorpasso, l’aria sulla faccia, le urla nella notte, il lancio di bottiglie.

Ogni tanto un rallentamento. Per un tiro di coca. Poi avanti, senza fermarsi mai.

Poi, un giorno, io quella folle corsa l’ho arrestata.

Oggi, seduta in un bar, di fronte a questo caffè che devo dire è atroce, mi sento un po’ triste, si. Ma nel tavolino accanto c’è qualcuno che mi osserva e mi fa compagnia, la mia vita.

Di lui, il mio amico Pac, solo ricordi e tre stramaledettissime foto.”